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lunedì 24 aprile 2017

I Denti e L'alimentazione



Alessandro

L'Anarchia degli Indiani D'America



Il principio di base del governo indiano era sempre stato il rifiuto del governo stesso. 

La libertà dell’individuo era considerata praticamente da tutti gli indiani a nord del Messico come una regola infinitamente più preziosa del dovere  dello stesso individuo verso la sua comunità o la sua nazione. Il fenomeno di singoli individui, o piccoli gruppi, che abbandonavano la tribù di origine per unirsi ad un’altra dello stesso ceppo linguistico era piuttosto comune. La mancanza di un’organizzazione statale portò gli europei a considerare i nativi americani dei selvaggi.

L’uomo indiano non aveva obblighi di lavoro o di tributi verso alcun suo simile: cacciava e lavorava unicamente per soddisfare i bisogni propri e della propria famiglia, e una volta soddisfatti questi, poteva dedicare il suo tempo al riposo, alla danza, ad altre arti.

Il rispetto delle regole veniva assicurato da associazioni di volontari, che erano di due tipi: di polizia e civili. Esse mantenevano l’ordine, anche durante i trasferimenti degli accampamenti, avevano funzione di sorveglianza dei campi, e di far sì che venissero rispettate le regole di caccia e sull’abbattimento degli alberi (cosa che poteva allontanare la selvaggina).


Un bracconiere non veniva privato della libertà, ma gli veniva imposta la consegna delle armi e il sequestro della selvaggina.

Il capo tribù non aveva alcuna autorità sui suoi membri.Risultati immagini per capo indianoDurante la pace era il portavoce della comunità, un buon oratore per parlamentare con gli altri capi, ma la sua parola non aveva “forza di legge”: può persuadere solo con la parola, non ha altri mezzi di coercizione a disposizione. Era anche l’uomo più generoso della tribù, che faceva grandi dono durante le festività e faceva sì che il bottino delle scorrerie venisse spartito in maniera equa.

Durante la guerra (e non è detto che il capo di pace e il capo di guerra coincidessero) rivestiva un ruolo importante, di guida e strategico. Molto spesso era un guerriero abile, in cui gli altri guerrieri avevano fiducia: si creava così una sorta di obbedienza naturale.

E se il capo cercava di spingere la tribù in guerra solo per sua gloria personale, i guerrieri lo abbandonavano rifiutando di seguirlo. Era il capo ad essere al servizio della tribù, e non viceversa.

Le decisioni più importanti della tribù (guerra, pace, caccia) erano prese da un “consiglio”, il più delle volte formato dagli anziani, dal capo e a volte anche dai membri delle associazioni. Per ogni decisione era necessaria l’unanimità, ma nessuna decisione poteva mai attentare alla libertà individuale di un consociato. I conflitti personali si regolavano attraverso la mediazione del capo o di un familiare. I membri del consiglio, come i capi, erano scelti da tutti gli adulti della comunità.

La guerra aveva due funzioni: da una parte un significato rituale, necessario alla stabilità del gruppo, dall’altra impediva la formazione di vaste comunità, e quindi l’emergere stesso di entità politiche superiori all’individuo (statali, dunque).

Lo stato di guerra era dunque permanente nella società indiana, ma non aveva come obiettivi ingrandimenti territoriali o conquiste di risorse naturali. Era connaturata al sentimento religioso – di qui il dipingersi il corpo, i canti di guerra – e nessuno era obbligato a parteciparvi.

I giovani la vedevano come opportunità per ottenere prestigio. Risultati immagini per indiani d'america dipintiPer provare la sua bravura il guerriero indiano non doveva per forza uccidere il suo avversario, ma gli bastava vincere una prova assegnatagli dalla tribù: sciogliere e portar via un cavallo dal campo, appropriarsi dell’arco di un nemico in un corpo a corpo, colpire l’avversario con la mano (presso i Crow), rubare un fucile o la pipa da cerimonia (presso i Piedi Neri).

Erano guerre lampo, la maggior parte delle volte, cui non facevano seguito prerogative di una tribù su un’altra o massacri della tribù sconfitta. Fra le diverse tribù si stringevano spesso delle alleanze, che quando diventavano durature si trasformavano in leghe. Queste leghe avevano competenza però solo per gli affari di guerra, non ledendo in alcun modo la “sovranità” delle singole tribù.

Questa visione “anarchica” era presente in tutti i comportamenti, a partire dall’unità sociale più piccola, la famiglia.


L’idea di padre-padrone sul continente americano fu portata dagli europei.

Il genitore indiano era tendenzialmente restio a punire i figli. Le loro dimostrazioni di caparbietà erano sempre accolte come un’indicazione propizia dello sviluppo di un carattere che stava maturando.

Riguardo le donne, la credenza che si diffuse tra i bianchi che uno sposo “comprasse” la moglie era falsa.

Non si trattava dell’acquisto di una persona, bensì di un “risarcimento” da parte del giovane alla famiglia della ragazza, alla quale toglieva una parte importante della forza-lavoro: le donne della tribù, infatti, svolgevano mansioni come cucinare, conciare le pelli, preparare la carne dal conservare per l’inverno, e di organizzare il trasporto delle masserizie durante il trasferimento degli accampamenti.

Nella società indiana vi era una grande libertà sessuale (usavano delle tisane come contraccettivo e non c’era alcun obbligo di castità prematrimoniale) e furono poche le proibizioni sociali che riguardavano le donne. Il divorzio poteva essere ottenuto semplicemente se entrambi i coniugi fossero stati d’accordo.

Quando il capo Oglala Nuvola Rossa fu invitato a Washington DC per negoziare la pace con il Presidente Grant, la sua delegazione comprendeva 16 uomini e 4 donne. Le delegazioni di bianchi impegnate in politica, all’epoca e per molto tempo dopo, erano esclusivamente maschili...


