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martedì 27 marzo 2018

Diritto divino

Concezione della regalità risalente alla civiltà ebraica e descritta nell’Antico Testamento. Venne ripresa da teologi e canonisti nel medioevo e durò fino al XVIII secolo.

In virtù di tale concezione, il monarca ripete da Dio il suo potere sul popolo. Egli è considerato di diritto divino, è sacro e posto al servizio di Dio. Il governo non appartiene al re, ma a Dio, che glielo ha affidato, e il re deve adempiere alla sua funzione secondo la legge divina.

Ciò induce a considerare la persona del re come sacra in se stessa e fornita di un’autorità legittima sui beni temporali della Chiesa: questi ultimi sono nel regno e il diritto del re consiste nel fatto che egli può considerare, come suoi, tutti i tesori della Chiesa, da poter utilizzare per le sue necessità e per quelle del regno.

La concezione religiosa della regalità, soprattutto nel Medioevo, indusse a considerare il sovrano titolare anche di alcuni doveri fondamentali: la protezione dei sudditi e della Chiesa,

l’amministrazione della giustizia sociale e il dovere di legiferare nell’interesse della collettività.
Al principio della (—) vennero contrapposte le teorie affermate dagli assertori della concreta e inalienabile libertà degli uomini e, quindi, anche dei re e degli imperatori dal potere religioso. Le prime teorie innovatrici si ebbero a partire da Marsilio da Padova [vedi], per giungere alle dottrine contrattualistiche [vedi Contrattualismo] di Rousseau [vedi Rousseau Jean-Jacques] e di altri. 

Alessandro

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