AVVERTENZE

Ogni Assunzione e Presunzione alle Mie parole e' solo Mio. Il mio unico intento e' quello di Condividere pace, amore ed onore. Ogni altra interpretazione a quanto qui espresso, e' puramente personale e mai rispecchia le mie pacifiche volontà. Chiunque usa le qui presenti informazioni, lo fa' sotto la sua totale ed illimitata responsabilità.

lunedì 30 maggio 2016

Parola di Francesco Amadori



Alessandro

Terra piatta: I 3 gradi dell'Indottrinamento



01) Immagine Nasa: E' photoshoppata, perché deve esserlo

02) Indottrinamento pubblico: Lo sappiamo perché lo dicono gli scienziati

03) Opinione Popolare: Tutto credono che sia vero, quindi lo deve essere

Alessandro

Ancora Libero Convincimento

Secondo la nostra Costituzione [1], “il giudice è soggetto solo alla legge”: il che significa che non è obbligato a decidere per come, in passato, abbiano già fatto altri giudici in presenza di casi simili; ha inoltre il diritto di contraddire i suoi “vertici” (il giudice di appello e la Cassazione) e persino sé stesso, potendo cambiare idea rispetto ai propri precedenti. Questo, che la nostra Costituzione sancisce come principio a garanzia dell’autonomia e imparzialità della magistratura, tradotto invece nel linguaggio del cittadino – secondo la visione che questi ha ormai delle aule giudiziarie – si chiama “arbitrio e fortuna”: arbitrio nel senso che ciascun giudice “fa come gli pare”, e fortuna nel senso che, quando si fa una causa, “Dio te la deve mandare buona”, un po’ come con gli esami universitari o con la salute.

Rispondendo a una domanda che gli avvocati si sentono spesso rivolgere dal cliente è: “Se lo dice la Cassazione, il giudice è obbligato a seguire questo indirizzo?”. La risposta è no. Non in Italia. Anche un po’ perché è la stessa Cassazione a contraddirsi spesso: alcune sezioni dicono in un modo e altre in un altro. In buona sostanza, come è possibile trovare un precedente della Cassazione “a favore” della propria posizione, è anche possibile trovare un precedente “contrario”. Il giudice di primo grado, quindi, sceglie la tesi che più lo convince.

Ma anche quando l’orientamento della Cassazione è costante e univoco nell’affermare un principio, può il giudice dissentire e decidere diversamente? La risposta è ugualmente affermativa. E peraltro si tratta di un’ipotesi tutt’altro che rara. Gli avvocati riscontrano quotidianamente numerose sentenze che si discostano – un po’ per ignoranza, un po’ per espressione di una asserita autonomia intellettuale del magistrato – dai principi affermati dalla Suprema Corte. Certo, un buon giudice ha sempre cura di motivare la propria sentenza, giustificando le ragioni del proprio dissenso e spiegando perché preferisce aderire a una tesi piuttosto che a un’altra. Ma l’effetto finale, dalla parte del cittadino, è sempre lo stesso: non vi è certezza sulla sentenza definitiva.

È possibile, quindi, sapere in anticipo se un tribunale propende per un orientamento rispetto a un altro? In teoria, sì; basterebbe andare a leggere le raccolte ufficiali delle sentenze emesse da un determinato foro, conoscerne i relativi risultati e quindi tracciare una linea statistica. Ma nella pratica, perché ciò avvenga, è necessario essere particolarmente esperti e conoscitori del tribunale in questione perché non tutti i precedenti vengono pubblicati. Non solo: nulla toglie che se un tribunale sposa uno specifico indirizzo, il singolo giudice possa invece seguirne un altro. Quindi l’assegnazione della causa a un magistrato piuttosto che a un altro – il che avviene a sorte, con criteri rotatori – suona un po’ come il gioco del lotto.

«Avvocato, allora la causa la vinciamo?» e la risposta non può che essere questa: «Dipende dal giudice che ti capita: Tizio, ad esempio, è più favorevole alle tesi dei lavoratori, Caio invece a favore delle aziende». Una frase del genere è tutt’altro che improbabile da ascoltare all’interno di uno studio legale. E questo perché, non solo la legge è spesso criptica, generale e astratta, o perché i magistrati possono interpretare le dichiarazioni testimoniali con maggiore o minor rigore, valorizzando alcuni aspetti della deposizione piuttosto che altri, ma anche perché sono propri i principi giuridici ad essere, nel nostro ordinamento, variabili nel tempo e nello spazio (non poche volte, infatti, la stessa Cassazione, dopo aver sposato per anni un orientamento, cambia idea e ne sposa un altro, così disorientando chiunque credeva che una regola fosse divenuta ormai “legge”). A riguardo leggi anche “Come vincere una causa“.

Il giudice può addirittura – e questo risulterà ancor più incredibile – discostarsi dall’orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione, che è quanto di più alto e importante possa esistere nel nostro sistema giudiziario. Anzi, la possibilità che una sentenza venga decisa dalle Sezioni Unite è proprio a dimostrazione che tutto ciò che abbiamo appena detto è vero. Tale composizione è infatti prevista ogni volta in cui si riscontra un contrasto in giurisprudenza che necessita di essere definito “una volta per tutte”.

Ma se il giudice di appello riforma la sentenza del giudice di primo grado, quest’ultimo ne risponde? Neanche a parlarne. Ne andrebbe della sua autonomia decisionale. A nulla, altrimenti, sarebbe servito scrivere nella costituzione il principio di indipendenza dei magistrati. Anzi, non gli arriva neanche un alert, un avviso che comunque ha sbagliato, che la sua decisione è stata cancellata o cassata perché errata, contraddittoria, scritta in modo incompleto o calpestando i più basilari principi del diritto. Insomma, lui potrà continuare a decidere per come ha sempre fatto.

«E a me chi mi risarcisce?» chiede il cliente all’avvocato. «Lo Stato?» No. Per l’errore del giudice c’è un altro soggetto che paga: colui che perde la causa. A prescindere dal fatto che questi abbia o meno confidato, a sua volta, in un altro orientamento a lui favorevole.

E qui interviene un altro principio “costituzionale” del nostro orientamento: per una persona che sbaglia c’è sempre un altro soggetto incolpevole a pagare.

[1] Art. 101 Cost.

fonte: http://www.laleggepertutti.it/122341_quando-il-giudice-se-ne-frega-di-cio-che-dice-la-cassazione

Alessandro

Pensiero: Dei Cattivi, Cospirazione...


Alessandro

La Vita, Grandi Parole



Alessandro

Terra piatta: Scoperta la Cupola?



Alessandro

Terra Piatta: Riusciremo mai a trovare il gravitone?



Alessandro

domenica 29 maggio 2016

Pensiero: La Chiave Suprema


Alessandro

Terra piatta: Domande.

Secondo il Genio "Neil deGrasse Tyson", la terra e' un oblate, e schiacciato all'equatore, data la rotazione della Stessa. Ora, dato che questa rotazione, ha deformato la Terra, come mai nessun altro oggetto su di essa ha subito lo stesso effetto?

Come mai i supposti pianeti che hanno lo stesso comportamento, sono perfettamente sferici, secondo i Geni della Nasa?