L’omosessualità  non era uno scandalo. 

Risultati immagini per indiani omosessualiGli indiani dei gruppi Sioux, ad esempio, avevano un grande rispetto per omosessuali ed ermafroditi: li chiamavano “mezzi uomini” (ma non c’era un senso spregiativo), e a loro veniva affidata una funzione divinatoria e cerimoniale all’interno della tribù. Le predizioni dei mezzi uomini erano tenute in molta considerazione.

Questa testimonianza storica serva di lezione a tutti quelli che, imprigionati dai mezzi di comunicazione di massa, credono erroneamente che l'omosessualità sia una faccenda solo degli ultimi tempi, anche in questo caso dunque, la società "selvaggia" indiana ci da una grande lezione di umanità, ponendo massimo rispetto verso chi scegli di vivere la propria sessualità in modo diverso dalla massa.


Il contatto con la “civiltà” ruppe l’incantesimo di questa società libera. 

Eppure molti europei, all’inizio della colonizzazione, erano estasiati dal modo di vivere libero dei nativi. Provenendo da territori dove le convenzioni statali, sociali e religiose erano opprimenti, videro nella vita con gli indiani un occasione di riscatto.

In molti abbandonavano l’esercito, il villaggio, la nave e la famiglia per unirsi alle tribù. La situazione era così “grave” agli occhi delle autorità del XVII secolo, che il governatore della Virginia stabilì pene severissime per i fuggiaschi. Il missionario Sagard osservò che “i francesi divengono dei selvaggi non appena cominciano a vivere a contatto con i selvaggi”.

Questa fuga di massa dei bianchi dal gregge civilizzato da cui provenivano si rinnovò all'improvviso negli anni 60' del secolo scorso, quando giovani europei, stufi delle rigide regole sociali e statali imposte dai governi delle società bianche, decisero di ribellarsi e non a caso imitando proprio gli Indiani, stiamo ovviamente parlando degli Hippie, che uniti bruciarono carte d'identità e passaporti, dormivano in tende e furgoni, mangiavano all'aperto sotto cieli stellati, organizzavano feste che duravano molti giorni e fuggivano le città e la vita industriale segnata dal lavoro, preferendo la povertà controllata, l'ozio ed uno stile di vita molto indiano.

Questa ribellione di massa preoccupò non poco gli apparati di potere occidentali che corsero ai ripari sguinzagliando Tv e giornali per dipingere gli Hippie come dei giovani sbandati, drogati e privi di amore per la patria, giustificarono così repressioni e arresti, trattamenti sanitari obbligatori nelle psichiatrie, tutto questo per riportare le pecore nere al loro gregge originario...

Ma lo spirito indiano che ispirò gli Hippie è ancora presente nell'aria europea ed oggi è vivo più che mai negli ecovillillaggi, nei giovani che fondano comunità autosufficienti e coltivano la terra, in quelli che fuggono dalla vita civile per girare il mondo e stabilirsi proprio in quelle zone considerate "primitive", dove la vita profuma ancora di sana anarchia, che lontana dal termine dispregiativo occidentale che vuole a tutti i costi associarla alla parola "caos", significa piuttosto libertà, quella libertà che gli Indiani d'America ci hanno insegnato, quella stessa libertà che la rigida mente occidentale non ha mai accettato e che tutt'ora continua a punire gli Indiani per quello che ci hanno insegnato.


Riassumendo in sintesi:

- Gli Indiani D'America non avevano uno Stato.

- Le guerre non avevano lo scopo di conquiste e di espansione bensì di evitare che si creasse una singola autorità che dettasse leggi sugli altri individui.

- La libertà dell'individuo era al primo posto e in nessun modo si tentava di porre limitazioni a queste libertà individuali.

- Il lavoro era limitato al procurarsi da mangiare, non esistevano orari da rispettare, sveglie ne ordini da eseguire, ognuno era il padrone di se stesso e poteva usare il proprio tempo come gli pareva.

- Le regole venivano fatte rispettare da una sorta di polizia locale che non aveva lo scopo di punire, bensì di educare,

- Il Capo Tribù non esercitava autorità sui membri della propria comunità, ma si limitava invece ad essere una guida saggia in grado di placare gli animi e dare consigli al momento opportuno, niente tiranni, niente dittatori nelle società indiane!

- Tutte le decisioni importanti riguardo il futuro delle comunità venivano prese attraverso dei consigli locali, discutendone con TUTTI.

- Non esistevano padri-padroni, la famiglia era ugualitaria e la donna valeva quanto l'uomo, nessuno dunque esercitava autorità sui propri figli o le proprie mogli.

- Il sesso era libero, non c'era monogamia e per evitare gravidanze indesiderate gli sciamani davano alle giovani donne tisane a base di erbe in grado di fungere da contraccettivo.

- Le donne non venivano vendute come i nostri antenati bianchi hanno voluto farci credere, bensì il maschio usava dare un riconoscimento economico ai genitori della donna con la quale voleva andare a vivere, in quanto la mancanza della figlia significava perdita di forza-lavoro famigliare.

- L'omosessualità non era uno scandalo, i "diversi" venivano rispettati da tutti i membri della tribù.

Gli Indiani erano in sostanza un popolo anarchico, libero e felice, i colonizzatori bianchi che provenivano da un sistema già marcio allora, non sopportarono tale accecante visione di vita e da brava oppressi cercarono in tutti i modi di distruggerli non solo materialmente e fisicamente, ma anche spiritualmente, quest'ultimo tentativo, nonostante i lunghi secoli di sterminio ed oppressione, non gli è mai riuscito, in quanto gli Indiani conservano tutt'ora un forte legame spirituale con al Terra ed il proprio popolo, la lotta contro l'oleodotto a Starting Rock di questi mesi ne è il chiaro esempio!

