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lunedì 15 ottobre 2018

16 COLOSSO MONDIALE JPMORGAN: ''ITALIA STABILE, BTP SONO UN'OPPORTUNITA' DI INVESTIMENTO, NON VEDIAMO CRISI BANCARIE''




NEW YORK - La decisione del governo di fissare il rapporto deficit/Pil al 2,4 per cento ha colto di sorpresa quei fondi esteri che a settembre avevano comprato BTp sulla scommessa che l'esecutivo avrebbe adottato una linea prudente in tema di conti pubblici. Ma se in questi giorni alcuni investitori esprimono timori riguardo la possibile deriva della crisi italiana non manca, nel panorama dei grandi fondi mondiali, chi vede nel recente calo delle valutazioni dei BTp un'opportunita'.

Tra questi c'e' la potente Jp Morgan AM, il braccio di asset management della banca americana. Un peso massimo nell'industria del risparmio gestito, con asset per 1.700 miliardi di dollari e un portafoglio obbligazionario da 484 miliardi. "I fondamentali dell'Italia restano buoni, nonostante l'incertezza politica. Per questo, per noi, l'impennata dello spread italiano rappresenta un'opportunita' di investimento", dichiara Nick Gartside, capo della divisione reddito fisso e commodities, in una intervista a "Il Sole 24 Ore".

"Le nostre strategie di investimento sono da sempre orientate dai fondamentali e dalla valutazione sul rapporto rischio/rendimento. Ad oggi crediamo che l'incertezza politica sia adeguatamente remunerata: per questo alcuni dei nostri fondi stanno aumentando l'esposizione in BTp. I problemi dell'Italia sono ben noti ma non si possono trascurare i punti di forza come il surplus della bilancia commerciale e l'avanzo primario".

E non preoccupa la decisione del governo di portare il deficit al 24 per cento: "Non eccessivamente. Tanti governi, a partire da quello americano, stanno facendo deficit spending. Non vedo nulla di strano nel fatto che anche l'Italia faccia altrettanto. E' una tendenza che andra' ad aumentare nei prossimi anni. Per compensare la riduzione dello stimolo monetario si utilizzera' sempre di piu' la leva fiscale".

"Il problema numero uno per l'Italia e' il debito ma, allo stato attuale, la sua sostenibilita' non e' in discussione. La variabile chiave sara' la crescita economica e crediamo che le misure messe in atto dal governo possano essere di stimolo per l'economia".

E in merito alla prospettiva di un declassamento del rating: "Una bocciatura da parte di Moody's e' gia' scontata dai mercati ma ritengo assai improbabile che il rating dell'Italia scenda a quota 'junk'. C'e' da aspettarsi molta volatilita', questa si', in vista delle decisioni delle agenzie. La volatilita' e' tornata e bisognera' farci l'abitudine. E' un fenomeno strettamente correlato alla riduzione degli stimoli monetari da parte delle banche centrali e all'incertezza politica. Oggi - continua - c'e' volatilita' sui BTp ma lo stesso e' successo con i Gilt britannici in occasione della Brexit o con gli Oat prima delle presidenziali francesi: "Noi crediamo che, se adeguatamente gestita, possa essere un'opportunita'. Altrimenti non compreremmo BTp".

"C'e' uno stretto legame tra banche e titoli di Stato, che va monitorato con molta attenzione. Ritengo tuttavia improbabile, allo stato attuale, una crisi bancaria in Italia perche' credo che lo spread Bund-BTp non si attestera' oltre la soglia di allarme dei 400 punti". Per quanto riguarda, invece, l'idea dei Cir, i conti individuali di risparmio, che il governo vuole varare per incentivare l'investimento in titoli di Stato da parte dei risparmiatori privati, è una strategia che anche altri governi, ad esempio il Regno Unito, hanno adottato e che mi pare sensata. Tutto cio' che puo' servire a stabilizzare le fonti di rifinanziamento del debito e' positivo per un governo come quello italiano, molto indebitato. Il modello di riferimento e' il Giappone dove il debito (oltre il 250% del Pil - ndr) e' in stragrande maggioranza storicamente detenuto da investitori domestici", ha concluso Gartside.

Insomma, gli speculatori di mestiere sono avvisati: hanno contro il colosso mondiale JpMorgan, con una potenza finanziaria tale da "spianare" anche famigerati banksters come Soros.

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Alessandro

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