Come mai la Nasa, mostra sempre immagini di un pianeta perfettamente tondo??

Almeno si mettessero d'accordo nel dire le cazzate.

Alessandro

MIGLIAIA DI MINORI PRIGIONIERI NEGLI ORFANOTROFI D’ITALIA E 211 GIUDICI IN CONFLITTO DI INTERESSI

Imprigionati fin dalla più tenera età. Ecco una barbarie dei nostri tempi, mentre tutti o quasi gli italidioti fanno finta di non vedere. Solo il 5 per cento dei bambini in orfanotrofio è realmente orfano. Intrappolati in angusti reclusori, nonostante abbiano una famiglia, spesso in condizioni di indigenza. E’ questa la sorte di migliaia di bambini e adolescenti nel belpaese: il 90 per cento del totale, il resto subisce abusi. Secondo il dettato costituzionale, però, la povertà materiale non giustifica la sottrazione dei figli ai genitori naturali. Bambini alle prese con la perversa burocrazia tricolore già a uno, due, tre anni, comunque privati dell'amore e dell'affetto dei propri cari per alimentare gli affari.

I minori italiani entrano in una struttura denominata con un facile eufemismo "casa-famiglia", in attesa di tornare a casa o essere adottati, e non sanno mai quando ne usciranno. Incastrati fino a 18 anni, in un microcosmo nebuloso, dove subiscono violenze psicologiche e fisiche, nonché deprivazioni affettive: cooperative, istituzioni, servizi sociali e tribunali in cui circolano fiumi di denaro pubblico. Tre miliardi di euro l’anno senza controlli e trasparenza, e con 211 giudici impuniti in macroscopico conflitto di interessi. Come fanno a decidere se tenere o meno i minori nelle case famiglia, se hanno luridi interessi economici in queste stesse strutture? Perché il Consiglio superiore della magistratura non li destituisce subito dall'incarico? Comunque, ogni bambino in meno è una retta in meno.

Questi togati ammontano a poco più di un migliaio e si trovano all’interno dei 29 tribunali minorili di tutta Italia così come nelle Corti d’Appello minorili. Sono i giudici onorari minorili, quelli che decidono di affidamenti in casa-famiglia oppure a centri per la cosiddetta “protezione dei minori”. A stabilire il ruolo del giudice onorario minorile ci pensa una del 1934 e una riforma del 1956, ripresa nelle circolari del Consiglio Superiore della Magistratura: l’aspirante giudice oltre che ad avere la cittadinanza italiana e una condotta incensurabile, «deve, inoltre, essere “cittadino benemerito dell’assistenza sociale” e “cultore di biologia, psichiatria, antropologia criminale, pedagogia e psicologia”». Tra questi 1.082 (secondo l’ultimo censimento)  211 sono incompatibili con la carica, ovvero il 20 per cento sul totale, poiché a vario titolo c’è chi ha contribuito a fondarle, chi ne è azionista o dipendente, e chi fa parte dei consigli di amministrazione delle famigerate case famiglia. Insomma, a giudicare dove debbano andare i minori e soprattutto se debbano raggiungere strutture al di fuori della famiglia sono gli stessi che hanno interessi nelle strutture stesse. Questi sono i dati contenuti in un dossier che l’associazione Finalmente Liberi Onlus ha presentato al Consiglio Superiore della Magistratura . Senza contare il ruolo affaristico di numerosi assistenti sociali, a cui andrebbe verificata l’idoneità psicologica, nonché la preparazione culturale, ed i bagaglio umano.

In base alla legge 28 marzo 2001, numero 149, gli orfanotrofi dovevano chiudere per sempre entro il 2006, invece si sono riciclati e oggi proliferano. Hanno cambiato pelle, anzi solo il nome: secondo il garante per l’infanzia ce ne sono addirittura 3192, dove si stima siano ospitati circa 35 mila minori, ai quali si aggiungono 400 neonati abbandonati ogni anno alla nascita. Dalle uniche fonti disponibili, quelle dei 29 tribunali per i minorenni, si evince che sono dichiarati adottabili - col contagocce e al rallentatore - ogni anno circa 1300 bambini italiani. Ogni minore rende ai padroni delle prigioni dorate, fino a 150 mila euro all’anno per ogni minore.

Non è tutto. Ad oggi, banca dati prevista dalla legge numero 149 del 2001 risulta non essere ancora operativa, causando un grave inadempimento delle istituzioni ed un evidente vulnus al principio di trasparenza.

In Italia le strutture per minori sono un mondo opaco, dimenticato dalla legge e dall'opinione pubblica. Tantissimi bambini lasciati nelle comunità, perché darli in adozione significa far perdere la retta all'istituto che li ospita. Occorrono annoi e anni perché i tribunali prendano decisioni, in attesa di un decreto del tribunale dei minorenni che, a volte, non arriverà mai. Tant’è che su diecimila coppie che chiedono di adottare un bambino italiano, solo una su dieci alla fine ci riesce, sovente ungendo il meccanismo istituzionale.

«Perché deve essere un giudice a stabilire se una coppia ama a sufficienza il bambino che vuole adottare? E perché si deve subire un processo per arrivare all’adozione?». Mentre i partiti si accapigliano sulla stepchild adoption (l’adozione del figlio del proprio compagno nelle coppie omosessuali), Marco Griffini, presidente dell’Ai.bi, associazione Amici dei bambini, denuncia le ingiustizie e lo stato di abbandono dell’intero sistema delle adozioni nel nostro Paese. «Solo in Italia i tribunali dei minorenni hanno totale potere decisionale sull’idoneità delle coppie, e ognuno fa a modo suo. E da due anni la Commissione per le adozioni internazionali (Cai) non organizza un incontro con le delegazioni straniere né pubblica i dati sul numero di bambini adottati dall’estero», dice. Tanto che il Permanent Bureau de L’Aja, che sorveglia sulla applicazione della Convenzione sulla protezione dei minori, ha richiamato l’Italia per il mancato rispetto delle sue linee guida.

Alla fine il Csm ha partotirto il topolino si è mosso: con una nuova circolare sull’affidamento degli incarichi dei giudici onorari minorili, ha stabilito che non potranno avere non solo cariche rappresentative nelle strutture comunitarie per i minori ma neanche lavorarvi a vario titolo. Né loro, né i familiari più vicini. Ma i nuovi criteri saranno applicati nel giro di nomine per il triennio 2017-2020. Quindi, per il momento, chi aveva interessi da una e dall’altra parte potrà continuare a stare con un piede in una scarpa e con un piede in un’altra.

Perché molto spesso l’ingranaggio che fa soggiornare i bambini nelle comunità oltre i tempi dovuti si ferma proprio all’altezza dei tribunali dei minorenni. Gli assistenti sociali lavorano tutti sull’onda delle emergenze, visto che una sola persona si trova aanche a seguire da 80 a 100 minori. Così «passano mesi in attesa di una risposta da parte dei tribunali per capire cosa ne sarà di un bambino», racconta un operatore. «Ci è capitato il caso di un minore che non vedeva più i genitori di origine da un pezzo. Abbiamo aspettato un anno per l’arrivo del decreto che ha dato via libera all’adozione. Nel frattempo un bambino di sette anni ha passato un altro anno della sua vita in una casa famiglia. Con tutto quello che questo comporta».