Fonte: http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/2017/04/lanarchia-degli-indiani-damerica.html

Alessandro

mercoledì 19 aprile 2017

Libia: Come era..



Alessandro

Targhe Straniere: Niente multa se non sono assicurate?




Niente multa per chi circola in Italia con un’auto con targa estera senza assicurazione. Lo ha ribadito il ministero dell’interno con la circolare 300/A/2792/17/124/9 del 3 aprile scorso: “si ritiene che per tali veicoli sia esclusa l'applicazione delle sanzioni di cui all'art. 193 del Codice della strada anche quando, attraverso qualsiasi mezzo, sia accertato che il veicolo sia effettivamente sprovvisto di copertura assicurativa”. Quando la carta verde non è necessaria.

Il Viminale si riferisce ai veicoli immatricolati nei seguenti paesi: Andorra, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica ceca, Repubblica slovacca, Slovenia, Romania, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria. Infatti, se un veicolo è immatricolato in uno di questi Stati, l’obbligo di assicurazione nel territorio italiano si considera automaticamente assolto e, addirittura, la polizia non deve nemmeno effettuare il controllo dei documenti assicurativi. Accordi internazionali.

Attenzione, però. La circolare del ministero dell’Interno non è frutto di un’iniziativa italiana. Tutto nasce da accordi e normative internazionali. Dapprima la «convenzione tra gli uffici nazionali di assicurazione degli stati membri dello Spazio economico europeo e di altri stati associati» del 30 maggio 2002, quella che, in pratica, ha reso non più necessaria la carta verde per circolare nei paesi firmatari; poi la decisione della commissione europea 2003/564, recepita in Italia con decreto del ministero dello Sviluppo economico 86/2008: “per i veicoli a motore immatricolati in Stati esteri, che circolano temporaneamente nel territorio della Repubblica italiana, della Città del Vaticano e della Repubblica di San Marino, l'obbligo della copertura assicurativa per la responsabilità civile verso i terzi, per la durata della permanenza in Italia, si considera assolto se la targa di immatricolazione è rilasciata” da uno degli Stati sopra citati.

 Vale anche per chi circola stabilmente in Italia. Da notare che la circolare del ministero dell’interno (niente controlli sull’Rc e niente sanzioni per mancata copertura), si applica a tutti i veicoli esteri (immatricolati nei paesi indicati). Anche a quelli che circolano in Italia da più di un anno e per i quali non si è proceduto alla "nazionalizzazione". Anche in quel caso, infatti, pur circolando illegittimamente sul territorio nazionale (ma la norma, come si sa, è inapplicabile visto che non è possibile stabilire una data di ingresso in Italia non esistendo formalità doganali), l’eventuale violazione dell'articolo 193 del Codice della strada non può essere contestata. Insomma, un’altra freccia all’arco dei cosiddetti furbetti delle targhe bulgare e rumene, auto spesso, in realtà, guidate da cittadini italiani.

Fonte: http://www.quattroruote.it/news/multe/2017/04/14/targhe_bulgare_niente_multa_se_non_sono_assicurate.html?wtk14=amc146192860632549

Alessandro

Terra Piatta: Precessione degle equinozi



Alessandro

Terra Piatta: Il Capitano Kirk la dice com'è



Alessandro

Terra Piatta: Nasa e giove



Alessandro

Psicopatia da alimentazione?




Alessandro

Terra piatta: Man in Black



Alessandro

Dissonanza da manovra ed assad



Alessandro

giovedì 13 aprile 2017

Terra Piatta: Sul sole..



Alessandro

Da Giancarlo


Alessandro

Idroponica



Alessandro

martedì 11 aprile 2017

Siria: a proposito di Bufale



Alessandro

Terra Piatta: Tesi di uno studente?



La scorsa settimana, un enorme scandalo ha scosso il mondo scientifico e didattico tunisina e araba: un dottorando ha presentato una tesi dichiarando la Terra deve essere piatta, immobile, giovane (solo 13.500 anni di età), e il centro dell'universo.

Ancora più audace, lo studente ha respinto esplicitamente la fisica di Newton e Einstein, l'astronomia di Copernico e Keplero, la cosmologia del Big Bang, i principali modelli di attività atmosferica e geologica, e la maggior parte della climatologia moderna.

Lo studente ha presentato la sua tesi, dopo cinque anni di lavoro; è stato poi inviato a due valutatori,
passando così la prima fase di approvazione. I rapporti erano attesi a breve, per la discussione della tesi per essere programmato.

E 'stato a questo punto che il destino per fortuna intervenne: una copia della tesi era “trapelata” per l'ex presidente della Tunisia Astronomical Association, che ha verificato che non era una bufala e poi rapidamente suonò l'allarme inviando su Facebook le conclusioni generali della tesi, parola per parola.

Gulf News lettori possono ricordare che due anni fa, ho scritto un articolo lamentando il discorso che un religioso saudita aveva dato negli Emirati Arabi Uniti insistendo sul fatto che la Terra non ruota, né attorno a sé né attorno al Sole; Ho descritto il momento come una “debacle” e ha cercato di trarre insegnamenti da esso.

Questo nuovo scandalo è molto peggio, perché non viene da un chierico (che era già abbastanza grave), ma piuttosto da uno studente di dottorato in scienze, il suo supervisore aveva il grado professore (il più alto nel mondo accademico), e stavano rifiutando esplicitamente le parti principali della scienza moderna.

Sono anche andati oltre la semplice presentare una tesi, hanno pubblicato un articolo (in una rivista oscura e poco raccomandabile) presentando “argomenti fisiche e astronomiche” per geo-centrismo (Terra essendo centrale e fisso nell'universo).

Il documento è disponibile online, e chiunque può verificare rapidamente che sia la carta e il giornale sono inutili: innumerevoli errori grammaticali, riferimenti mediocri, argomentazioni scientifiche gracile; la rivista è classificato come “falso e predatorio”, una di quelle “paghiamo e noi pubblicheremo il tuo articolo in modo rapido, senza revisione o la modifica” ...

Non mi riferisco al belabour punto, ma vale la pena citare un paio di idee dalla conclusione generale dato alla fine della tesi, se almeno per impressionare pienamente al lettore la dimensione della calamità che si è appena verificato - prima analizziamo le sue cause.

I “risultati” di questa tesi di dottorato includono: la Terra è piatta e giovane, e resta immobile al centro dell'universo, che è fatta di una sola galassia; il diametro del sole è 1.135 km (non 1400 mila km), la luna è larga 908 km, e si trovano 687 e 23 volte più vicino alla Terra, rispettivamente; ci sono 11 pianeti; stelle sono “limitati” in numero e hanno un diametro di 292 km (non milioni di km).

Come si spiega tale stupefacente ignoranza astronomia base, insieme con tanta sfrontatezza e l'insolenza - respingendo Copernico, Keplero, Newton, Einstein, Hubble, e tutto ciò che nella scienza?

In questo caso particolare, credo che questo era dovuto ad un'adesione ai religiosi, letteralismo scritturale, in altre parole, che assumono i significati dei testi religiosi in senso letterale e alla cieca, a costo di rifiutare tutte le conoscenze che sembra contraddirla, non importa quanto le prove lo sostiene.

In effetti, troviamo nelle conclusioni della tesi chiare indicazioni di questo stand e l'approccio, espressioni come: “utilizzando gli argomenti fisici e religiosi”, “anche dimostrando scala mondiale di diluvio [di Noè]”, “ha proposto un nuovo approccio cinematico che è conforme ai versetti del Corano”,“i ruoli delle stelle sono: (1) di essere ornamenti del cielo; (2) per pietra diavoli; e (3) come segni per guidare le creature nel buio della terra”; e, infine, “il modello geo-centric ... accordi con i versi del Corano e le dichiarazioni del nostro Profeta.”

Il flat Earthism ultimamente è stato un ritorno e diffondendo come il fuoco cespuglio attraverso i social media.

Della ricerca di “piano terra” su YouTube e troverete quasi un milione di video; “La società terra piatta” ottiene 400.000 pagine sul web; “Prova piano terra” si ottiene 200.000 pagine; eccetera.

Ma questa tendenza social media attribuisco alla inclinazione della gente verso le teorie del complotto: “La NASA ha simulato l'allunaggio”; “Nasa photoshops immagini dello spazio”; “Dacci prove reali che queste sonde interplanetarie sono di fatto”; eccetera.

Nel 2001, quando internet era ancora giovane, e la “bufala allunaggio” era appena emergendo come un meme di tendenza (senza i social media per sostenere la sua diffusione), ho dato parecchi colloqui dal titolo “Forse Nasa  falsa lo sbarco sulla Luna ... o siamo miseramente fallendo per educare il pubblico?”

Ma l'ultimo evento scioccante (tesi di dottorato) implica che non siamo solo venendo meno per educare il pubblico (che si manifesta nel quartiere alla moda “piano terra” e “Bugie Nasa” sui social media), ma anche i nostri studenti più brillanti. E 'stato riportato che il dottorando aveva già diplomato al top della sua classe.

Quello che stiamo fallendo di chiarire e comunicare è come distinguere tra conoscenza scientifica (fatti, modelli, teorie, ecc) e la conoscenza religiosa (ciò significa versi e che cosa intendono insegnare a noi).

Credo che il mondo arabo-musulmano continuerà a soffrire di crisi educativi e culturali, per non parlare di una totale mancanza di comprensione della scienza, fino a quando non digerisce correttamente le diverse metodologie della scienza e della religione, senza sminuire il valore di ciascuno.




Link: http://gulfnews.com/opinion/thinkers/phd-thesis-the-earth-is-flat-1.2009202

Alessandro

Terra Piatta: Manipoliamo!



Alessandro

Siria: Arcivescovo di Aleppo e la Verità



Alessandro

Siria: Disamina di Gentiloni



Alessandro

Della Programmazione Mentale:




Alessandro

Ribellione civile



Alessandro

lunedì 10 aprile 2017

Pesci che camminano in strada?



Alessandro

Stoccolma: Trump Profetico?



Alessandro

La Patata





Alessandro

Stoccolma: La storia di ripete?



Alessandro

L'essere umano e la x



Alessandro

giovedì 6 aprile 2017

Appello alle forze militari italiane



Alessandro

La Materia ed Energia Oscura



Alessandro

Russia: Esercitazione?



Alessandro

Popolo italiano



Alessandro

mercoledì 5 aprile 2017

Il motivo per cui sempre più persone non comprendono



Alessandro

Russia: La metro



Alessandro

Donald e la megalomania dei presidenti




Alessandro

Siria: Siamo Sicuri?



Alessandro

Altro transgender?



Alessandro

Tutti al cesso



Alessandro

lunedì 3 aprile 2017

Terra Piatta: Nei Media






Alessandro

Dal Grande Giancarlo: Azione di mascherati



Alessandro

Manda a fanculo la "vita tradizionale", oggi lavora 6 mesi l'anno e si gode la vita



LA maggior parte delle persone viene educata e cresciuta con preconcetti sacri e incrollabili. Ce ne sono tanti, ma uno dei più importanti riguarda il giusto percorso di vita: studia, laureati, trovati un lavoro, metti su famiglia, vai in pensione e muori.

Questo è il binario sicuro e infallibile, quello che certamente non porterà nessuna spiacevole sorpresa sulla tua strada.