Persino i dati di Procure e Regioni non coincidono. Solo a novembre 2015, sull’onda dell’interesse mediatico intorno agli affidamenti minorili e dopo la circolare del Csm, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha pubblicato la prima raccolta dati sperimentale. Sono stati chiesti alle 29 procure minorili i dati sul numero di minori collocati in comunità. E «sebbene i dati avuti non arrivino ancora al dettaglio», scrive il garante Vincenzo Spadafora, «ora sappiamo che al 31 dicembre 2014 i minorenni a vario titolo collocati nelle comunità erano 19mila». Ma da questa cifra mancano i dati dei ragazzi collocati nelle famiglie affidatarie, che in base ai report passati erano più o meno lo stesso numero di quelli inseriti nelle comunità. Le strutture conteggiate sono 3.192, ma senza una differenziazione per tipologia. Non solo: in alcune regioni le autorità amministrative e sanitarie che autorizzano le aperture delle comunità per i minori non ne danno comunicazione alle procure. Quindi i dati risultano incompleti. Servirebbe un database comune, scrive il garante, ma «si prospettano tempi lunghi».

Gli altri numeri a disposizione sono quelli del ministero del Lavoro e delle politiche sociali: i dati relativi al 2010 parlano della presenza di circa 40mila minori fuori famiglia; l’aggiornamento del 2012 registra 29mila bambini nelle strutture, ma nel conteggio generale mancano Lazio, Abruzzo, Basilicata e Calabria e non viene considerato il flusso di altri 10mila bambini che si sono avvicendati nel corso dell’anno. Per ultimo, c’è anche l’indagine Istat sui presidii socio-assistenziali e socio-sanitari, anche questa relativa al 2012, che conteggia 11.571 strutture con circa 373mila posti letto, di cui il 38% occupati da minori. Risultato: in mezzo a tanti conteggi approssimativi, nessuno sa quanti siano davvero i bambini in mano alle strutture per minori oggi in Italia. Una merce preziosa che conviene tenere nell’ombra. Mentre le richieste di adozioni nazionali calano di anno in anno.

Fonte: http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2016/05/migliaia-di-minori-prigionieri-negli.html

Alessandro

Terra Piatta: Il GPS è un "LORAN" modernizzato


Sembra che effettivamente satelliti non possano essere orbita intorno alla terra cosi come è comunemente noto alle masse, in quanto nella termosfera è cosi estremamente caldo che scioglierebbe qualsiasi navetta spaziale artificiale. Nella termosfera ci sono circa da 500 ° C a 2000 ° C di temperatura. i GPS tracciano tutto, da queste stazioni di telecomunicazioni in giro per il mondo come hanno fatto dal momento in cui implementarono il LORAN molti anni fa. Altro campanello d'allarme : il sistema del moderno GPS è venuto fuori guarda caso nello stesso periodo quando c'è stata la diffusione delle torri per cellulari dalla fine degli anni ottanta , inizi anni 90

Alessandro

giovedì 26 maggio 2016

Pensiero: Della Francia


Alessandro

Vivere lavorando da schiavi,la crisi economica l' anima e la terra



Alessandro

Dalla rete: Felicità

"...Finalmente l'uomo non sarà più costretto a sopravvivere al guinzaglio di un lavoro. Finalmente sarà libero di essere semplicemente felice, senza dover necessariamente "fare" qualcosa

Solo un cervello intossicato può pensare che non si può essere felici "senza fare continuamente qualche cosa". L'obiettivo originale della vita viene così raggiunto: si è felici, e non c'è niente altro "da fare"...."

Alessandro

mercoledì 25 maggio 2016

Eccolo che ce lo dicono: I Vaccini


La legge 25 febbraio 1992, n. 210 "Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati" prevede un riconoscimento economico a favore di soggetti danneggiati irreversibilmente da complicazioni insorte a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni di sangue e somministrazione di emoderivati.


Nel dettaglio i beneficiari sono:

Persone che hanno riportato lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente dell'integrità psicofisica a seguito di: vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria; vaccinazioni non obbligatorie ma effettuate per motivi di lavoro o per incarichi d'ufficio o per poter accedere ad uno stato estero; vaccinazioni non obbligatorie ma effettuate in soggetti a rischio operanti in strutture sanitarie ospedaliere; vaccinazione antipoliomielitica non obbligatoria nel periodo di vigenza della legge 30 luglio 1959, n. 695 (L. 14 ottobre 1999, n. 362, art. 3, c. 3);

Persone non vaccinate che hanno riportato, a seguito ed in conseguenza di contatto con persona vaccinata, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente dell'integrità psico-fisica;

Persone contagiate da virus HIV o da virus dell'epatite a seguito di somministrazione di sangue o suoi derivati, sia periodica (ad es. soggetti affetti da emofilia, talassemia, ecc.) sia occasionale (ad es. in occasione di intervento chirurgico, ecc.);

Personale sanitario di ogni ordine e grado che abbia contratto l'infezione da HIV durante il servizio, a seguito di contatto diretto con sangue o suoi derivati provenienti da soggetti affetti da infezione da HIV;

Personale sanitario di ogni ordine e grado che abbia contratto l'infezione da virus epatici durante il servizio, a seguito di contatto con sangue o suoi derivati provenienti da soggetti affetti da epatite virale, come stabilito dalla Corte Costituzionale, con la sentenza n. 476/2002;

Persone che risultino contagiate da HIV o da epatiti virali dal proprio coniuge appartenente ad una delle categorie di persone sopra indicate e per le quali sia già stato riconosciuto il diritto all'indennizzo ai sensi della legge 210/92;

Figli che risultino contagiati da HIV o da epatiti virali dalla propria madre alla quale sia durante la gestazione già stato riconosciuto il diritto all'indennizzo ai sensi della legge 210/92 (art. 2, comma 7, L. 210/92);

Gli eredi di persona danneggiata che, dopo aver presentato la domanda in vita, muoia prima di percepire l'indennizzo;

Parenti aventi diritto (nell'ordine: il coniuge, i figli, i genitori, i fratelli minorenni, i fratelli maggiorenni), dietro specifica domanda, qualora a causa delle vaccinazioni o delle infermità previste dalla L. 210/92 sia derivata la morte del danneggiato. Gli aventi diritto possono optare fra un assegno reversibile per 15 anni o un assegno una tantum.

Alessandro

LA VOCE DELLA VERITÀ? PAPARELLA INCIAMPA IN PIAZZA



Fonte: http://www.ruvolibera.it/2016/05/la-voce-della-verita-paparella-inciampa.html#.V0W5fUyLTIV

Alessandro

Ricordiamo


Alessandro

Fichi!



Alessandro

Pensiero: La Soluzione Finale


Alessandro

Previsioni Rispettate!







Alessandro

Cannellone fruttariano


preparato per il ripieno: zucchine, olive, e olio


 cuociamolo fino ad eliminare l'acqua

ripieno pronto


ragù fatto

prepariamo il fondo per il cannellone

dentro il cannellone

ricopriamolo

eccolo pronto

trancio di cannellone

Cavolo! Quasi finito!!!