Al tempo stesso, però, è una direzione che nessuno sceglie consapevolmente: chi segue questa strada lo fa perché gli è stato detto fin da quando era bambino che era quella “giusta“. Per alcune persone è davvero così e vivranno un’esistenza felice e serena, ma per molti essere costretti a vivere nel modo che altri hanno deciso essere giusto è causa di grande frustrazione e insoddisfazione.


Così, qualcuno si ribella.

Ci vuole tanto coraggio per farlo, perché un altro comportamento che ci viene insegnato fin da piccoli è di aver paura di tutto ciò che non è convenzionale. Chi sceglie di avventurarsi per le strade panoramiche e rischiose, abbandonando quella sicura e "giusta", verrà visto da molti come un folle, un miserabile e un incosciente.

Benedict è un ragazzo americano di 35 anni che da circa dieci ha scelto di intraprendere percorso, e la maggior parte delle persone lo considera proprio così: un pazzo nomade e spericolato. Eppure, se glielo chiedi, ti dirà che scegliere una vita libera e alternativa è stata la miglior decisione della sua vita.  E lo farà con un sorriso a trentadue denti.

Fino al termine dell’università, la sua esistenza proseguiva come quella di tanti altri. Poi, dopo aver conseguito una laurea in Nutrizione, qualcosa si è rotto, come ha raccontato in una recente intervista:

“Mi sono laureato e volevo diventare un insegnante o un personal trainer. Poi mi sono subito detto che avrei dovuto comprare una casa, perché avevo 24 anni.

Dovevo pagare tutti i debiti 

studenteschi, ma avrei trovato la giusta ragazza, mi sarei sistemato, avrei comprato un’automobile e avrei pagato il mutuo. Ma tutto questo non ha funzionato per me“.

Benedict ha provato a restare sulla strada sicura di una vita tradizionale, ma non ce l’ha fatta. In breve tempo si è reso conto che la questione era semplice: poteva scegliere di essere al sicuro e infelice, oppure di rischiare tutto e trovare la felicità.

Ha scelto la seconda strada.

“Abbiamo preconcetti molto forti su cosa sia il successo nella società moderna“, ha spiegato. “Per me è una questione di filosofia e circostanze. Non mi vergogno a dire che non mi piace lavorare. Lo trovo assolutamente innaturale ed è motivo di grande stress per me”.

Negli ultimi dieci anni, Benedict ha lavorato, ma mai per più di sei mesi consecutivi. Il suo spirito avventuroso non solo gli ha impedito di lavorare più a lungo di questo periodo, ma anche di restare nello stesso luogo: ha girato mezzo mondo, dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda, senza mai stabilirsi da nessuna parte.

“Lavoro per metà dell’anno, faccio quel che devo fare, mi guadagno da vivere. Nell’altra metà voglio solo godermi la vita. Io e la mia bicicletta, senza obiettivi reali. Semplicemente pedalare, montare un’amaca, prendersi una pausa, rilassarsi. Scoprire il mondo”.

Nei sei mesi in cui lavora, Benedict fa il pescatore commerciale: si imbarca su qualsiasi nave sia disposta a prenderlo a bordo e lavora duramente per guadagnarsi il privilegio di poter fare ciò che vuole nei sei mesi successivi. Così è riuscito a girare per il mondo negli ultimi dieci anni, e anche a mettere da parte un po’ di soldi.

Nonostante sia riuscito a risparmiare parecchio grazie a una vita minimalista e senza sprechi, non è assolutamente interessato al denaro:

“Io non faccio alcun affidamento sui soldi. Mi stressano tantissimo. Li metto in una borsa e li nascondo da qualche parte. Mi servono solo perché so che finché sono lì significa che ho fatto il mio lavoro. Penso giornata per giornata, non ragiono sul lungo periodo. Eppure sono felice, e sono sempre aperto al cambiamento”.

Benedict ha una passione sfrenata per la bicicletta, fin da quando era bambino. Negli anni della scuola l’ha accantonata per concentrarsi sugli studi e dopo la laurea sentiva che quell’amore per le due ruote stava svanendo tra le responsabilità e i compromessi di una vita qualsiasi.

Così ha deciso di tornare a utilizzarla e oggi gira per gli Stati Uniti e per il mondo sul suo mezzo preferito. Non potrebbe immaginare una vita migliore, per quanto semplice: arriva in un luogo nuovo, lavora per sei mesi e poi riparte. Quando è in viaggio dorme quasi sempre in tenda e si muove in bicicletta, spendendo meno di $10 al giorno.


La sua filosofia è tutta in questa dichiarazione:

“Mi piace fare ciò che ha un significato per me, non voglio passare i migliori anni della mia vita facendo qualcosa che ritengo assolutamente inutile.

Le persone non capiscono che non si deve sempre lavorare, lavorare e lavorare per poi potersi permettere cose che non servono a nulla.

A me non piace lavorare. 

Mi piace girare con la mia bicicletta e dormire in tenda.  Per me il lavoro non è altro che un mezzo per fare ciò che voglio”.

Fonte: http://laschiavitudellavoro.blogspot.it/2017/04/manda-fanculo-la-vita-tradizionale-oggi.html

Alessandro

Scie Chimiche: Come leggere il cielo



Alessandro

Terra Piatta: Risposta ai commenti



Alessandro

domenica 2 aprile 2017

Pubblico o Privato?




Alessandro

Terra Piatta: Le tavole di Paneroni









Link: http://www.ilgazzettinodelviaggiatore.it/magazine/in-breve/1047-paneroni-2.html
Link: http://www.duepassinelmistero.com/Paneroni.htm

Alessandro

Montanelli: Il futuro dell'Italia e degli italiani



Alessandro

Mausoleo lombroso: Barbarie e satanismo.



Alessandro

Terra Piatta: Indizi nei films...



Alessandro

Facciamo Cassa: Autovelox!