Alessandro

martedì 24 maggio 2016

Cronache di ordinaria follia, di ordinari suicidi e di ordinari omicidi, all'epoca della televisione.


Era depresso, lo ha detto la TV.


La fantasia. Nella fantasia, ovverosia al cinema e in tv, quando si parla di omicidi e/o suicidi si seguono sempre alcuni schemi fissi. Vediamo prima lo schema utilizzato nelle fiction. Poi vediamo come funziona invece la realtà.

Primo schema. C’è un Tizio trovato morto. C’è un biglietto di addio. E la pistola con le impronte digitali del morto. Tutto lascia pensare ad un suicidio, la scena del delitto è preparata con cura meticolosa, ma l’investigatore di turno (perché l’investigatore, sia esso giornalista, avvocato, magistrato o poliziotto, è una persona normale, intelligente razionale ed è dedito 24 ore al giorno al suo lavoro che è una missione) decide che la persona non può essersi suicidata. Troppo strano che prima di suicidarsi abbia consumato un abbondante pasto e si sia preparato una squisita torta. E da questo semplice indizio parte un’indagine che condurrà alla scoperta del colpevole. Un'indagine in cui medici legali, avvocati, poliziotti magistrati, collaborano tutti per la ricerca della verità. E tutti vissero felici e contenti.

Secondo schema. Un altro schema fisso si ha quando la persona trovata suicidata aveva dei parenti. L’investigatore interroga i parenti, perché si sa, un buon investigatore deve comunque approfondire anche quando la realtà a prima vita pare ovvia. E a seguito di una serie di domande l’investigatore si convince che forse potrebbe essere un suicidio. I parenti si accorgono di questi sospetti e collaborano con l’investigatore(perché l’investigatore, è una persona normale, intelligente razionale ed è dedito 24 ore al giorno al suo lavoro che è una missione). E tutti vissero felici e contenti.

Terzo schema. Un altro schema si ha quando dell’omicidio si accusa un innocente e un valoroso avvocato/magistrato/poliziotto si batte per dimostrare l’innocenza del malcapitato nonostante tutte le evidenze. Alla fine l’eroe (perché l’investigatore, è una persona normale, intelligente razionale ed è dedito 24 ore al giorno al suo lavoro che è una missione) dimostra l’innocenza del capro espiatorio e tutti vissero felici e contenti.


La realtà.

La realtà effettiva come l’ho potuta vivere in questi anni è invece la seguente.

Primo schema. Viene trovato un cadavere. Il foro di entrata della pallottola è nella schiena. La pistola è nella fondina, con la sicura inserita, quindi chi ha sparato poi si è pure premurato di riporla al suo posto. La scena del delitto è preparata in modo disastroso, anche un imbecille si accorgerebbe che è un omicidio.

E’ un suicidio dicono senza mezzi termini gli inquirenti (perché gli inquirenti in genere non si sono mai formati a una vera scuola investigativa, prima del concorso da magistrato o da commissario non erano mai usciti da casa se non per andare all’università e in palestra, hanno letto per formarsi al massimo qualche giallo, e la cosa più importante cui pensano sono gli avanzamenti di carriera e lo stipendio che badano di non perdere facendo indagini troppo accurate).

Il motivo di questa conclusioni? Perché era depresso. Si ma si sarebbe sparato nella schiena? Il medico legale ha detto che è possibile. E la pistola riposta nella fondina? Non è un ragionevole dubbio sul fatto che si tratto di omicidio? No. Perché era depresso.

La depressione è non solo il movente ma anche la spiegazione dinamica, balistica, medica, investigativa, tecnica, di tutti i suicidi e di tutti gli omicidi-suicidi. C’è chi si impicca con una sciarpa, arrampicandosi a un albero, di notte, come nel recente omicidio suicidio di Montefiascone; chi si impicca con un pigiama, chi ad un portasciugamani, chi con lacci della scarpe anche se in cella di isolamento i lacci erano proibiti, e finanche chi si suicida con una sega elettrica (un caso capitato a Villagrazia di Carini; ma anche gli USA hanno i loro suicidi” con motoseghe). Poi abbiamo i suicidi con la balestra, come nel caso di Stefano Anelli, e quelli che si suicidano battendo ripetutamente la testa contro il muro, per non dire di quelli che si infliggono “numerose coltellate”. Esemplare un caso capitato pochi anni fa a Bagno a Ripoli, in cui un ragazzo,

Lapo Santiccioli, prima avrebbe ucciso la fidanzata, poi si sarebbe inflitto diverse coltellate, per poi gettare il coltello a decine di metri da sé. Nonostante questo gli inquirenti non hanno mai dubbi. Sono tutti suicidi. E non c'è verso di trovare un medico legale che si faccia venire un dubbio, un poliziotto che indaga, un magistrato che porti a fondo la vicenda (anche perchè il magistrato serio, ove esistesse, deve scontrarsi con la non serietà di collaboratori e consulenti che spesso non vogliono saperne di approfondire perchè tengono famiglia, o perchè semplicemente non hanno la preparazione specifica per affrontare il caso). Il caso si chiude subito, e nessuno vive felice e contento, perché in questo modo si distruggono famiglie che vivono per anni in un incubo, senza mai trovare una formale giustizia e una spiegazione a certi eventi.

Nel secondo schema, quello con i parenti, la vicenda è più o meno questa. Tu fai delle domande, quelli continuano a rispondere “si è suicidato. Era depresso”. Si signora, replichi tu ma la pistola nella fondina? “lo dicevamo sempre noi, che Gigi era bravissimo con la pistola”. Si ma il foro nella schiena? “Gigi è sempre stato un originale”.

In un caso in cui un “suicida” si era inflitto una coltellata in una zona impossibile, un parente mi ha detto “abbiamo sempre detto che XXX era un uomo eccezionale che faceva miracoli, e quello è stato il suo ultimo miracolo”. Una sottovariante di questo schema è quella con i parenti che continuano a rispondere “era depresso”. Ma la pistola nella fondina? Era depresso. E il foro nella schiena? Era depresso.

Veniamo ora al terzo schema, il più assurdo e per certi versi sorprendente. Quello degli assassini.
A prescindere dal fatto che questi assassini sono sempre casalinghe, contadini analfabeti, spazzini, disoccupati, drogati, e in genere è impossibile parlarci perché non spiccicano una parola di italiano, rendendo irrealizzabile ogni forma di comunicazione, nei rari casi in cui ci si può parlare lo schema è quasi sempre questo: Tu sei innocente vero? Si

Bene allora possiamo dimostrare la tua innocenza. Non eri presente sul luogo del delitto, hai un alibi, non avevi le capacità di fare un massacro del genere. Possiamo dimostrare la tua innocenza. No no. Grazie. Il mio avvocato ha presentato un’istanza di incompetenza territoriale.

Si va bene l’istanza. Ma non proviamo a dimostrare l’innocenza? No. Il mio avvocato dice che è meglio presentare l’istanza di incompetenza territoriale.

Ubi maior minor cessat. Se un principe del foro dice che è meglio fare un’istanza di incompetenza territoriale anziché fare indagini difensive e dimostrare l’innocenza dell’imputato, chi sono io per smentirlo? Ùn’altra tipologia di assassino è quella che ormai si è rassegnato. Perché non proviamo la tua innocenza? Ma no… sto bene qui, in fondo. Chi me lo fa fare di tornare fuori?

Si ma tutti ti considerano un pluriomicida. E che mi importa? In fondo qui sto bene. Mi sto pure per laureare. Si ma prima o poi ti faranno uscire, anche se tra molti anni. E tutti ti considereranno un assassino pluriomicida.

Ma Pietro Maso adesso va in tv. Magari ci vado pure io. Logica ineccepibile, direi. La Tv ha creato il mostro, la tv si riprenderà il mostro. E tutti vissero felici e contenti perché molte persone (compresi i parenti delle vittime) pur di andare in TV a ripetere sempre le stesse cose, ammazzerebbero pure la madre e venderebbero l’anima.

Mentre sto scrivendo questo articolo mi scrive un sms la moglie di un sottufficiale dei carabinieri che si sarebbe suicidato. “Paolo si è suicidato un altro militare”. Si tratta di uno dei pochissimi casi in cui dopo che la moglie mi ha ripetuto centinaia di volte “era depresso” sono riuscito a sapere qualche particolare in più. Qualche piccolo particolare si intende. Come il fatto che nessuno in caserma ha sentito lo sparo, nonostante la moglie fosse nella stanza accanto al momento dello sparo e vivessero in caserma.

Ma è impossibile approfondire, perché è impossibile avere un autopsia seria, è impossibile fare indagini serie e soprattutto tutti continuano a ripetere “eh ma era depresso”. Molti dubbi si sono insinuati nella mente della moglie, che del resto mi chiamò perché qualche sospetto che le cose non fossero andate come apparivano ce l’aveva. Ma non si può pretendere che una persona che ha subito uno shock per la morte del marito si trasformi in una investigatrice provetta, lucida e razionale, sostituendosi allo stato

D’altronde nei casi in cui sono riuscito a collaborare bene con un familiare, non è andata troppo bene e talvolta c’è da sperare di non capirla mai la verità.

In un caso in cui una madre si batteva per mandare in galera l’assassino del figlio (che si era suicidato con un filo elettrico, trovato però accanto al corpo e non attorno al collo), e questo presunto assassino era il mio assistito, parlandoci sono riuscito a convincere la donna di collaborare con me a trovare il vero assassino. Anche perché le sue indagini personali sulla morte del figlio non erano poi tanto accurate. Uno si aspetta che una persona alla ricerca della verità sulla morte del figlio legga carte, senta testimoni, si informi… macchè… alla domanda “da dove deriva la convinzione che l’assassino sia il mio assistito?” la risposta è stata “lo ha detto la TV”.

Poco prima dell’incontro la donna è stata trovata morta, con del filo elettrico accanto, come il figlio.
E’ un suicidio, hanno concluso gli inquirenti. Perché? ma perché era depressa per la morte del figlio. Logico. Ma  la cosa più assurda è che parlando con il mio assistito, ovvero il presunto assassino del figlio, anche lui sosteneva fosse un suicidio. Su quali basi? Eh ma l’ha detto la TV. Ma anche di te la Tv diceva che eri un assassino, replico; non ti rendi conto che lo schema è lo stesso?

Si ma la TV ha detto che era depressa da tempo. E per fortuna che il mio assistito era in carcere. Altrimenti la colpa sarebbe stata ancora una volta la sua, se la TV avesse deciso di creare un altro caso mediatico. E se qualcuno avesse fatto notare che non poteva essere lui l’assassino, essendo in carcere, la risposta sarebbe stata semplice “ma l’ha detto la TV”,

Qualcuno mi domanda se esiste un caso di omicidio a cui abbia collaborato e che sia finito non dico bene, ma quantomeno con una sentenza definitiva. In effetti esiste, e lo straordinario risultato è dovuto al fatto che, per la prima volta, chi mi ha consultato non era un ignorante analfabeta che non riesce neanche a esprimersi in italiano. ma un professore, psicologo, quindi ben conspevole della realtà e di certi meccanismi, e in grado di capire ciò che gli dicevo dal punto di vista investigativo e giudiziario.

Adesso vi racconto come è andata. Zeno Tavaglione, questo il nome dello psicologo, scopre che la ex moglie, Emma, è morta avvelenata, e capisce fin da subito che l'assassino è probabilmente il suo medico, che ha prescritto dei farmaci volutamente sbagliati alla moglie. Il medico viene tradito da una ricetta lasciata sotto la porta di casa, e da alcune contraddizioni del suo racconto, da cui emerge chiaramente che ha mentito e quindi una sua possibile responsabilità nell'avvelenamento di Emma. Dal momento che la magistratura non vuole fare una sola mossa per indagare, Zeno Tavaglione che fa? Mi chiede consiglio e divento suo consulente.

La prossima mossa? Mi chiede In linea di massima seguendo lo schema dovrebbero accusare te dell'omicidio di tua moglie; rispondo. Anche il magistrato Gennaro Francione, che si occupa di malagiustizia, ripete spesso che essere parenti della vittima, per il nostro ordinamento, equivale ad avere una marea di guai perchè l'assassino è quasi sempre il partner o il familiare. Lui non si perde d'animo e decide di farsi condannare provocando un processo, e nel processo cercare di provare l'avvelenamento della moglie. Telefona quindi ripetutamente a casa e all'ufficio del medico e lascia ripetute telefonate con il messaggio "assassino, consegnati alla polizia".

Il medico denuncia Zeno per vari reati, tra cui molestie, stalking ecc. Al processo Zeno ammette la sua responsabilità (si sono stato io a fare stalking, condannatemi, ma avete anche le prove delle menzogne che il medico ha detto, e la prova che forse è lui l'assassino); in dibattimento il medico cade palesemente in contraddizione, dichiara il falso, e mente spudoratamente sul suo rapporto con la vittima. Ce ne sarebbe abbastanza per poter aprire un'indagine per omicidio. In alternativa, giudicando infondato il comportamento di Zeno, egli dovrebbe subire quantomeno una pesante condanna per stalking, dal momento che si parla di decine di telefonate, anche ai familiari, che hanno creato un pandemonio in famiglia.

Ma non succede nè l'una nè l'altra cosa. Se Zeno anzichè essere uno psicologo fosse stato un  contadino o uno spazzino, oggi sarebbe stato probabilmente in galera per omicidio o quantomeno per stalking. Se l'è invece cavata con 300 euro di multa.  Un risultato processuale di tutto rispetto, per i tempi che corrono.

Ultima differenza rispetto alle fiction. Gli avvocati nella fantasia sono tutti ricchi e ben pagati dai clienti. Nella realtà invece tutti presumono che tu debba lavorare gratis perchè probabilmente pensano che uno si occupi di queste per hobby e che mettere le mani in omicidi, suicidi, sangue, ecc sia una cosa divertente. Per non parlare del fatto di dover subire minacce pressioni intimidazioni, difficoltà... E in un'occasione mi hanno detto "va beh non ti pago, ma sei andato in TV". In un'altra occasione una cliente protestava per la somma che gli chiedevo, che a conti fatta veniva dieci euro l'ora, senza contare il rimborso spese del viaggio, che secondo lei doveva essere a carico mio. "Signora, le dissi, non pretendo di essere strapagato, ma almeno di essere pagato quanto viene pagata una domestica posso pretenderlo?"; per tutta risposta mi fa "ma la mia domestica la pago 5 euro l'ora".