Autovelox: abolito l’obbligo del cartello con l’avviso


Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ridotto quasi del tutto la funzione del cartello di avviso della presenza dell’autovelox, sancendone la quasi inutilità. La Suprema Corte ha affermato infatti tre principi particolarmente importanti, che riducono la possibilità di utilizzare il cartello con l’avviso del controllo elettronico della velocità come espediente per “frenare e accelerare”, evitando così le multe.

I principi su cui la Corte si è basata dunque sono i seguenti: 1) non esiste una distanza minima tra cartello e autovelox, 2) la distanza massima tra cartello e autovelox può arrivare addirittura a 4 km, 3) non è obbligatorio ripetere il cartello dopo le intersezioni. Dunque è stato specificato che il cartello autovelox può non essere ripetuto dopo gli incroci per gli automobilisti che proseguono lungo la stessa strada e che non è necessario, ai fini della sua validità, che il verbale contenga tra le informazioni anche quella sulla presenza del cartello di segnalazione dell’autovelox.

Alla luce di quanto specificato nella sentenza in commento il cartello di avviso preventivo relativo alla presenza di autovelox svolge una funzione molto limitata, in quanto garantisce poche certezze agli automobilisti che alla luce di ciò saranno costretti  ad adeguare la velocità ai limiti.



Alessandro

9/11: cgi



Alessandro

9/11 e Fake News





Alessandro

Bikini: esplosione nucleare?




Alessandro

Avanzi di tecnologia



Alessandro

sabato 1 aprile 2017

Messaggio per gli arconti



Alessandro

GeoIngegneria: "Ci protegge"



Alessandro

9/11 e i trucchi magici dei media



Alessandro

Da Giancarlo

Mi vien da ridere, se non da piangere, quando leggo commenti che rimarcano il fatto che l'Essere Umano non è contemplato, quindi riconosciuto, nel loro ordinamento. Ma quando la capirete che dobbiamo essere noi a non riconoscere loro in quanto maschere!?

Alessandro

Terra Piatta: Propulsione



Alessandro

venerdì 31 marzo 2017

Da Giancarlo

Quando venite chiamati a giudizio siete tenuti ad affrontare il processo (pro-cesso), siete quindi indirizzati ad affrontare il gabinetto o fogna che si dir si voglia. Il sistema ha scelto con cura i termini coi quali raggirarvi, dicendovi la verità sempre e in ogni modo e aspettando una vostra reazione che, non manifestandosi, acconsente al proseguo dell'azione. In giudizio siete pertanto considerati delle merde e, in realtà, lo siete e continuerete ad esserle sino a quando non vi riapproprierete della vostra autorità-sovranità. Buona evacuzaione!

Se tutti coloro che negli anni hanno parlato bene, ma agito male o per niente affatto, avessero compiuto anche solo un'azione dimostrativa nell'arco della propria vita, il mondo sarebbe già cambiato, invece non vediamo altro che codardi intorno, capaci solo di blaterare paroloni rivoluzionari, ma al caldo del cuscino della propria poltrona. I cialtroni non sono al governo ma dietro la tastiera di un elaboratore.

Alessandro

Vi verrano a cercare



Alessandro

mercoledì 29 marzo 2017

Una Bomba di Ragazza




Alessandro

Reato di Anzianità: Delirio Massimo




Una signora del Monferrato ha avuto il torto inemendabile di mettere al mondo sua figlia a 56 anni. Il marito ne ha dodici di più, ma i padri brizzolati non fanno scalpore: il problema è lei. Basta un episodio risibile - la bimba che rimane da sola in macchina qualche minuto, mentre i genitori scaricano le borse della spesa e le scaldano il biberon - per accendere il falò del pregiudizio. I vicini di casa sbirciano dalla finestra e denunciano, gli assistenti sociali prontamente intervengono. Come ha osato quella donna partorire a un’età simile? 

Deve essere perversa, degenere. La piccola viene data in affido e poi in adozione, nonostante una sentenza definitiva assolva i genitori dall’accusa di abbandono. Fino al capolavoro kafkiano di ieri. Chiamata a pronunciarsi sull’adottabilità della creatura, la Corte d’Appello riconosce che la madre e il padre non hanno fatto niente di male, eppure si rifiuta di restituire loro la figlia perché ormai sono passati sette anni e per lei si tratterebbe di un trauma. 

Ma quel tempo è trascorso per colpa dell’apparato burocratico, che prima ha sottratto senza motivo la bambina ai suoi genitori e poi ha tardato a riportarla a casa in nome di un pregiudizio legato all’anagrafe. Tutto questo nel Paese che non toglie la patria potestà ai mafiosi, si riempie la bocca con la sacralità della famiglia e tira avanti grazie all’impegno quotidiano di milioni di nonni. Saranno dichiarati fuorilegge anche loro?


Alessandro

Fake News: I falsi monumenti




Alessandro

Terra piatta: solstizio d'inverno





Alessandro

martedì 28 marzo 2017

Lavorino quelli che amano lavorare! Noi vogliamo riposare ed è un nostro DIRITTO.



Da tempo lottiamo contro la moderna schiavitù del lavoro, ma ci siamo sempre dimenticati di prendere in considerazione un aspetto importante della storia, ci sono persone che amano passare le loro giornate chiuse all'interno di fabbriche e uffici, per loro "produrre" è gratificante tanto quanto mangiare un gelato per un bambino di sei anni o come l'arrivo del weekend per chi come noi odia il lavoro.

Ci sono persone a cui piace davvero lavorare come muli da traino, e non sto ora parlando di quei pochissimi fortunati che fanno un lavoro in proprio o quelli che hanno fatto della propria passione il proprio lavoro, ma di persone comuni che hanno orari da rispettare e cartellini da timbrare tutti i giorni.

Per queste persone, da un punto di vista "invidiabili", in quanto ben sopportano il carico oppressivo del lavoro coatto sulla schiena, le ore al lavoro passano in fretta, arrivano a casa e lavorano ancora e ancora, non si stancano mai.