In un altro invece il "cliente" dopo anni di lavoro, e migliaia di euro spesi da parte mia per poterlo difendere da un'accusa di omicidio, si è incazzato perchè ho rilasciato un'intervista a un giornale, probabilmente presumendo che il giornale mi avesse pagato per intervistarmi e io volessi lucrare sulla sua vicenda. Così non ci parliamo più e non siamo più in contatto e non lo difenderò più. E i mesi di lavoro, le migliaia di km percorsi in giro per l'Italia per fare le indagini difensive, chi me li paga?
Sono stato ampiamente ripagato dal fatto di essere andato in Tv per due minuti. Cosa pretendere di più?

I processi si fanno in TV. Le diagnosi le fa la TV. E abbiamo 55 milioni di italiani che sono provetti investigatori in grado di stabilire se la Franzoni sia colpevole o innocente in base a quello che ha detto la TV. Mi pare giusto che pure la parcella sia costituita da una presenza in TV.

Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2016/05/cronache-di-ordinaria-follia-di.html

Alessandro

Pensiero: I Bambini


Alessandro

Ancora Strumenti Scientifici

Per Capire il mondo circostante, abbiamo visto, come semplici strumenti scientifici ci aiutano. Adesso, ne vediamo altri, davvero altrettanto efficaci:


Ambiente
E' l'ambiente sovrano. Con l'Ambiente giusto la vita prospera, ed quindi la salute e la felicità. L'Ambiente sbagliato, ed abbiamo la malattia, la tristezza e poi la morte.


Fabbisogni Indotti.
La Vita Innaturale, ci porta ad avere, dei fabbisogni indotti, dei quali, siamo schiavi: macchina, cucinare, medicine, eccesso di nutrienti, etc..

Minima Energia
E' la legge della natura con il quale tutto cresce e prospera. Tutto e' fatto con i giusti tempi, che sono sempre quelli minimi. Minimo sforzo massimo risultato. Dove c'e' fatica c'e' qualche cosa da sistemare.


Proviamo ad analizzare la nostrea vita con queste conoscenze, e vedremo, che tutto torna...


Alessandro

Piadine Fruttariane 2








Alessandro

lunedì 23 maggio 2016

Terra piatta: IL Disco di Nebrasca



Alessandro

Scie Chimiche per il 26?


http://tg.la7.it/meteo/le-previsioni-del-tempo-di-luned%C3%AC-23-maggio-2016-23-05-2016-103966 

Alessandro

Musica Maestro...



Alessandro

Piadina Fruttariana


Piadina di Platano

Frutta ortaggio grigliata


Piadina ripiena

Piadina arrotolata


Alessandro

Ecco come funzionano gli attentati?


Alessandro

Dalla Rete: Questi erano i Liberatori?




Alessandro

sabato 21 maggio 2016

Terra Piatta: Facciamo le Bolle!




Alessandro

Da Ricordare..


Alessandro

Alieni che palle!




"...Something that's really been on my mind lately is the massive amounts of space programming and alien programming. In light of the flat earth awakening, it makes sense that we would have to be heavily conditioned to believe in outer space, then aliens, & finally an alien attack. It's obvious that the programming is more rampant than ever, but the project blue beam fake alien invasion could still be years or even decades away. The occult elite / Illuminati / Jesuits / Fake Jews / etc are very patient and will take as much time as they need, but if they get desperate, they can be unpredictable. In the current times we are living in, be on the look out for anything and everything. Little steps towards huge events are constantly taking place. ..."


"...Qualcosa che è veramente stato nella mia mente ultimamente è l'enorme quantità di programmazione spazio e programmazione aliena. Alla luce del risveglio piano terra, ha senso che avremmo dovuto essere pesantemente condizionati a credere nello spazio esterno, poi gli stranieri, e, infine, un attacco alieno. E 'ovvio che la programmazione è più dilagante che mai, ma il progetto azzurro falso fascio invasione aliena potrebbe essere ancora anni o addirittura decenni di distanza. L'elite occulto / Illuminati / Gesuiti / ebrei falsi / etc sono molto paziente e avrà tutto il tempo di cui hanno bisogno, ma se ottengono disperati, possono essere imprevedibili. Nei tempi attuali che stiamo vivendo, essere alla ricerca per qualsiasi cosa. Piccoli passi verso grandi eventi sono costantemente in corso...."

Alessandro

Pensiero: Patrimonio Umanità Psicopatica

"...Questo e  quel sito e' patrimonio dell'Umanità. Come mai per accederci, quando possibile devo pagare, essendo anche mio??..

Alessandro

Cena Fruttariana



Caprese Fruttariana.

Polpette di zucchina, peperoni e melanzane fredde

Polpette di zucchine, peperoni e melanzane calde

Pane fruttariano di platano

Melone e ciliege

Gelato di more, banane e mela: na goduria


Alessandro

venerdì 20 maggio 2016

Pensiero: Pantani


Alessandro

Pensiero: Sulla Costituzione

"...Ma cosa vi frega se cambiano le loro Regole? Carta straccia era, e carta straccia Rimane. Le vere Regole, se ce le vogliamo dare, DEVONO AVERE L'UNANIMITA' TOTALE. Se anche uno, dice no, quella voce, ha trovato il problema..."

Alessandro

Nasa: La porta del ridicolo



Alessandro

Tic Tac

Cari, Potenti, Illuminati, Elohim, Massoni, Pupazzi, o quello che vi piace come nome:


Alessandro

Volo 33: Ennesimo Falso??


Alessandro

giovedì 19 maggio 2016

Citazione: Dio


Alessandro

Pensiero: Della Morte


Alessandro

Pazienti in punto di morte: "Vorrei non aver lavorato così tanto"

Un’infermiera rivela le 5 cose di cui tutti i pazienti si pentono poco prima di morire



L’articolo originale è stato scritto da Bronnie Ware, un’infermiera che per molti anni è stata responsabile delle persone che hanno scelto di morire in casa:

Per molti anni ho lavorato in cure palliative. I miei pazienti erano quelli che andavano a casa a morire. Abbiamo condiviso alcuni momenti speciali. Stavo con loro per le ultime 3-12 settimane di vita. La gente matura molto quando si scontra con la propria mortalità.

Ho imparato a non sottovalutare la capacità di una persona di crescere. Alcuni cambiamenti sono stati fenomenali. Con ognuno di loro ho sperimentato una varietà di emozioni straordinaria. La speranza, il rifiuto, la paura, la rabbia, il rimorso, la negazione e, infine, l’accettazione. Tuttavia, ogni paziente ha trovato la pace prima di lasciarci.

Alla domanda su quali rimpianti avessero avuto o su qualsiasi altra cosa che avrebbero fatto in modo diverso, sono emersi alcuni argomenti costanti.


Questi sono i cinque più comuni:


1. Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita fedele a me stesso, non la vita che gli altri si aspettavano da me: questo è stato il rimpianto più comune di tutti. Quando le persone si rendono conto che la loro vita è quasi finita e guardano indietro, si ritrovano davanti tutti i sogni rimasti insoddisfatti. La maggior parte delle persone non aveva ancora realizzato la metà dei propri sogni e doveva morire sapendo che ciò era causato dalle scelte che aveva fatto, o non fatto.

E’ molto importante cercare di concretizzare almeno alcuni dei propri sogni. Perchè la salute a un certo punto va via, ed è troppo tardi. Stare bene porta una libertà di cui pochissimi si accorgono, finchè non ce l‘hanno più.

2. Vorrei non aver lavorato così tanto: questo pensiero è stato ammesso da tutti i pazienti di sesso maschile di cui mi sono presa cura. Si sono persi la giovinezza dei propri figli e la compagnia della propria moglie. Anche le donne hanno parlato di questo rimpianto, ma dato che la maggior parte di loro era di una vecchia generazione, molti dei pazienti di sesso femminile non erano state educate come capifamiglia. Tutti gli uomini che ho curato erano profondamente pentiti di aver vissuto una vita di solo lavoro.

Semplificando il tuo stile di vita e facendo scelte consapevoli, potresti accorgerti di non aver bisogno dello stipendio che desideri. E concedendoti più spazio nella vita, sarai più felice e più aperto a nuove opportunità.

3. Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti: molte persone sopprimo i propri sentimenti  al fine di mantenere la pace con gli altri. Come risultato, si stabilizzano in un’esistenza mediocre e non diventano mai quello che erano veramente in grado di diventare. Molte malattie si sviluppano come un risultato relativo all’amarezza e al risentimento che provoca questa consapevolezza.

Non possiamo controllare le reazioni degli altri.  D’altra parte, però, anche se le persone possono inizialmente reagire quando si comincia a parlare loro onestamente, alla fine il rapporto raggiunge un livello completamente nuovo e più profondo. O questo, o eliminare i rapporti malsani. In entrambi i casi, si vince.

4. Vorrei aver avuto più contatti con gli amici: spesso ci si rende conto realmente dei benefici che portano i vecchi amici solo dopo settimane di convalescenza, e non sempre è possibile trovarli. Molti erano così presi da se stessi che avevo abbandonato le amicizie, scomparse tra gli anni che passano. A tutti mancano i propri amici quando si sta morendo.

E’ comune per chiunque abbia uno stile di vita frenetico lasciare che amicizie scompaiano. Ma quando si trovano di fronte alla morte, i dettagli fisici della vita scompaiono. La gente vuole avere i loro affari finanziari in ordine ,se possibile. Ma non è il denaro ciò che conta veramente per loro. In realtà, vogliono solo mettere le cose in modo più a vantaggioso per coloro che amano. Di solito, però, sono troppo stanche per gestire questo compito. Alla fine tutto si riduce ad amore e relazioni. Questo è tutto quello che si lascia nelle ultime settimane, l’amore e le relazioni.

5. Vorrei aver permesso a me stesso di essere più felice:  Questo è un rimpianto sorprendentemente comune. Molti non si rendono conto fino alla fine che la felicità è una scelta. 

Rimasti bloccati in vecchi schemi e abitudini – il cosiddetto ‘comfort’ della famiglia – e bloccati dalla paura del cambiamento, hanno vissuto per gli altri negando a se stessi la felicità.

Non è mai tardi per cominciare a cambiare le cose che dobbiamo cambiare …

Fonte: http://laschiavitudellavoro.blogspot.it/2016/05/pazienti-in-punto-di-morte-vorrei-non.html

Alessandro

Un Appello per Bossetti

Dopo Aver Visto Questo Video, e' palese che Bossetti e' Innocente, allora vorrei fare un appello all'omicida di Chiara.

Una ragazza Innocente e' morta, abbiamo bisogno di un'altra vittima? Perché lasci accadere questo?

HAi il potere di fermare tutto questo, e di fare giustizia. Nessuno può ridarci Yara, ma sicuramente possiamo evitare la galera ad un Innocente.

Fai ciò che e' giusto: rendi la pace a tutti quelli che amano Yara, e la verità. Abbiamo bisogno di questo,

A tutti gli inquirenti, ma avete visto cosa state facendo? Torquemada all'ennesima potenza. Lo sapete che il Contrappasso ci vede bene?



Alessandro

mercoledì 18 maggio 2016

ll "Simpsonwood Memo": la pistola fumante sui vaccini al mercurio


Fonte: https://contiandrea.com/2016/05/16/ll-simpsonwood-memo-la-pistola-fumante-sui-vaccini-al-mercurio/

Alessandro

Terra Piatta: I Nostri Sensi






Alessandro

ASTENSIONISMO: Immaginiamo un allevamento di bovini...



All'interno ci sono gli animali costretti a produrre latte e carne stando dentro norme precise calate dall'alto, recinti mentali e fisici, percorsi obbligati macchiati di sangue. Questi bovini sono solo numeri, hanno il destino segnato, quello voluto dagli allevatori, i quali, avendo come unica attività quella di misurare la produttività e l'efficienza delle bestie (il famoso 'merito'), ricavano lauti guadagni dalla messa in schiavitù dei bovini, a cui dicono di volere molto bene.

Quello dei bovini è un destino di sfruttamento e morte, al di là del fatto che le stalle siano dorate o merdose. Ma insomma, andiamo al sodo, a un certo punto gli allevatori, visto che i bovini cominciavano a incazzarsi, decisero di concedere loro 'il diritto' di scegliersi l'allevatore, e siccome ai vitellini era stato insegnato che questa cosa si chiamava "democrazia" ed era una cosa buona e giusta, una 'conquista', le bestie festeggiarono e cominciarono a scegliersi chi, da allora in poi, avrebbe dovuto scannarle.

Ora, se un bovino si vuole rifiutare di scegliersi colui che lo sfrutterà e lo ucciderà, questo rifiuto si chiama "astensione" consapevole anarchica. Chi invece si rifiuta solo perché è incazzato e vorrebbe solo altri allevatori dalle facce nuove, e rimanere nella stalla, questa a mio giudizio si chiama solo idiozia.

Oggi, dato che la società si è pesantemente scolarizzata, siamo messi talmente male che di fronte a un astensionista consapevole gli altri bovini si incazzano e gli dicono che è irresponsabile non scegliersi lo sfruttatore...



Fonte: http://laschiavitudellavoro.blogspot.it/2016/05/astensionismo-immaginiamo-un.html

Alessandro

Terra Piatta: Ecco Saturno...



Alessandro

Terra Piatta: Il Sole e' vicino



Alessandro

martedì 17 maggio 2016

E questi sono davvero pericolosi..

«Spero che rimettano le torture, io sarò il boia»: l'audio choc dell'agente penitenziario



Nuovi particolari nell'inchiesta sui presunti pestaggi del 2010 nel carcere di Parma. Il pm ha chiesto l'archiviazione ma la difesa del detenuto marocchino si è opposta. Presentando un'ulteriore memoria. Con altre registrazioni inquietanti. In una di queste i sospetti per la morte di un recluso italiano

«Spero che rimettano le torture, io sarò il boia»: l'audio choc dell'agente penitenziario
L'indagine sui presunti pestaggi nel carcere di Parma non è ancora chiusa. Il pm aveva chiesto l'archiviazione. I legali di Rachid Assarag si sono opposti alla richiesta. E durante la prima udienza in cui il gip dovrà valutare se scrivere la parola fine su questa vicenda oppure se concedere un ulteriore possibilità al detenuto, la difesa ha depositato una memoria con un allegato massiccio: l'elenco completo di trascrizioni e link agli audio registrati dal detenuto dietro le sbarre del carcere emiliano.