Ecco perché sono dell'idea che bisognerebbe far lavorare otto ore al giorno solo chi ama passare il proprio tempo lavorando, ma al mondo non siamo tutti aspiranti formiche produttive, ci sono anche gli aspiranti bradipi che amano passare il proprio tempo rilassandosi e riposando.

Questo sistema fondato sulla produzione, che costringe tutti al gioco della vita monotona, determinata da orari, sveglie, pasti consumati in fretta e stress cronico è violento e contronatura, perché accontenta solo una fascia di persone, ovvero quelle laboriose per natura.

Ma che succederebbe se domani prendessimo queste persone laboriose per natura e le costringessimo a starsene tutto il giorno sul divano a guardare la tv, in riva al mare a meditare o a fare lunghe passeggiate rilassanti nei boschi?


Ve lo dico io, impazzirebbero!

Impazzirebbero perché loro amano stare in movimento quanto noi oziosi amiamo starcene fermi e svolgere attività tranquille.

Non tutti amano drogarsi di caffè e sigarette dalla mattina alla sera per far fronte allo stress della lunga giornata lavorativa, per cui bisognerebbe riconoscere al più presto il "diritto all'ozio".


Si, sto parlando seriamente!

Non dico di riconoscere il diritto al fancazzismo generale, ma quello all'ozio, ovvero fare in modo che a tutte quelle persone che odiano la vita laboriosa, sia concesso un lavoro part time, in modo tale che, finite le quattro ore al giorno, abbiano il resto della giornata da dedicare a se stessi.

Guadagneranno meno, ma almeno eviteranno si finire dallo psichiatra con una crisi di nervi...

E' tempo di riconoscere che tutti noi abbiamo caratteri diversi, stili di vita diversi, aspirazioni diverse, desideri diversi, e come una tartaruga pigra non sarà mai simile ad una lepre agile e scattante, l'essere umano pigro per natura non sarà e non vorrà mai essere simile all'essere umano dal carattere laborioso, che non sta mai fermo, è tempo anche di riconoscere che costringere un ozioso a vivere alla maniera del compagno laborioso è violenza sia fisica che psicologica, tanto quanto lo è prendere un leone della savana africana, chiuderlo in una gabbia e farlo vivere per il resto della sua vita in un Circo, facendolo esibire a comando, pena le frustate...

Nel caso umano la gabbia è la vita moderna, snaturalizzata, industriale, il Circo è invece la fabbrica o l'ufficio, infine le frustate sono le minacce di licenziamento, la paura della povertà, di restare senza una casa, in poche parole di essere sbattuto fuori da quel Sistema che allora ti prese e ti addestrò (tramite la scuola) al Circo, e che ora, dopo averti snaturalizzato, è pronto a sbarazzarsi di te nel caso tu decidessi di ribellarti alle catene donate...

Gli oziosi hanno diritto al riposo quanto i laboriosi hanno diritto al lavoro!

Fonte:http://laschiavitudellavoro.blogspot.it/2017/03/lavorino-quelli-che-amano-lavorare-noi.html

Alessandro

Passaporto, altro tassello



Alessandro

lunedì 27 marzo 2017

Il caso non esiste...





Alessandro

ONU: Identificazione digitale



Link: http://despiertavivimosenunamentira.com/chipado-en-2030/?utm_source=ReviveOldPost&utm_medium=social&utm_campaign=ReviveOldPost

Link: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52016DC0385&from=IT

Alessandro

Londra: Ancora manipolazione?





Alessandro

Della Tecnologia



Alessandro

giovedì 23 marzo 2017

Londra: Immagini varie



Alessandro

Londra: Occhio al Nemico



Alessandro

Passaporto ancora accettato



Alessandro

Dal Maestro Agosti. Una poesia d'amore



Alessandro

La Farsa di Londra 322 Skull and Bones



Alessandro

Terra piatta: salita e discesa



Alessandro

mercoledì 22 marzo 2017

Terra Piatta: Giorno e notte insieme



Alessandro

Sgobbare dalla mattina alla sera in cambio di un calcio in culo: ecco presente e futuro dei giovani italiani






Siamo una generazione cresciuta a pane ed etica del lavoro: sapevamo che avremmo dovuto studiare molto, e bene, per poter avere un lavoro degnamente retribuito. Sapevamo che nulla ci sarebbe stato regalato, ma che seguendo un percorso stabilito da qualche parte saremmo arrivati: medici o avvocati, giornalisti o professori.


Invece qualcosa, lungo il percorso, si è spezzato: qualcuno l’ha chiamata globalizzazione (e cambiamento tecnologico), qualcuno debito pubblico e  paralisi dello Stato, qualcun altro crisi economica. Ma quello che è accaduto è non tanto che a quei posti non siamo mai arrivati – o meglio sì, specie se pubblici, ad esempio professori universitari, ministeriali, dirigenti pubblici, ruoli ormai impensabili – ma che quando ci siamo arrivati il lavoro si era improvvisamente svuotato del proprio senso. E insieme del suo compenso.

In altre parole, siamo arrivati anche noi, come la generazione precedente e anzi molto di più, carichi di titoli di studio. E siamo diventati anche noi dipendenti di aziende o, molto più spesso che in passato, liberi professionisti, free lance in ogni settore. Niente di più falso dunque che affermare che il lavoro sia finito. No il lavoro c’è, ma non è retribuito.


Oggi le nostre giornate di lavoro sono lunghissime. 

Cominciano la mattina presto, finiscono tardi, quando finiamo di rispondere agli ultimi messaggi o sistemare le ultime cose. Nel frattempo si è moltiplicato il lavoro sui social media, strumento fondamentale per promuovere tutto ciò che facciamo. Così siamo sempre incastrati al telefono, andiamo a prendere i nostri figli parlando e organizzando incontri, cuciniamo scrivendo mail, e ancora a letto lavoriamo e lavoriamo.

Peccato che i nostri redditi abbiano subito una picchiata fragorosa e sconcertante: i dipendenti hanno stipendi sempre più magri, tutele meno floride che in passato, e vivono spesso in un clima fatto di paura e terrore, visto che possono essere spazzati via facilmente.

I liberi professionisti hanno entrate ancora più misere, visto che le commesse sono sempre meno pagate, anzi vengono continuamente tagliate. E su quei redditi lordi bisogna pagare le tasse, i contributi (che possono arrivare quasi al 30 per cento), l’assicurazione medica, la formazione obbligatoria per chi fa parte di ordini, tutte le spese dello studio, la macchina e così via. 

Alla fine, restano poche briciole, e arrivare a uno stipendio a fine mese è qualcosa di arduo.

Ne conoscono a dozzine di gente così, in particolare donne: laureate, iperformate, anche – e parecchio – digitalizzate, spesso titolari di piccole imprese in proprio, spesso fondatrici di micro start up, oppure scrittrici, ghostwriter, giornaliste, avvocate, e via dicendo. 

Tutte lavorano con serietà spaventosa, tutte – mi dicono – non riescono a portare a casa più di poche migliaia di euro l’anno. Eppure dalla mattina alla sera si dedicano con serietà alla loro occupazione, che sia all’interno di uno studio oppure freelance, talvolta a casa, oppure in co-working.


Lavorano, lavorano, lavorano e non guadagnano. 

E certe volte, sconfortate, si chiedono tra le lacrime dove hanno sbagliato, che cosa potrebbero fare di più di quello che fanno, che futuro le aspetta.

Io non so come consolarle, se non dire loro che no, non hanno sbagliato in nulla, si sono adattate, continuano ad adattarsi, a formarsi, a cercare di seguire anche i cambiamenti tecnologici, fondamentali nei loro lavori.

Il problema non sta in loro, ma in come è cambiato il lavoro: svuotato, impoverito, devalorizzato, non più in grado di garantire il mantenimento, proprio quello a cui il lavoro dovrebbe servire. Oggi si lavora per lavorare, c’è un’enorme mole di lavoro non retribuito che serve per andare a trovare quelle zone ormai rare di lavoro ben pagato, anzi pagato il giusto, com’è stato fino agli anni Duemila, quando qualcosa si è inceppato per sempre. 

Lavora bene chi ha una famiglia benestante, lavora bene chi già ha un reddito. Un paradosso. Gli altri continuano cercando di sopravvivere alle commesse intermittenti, ai tagli continui, alla contrazione delle retribuzioni. Magari hanno figli, e fanno sempre più fatica a mandare avanti la famiglia. È il ceto medio impoverito, i working poor, di cui tanti libri e saggi hanno parlato.

Solo che quei working poor siamo noi, sono i nostri amici, quelli che non sono emigrati, sono tutti quelli degli anni Settanta e Ottanta che hanno studiato tanto per ottenere nulla. Ancora più sfortunati quelli che vivranno dopo, anche se almeno hanno sviluppato una maggior praticità e un giusto cinismo: studiano di meno, smettono la scuola, oppure si laureano solo ed esclusivamente nelle poche lauree richieste dal mercato. 

La maggior parte, però, se ne va, ancor più dei loro colleghi più anziani. Quelli che hanno visto inutilmente studiare, formarsi, mettersi a totale disposizione del datore di lavoro, per poi ritrovarsi a lavorare pesantemente tutto il giorno ma non guadagnare quasi nulla.


Di chi è la colpa di questa situazione? 

Per l’Italia, di generazioni precedenti che hanno rapinato tutte le risorse e continuano a rapinarle ancora oggi, settantenni ancora avidi di poltrone. Poi una classe politica che non sa più cosa significhi proteggere il lavoro, anche perché non ha idea di come il lavoro sia cambiato, di cosa sia diventato, non conosce le nuove tecnologie, non sa nulla di nulla.

L’unica cosa che sa è fare leggi, come il Jobs Act, che consentano alle aziende di fare praticamente qualunque cosa sulla pelle dei lavoratori e al tempo stesso che legano le mani ai giudici del lavoro, molti dei quali lamentano l’impossibilità, oggi, di difendere davvero i lavoratori vessati e oppressi come loro vorrebbero. Infine di un’Europa cieca di fronte a paesi che hanno generazioni di giovani e di genitori – specie donne, specie madri – che non riescono ad avere redditi sufficienti per mantenersi, mentre sono prive di qualsiasi forma di sussidio che ovunque in Europa esiste, o di reddito di cittadinanza, l’unica misura che riuscirebbe a sostenere i working poor e il ceto medio impoverito.

Uomini e donne che vanno verso un futuro ancor più difficile, ancor più precario e fragile, come scrive Ferdinando Menga nel libro Lo scandalo del futuro. Per una giustizia intergenerazionale (Edizioni di Storia e Letteratura, 2016).

Questo ceto medio, fatto sempre più di giovani, ormai vota solo i cosiddetti partiti “populisti”. Sta cambiando la geografia dell’Europa, e progressivamente del mondo. Il motivo è solo un0: aver perso non tanto il lavoro, quello ce n’è per tutti, ma il reddito che da quel lavoro dovrebbe scaturire. E con esso la dignità di esseri umani, persone, genitori capaci di sostenere  i propri figli senza ricorrere all’elemosina dei parenti. Per coloro che ce l’hanno

Fonte: http://laschiavitudellavoro.blogspot.it/2017/03/sgobbare-dalla-mattina-alla-sera-in.html

Alessandro

Sbirri e lavoro



Alessandro

Siamo Ricchi



Alessandro