Un documento realizzato con la collaborazione degli studenti tirocinanti dell'università di Giurisprudenza di Ferrara.

In particolare in quei reparti dove i detenuti devono scontare condanne “infamanti”. Come Rachid, dentro per violenza sessuale. Un reato che comporta un ulteriore sanzione tutta interna al mondo carcerario. Oltre la legge, c'è un codice interno di comportamento e di punizione. L'ha subita Rachid questa legge divina. Ma anche un altro ex detenuto. Italiano. Quest'ultimo ha già in parte ottenuto giustizia dopo la denuncia del Garante dei detenuti della città Ducale e la pubblicazione della storia sulle pagine online de “l'Espresso”.

Due agenti sono stati sospesi dal servizio. Per Rachid tutto si complica. Ci sono gli audio. Ma non sono sufficienti per il pm. Ci sono gli interrogatori di Assarag in cui riconosce i presunti colpevoli. Ma anche questo basta. Ora Assarag è in un altro carcere. L'ennesimo. Ne ha girati diversi. Dopo Parma è andato a Prato. Anche qui ha registrato ed è stato picchiato. Poi Sollicciano, Firenze. Anche qui stessi problemi. Infine Sanremo. Tra le registrazioni archiviate dai legali di Assarag- in particolare da Fabio Anselmo con un gruppo di ricercatori dell'Università di Giurisprudenza- ci sono quelle tra il detenuto e il medico del pentitenziario.

Ecco cosa dice il professionista senza sapere di essere “intercettato”: «Certo, che scrivono che hanno picchiato uno?! Per cui scrivono; il detenuto è caduto dalle scale; oppure il detenuto ha aggredito l’agente che si è difeso, ok? Quindi al magistrato porterei la mia testimonianza e cento testimonianze che dicono il contrario. Capisce? Poi quando al magistrato gli arriva una testimonianza di un sanitario e cento testimonianze che dicono che è caduto dalle scale, cosa fa? Ha presente il caso Cucchi?».

Qualche secondo dopo nella stessa conversazione, Rachid chiede al medico se ha mai visto persone lasciate nude in cella. E l'uomo col camice ammette: «Sono due anni che lotto per questa cosa e non sono riuscito a fare niente! Perché non solo ho contro tutta la parte della Giustizia, ho contro anche la stessa parte della Sanità che ha sempre fatto e continua a fare cosi».

Ancora più significativa è uno dei dialoghi tra Rachid e l'agente penitenziario-testimone di alcuni soprusi. Quest'ultimo, però, dirà ad Assarag che non testimonierà mai contro un collega: «Mi hanno veramente massacrato eh» dice Assarag rivolgendosi all'appuntato, che risponde «Lo so». Il detenuto poi prosegue raccontando di quando il magistrato è entrato nella sua cella dopo il pestaggio e che nella cella ha visto tutto il sangue. «Mi ha detto di scrivere tutto quello che mi fa male e mandargli una lettera, è venuto con ispettore grosso alto e moro». L'agente riflette: «Assarag purtroppo sai cos'è? Si è innescato un giro vizioso contro di te.. adesso ormai si è tranquillizzato.. ma che succede..? Succede che poi tu sei detenuto e quello è ispettore o brigadiere.. è sempre la tua parola contro la loro. Hai visto che succede col discorso della stampella.. perdi credibilità.. perciò senza prove...» «Come le prove.. ma lei ha visto tutto» ribatte il detenuto marocchino. Dall'altra parte però c'è un muro di omertà: «Sì ma io non posso testimoniare contro il mio collega!»


Il clima di sospetti e silenzio rende difficile la ricostruzione di un ulteriore fatto avvenuto all'interno del carcere di Parma. Si tratta della morte di Ciro Campanile, detenuto nello stesso periodo di Rachid a Parma. Morto dopo una lunga agonia in cella. Campanile non avrebbe ricevuto alcun soccorso, nonostante la richiesta di aiuto e le sollecitazioni di alcuni detenuti, tra cui Assarag. Di quella tragica notte, era il 15 novembre 2010, Rachid ne parla con più agenti. Uno di questi gli risponde: «Era un tossico, picchiava la moglie e non dava da mangiare ai bambini...il buon Dio ha fatto una cosa buona». Un altro invece spiega come sono andati i fatti: «Per me respirava, stava dormendo, russava...sai quando è morto? Quando non si sente più il respiro, per me è morto».

Con un altro poliziotto ancora i riferimenti diventano ancor più violenti: «Se tu credi nelle regole della giustizia perchè non hai chiamato dottore quando te l'ho detto io e te l'ha detto un detenuto?» chiede Rachid. L'uomo in divisa risponde:«Se io devo fare la regola della giustizia, facevo il magistrato[...] spero che rimettano le torture, mi propongo io come boia»

Rachid: «Ah ti piace fare queste cose sui detenuti?» Agente: «No, non mi piace fare queste cose sui detenuti, mi piace farlo su quelli come te[...] cosa c'è scritto nella maglia? Polizia penitenziaria, non c'è scritto medico!» Rachid: «Ma lei non ha chiamato il medico, mi ha detto che la cornetta pesa 50 kg...per questo hai lasciato morire un detenuto?" Agente: «Certo». Vita in galera. Regole non scritte. Che spesso valgono più di ciò che è scritto nelle leggi dello Stato. Lo sanno persino i professionisti che lavorano in queste strutture.

Il detenuto marocchino registra la voce della psicologa, che gli confida quanto sia difficile lavorare dentro un carcere: «E’ che comunque dentro il carcere funziona così, le regole vengono fatte dagli assistenti, dal capo delle guardie, c’è una copertura reciproca – diciamo - una specie di solidarietà reciproca tollerata...non credo che lei abbia il potere di cambiare niente!». In un altro audio la piscologa aggiunge, a proposito di chi detiene il potere, «Glielo dimostrano volta per volta. Tutte le volte che prova a dire qualcosa le danno, le fanno rapporto; quando solleva una questione, la mettono a tacere; gli hanno fatto male al dito e se lo deve tenere; ogni secondo dimostrano...ma non abbiamo il tipo di potere che lei pensa che noi abbiamo: si vedono tante cose brutte al mondo, non é che abbiamo il potere di intervenire su tutte. E qua è un po' la stessa cosa: non c’è lo stesso potere, da parte nostra e da parte dell’Istituzione, quindi .. tutti hanno le mani legate, prima di tutto voi».

Poco più avanti nella conversazione aggiunge: «le carceri non rieducano mai!». Una affermazione che abbiamo sentito migliaia di volte, ma pronunciata da uno psicologo che lavora dentro il penitenziario, ha tutto un altro sapore. Più amaro. E tutt'altra prospettiva: decisamente cupa.


Fonte: http://espresso.repubblica.it/inchieste/2016/05/13/news/spero-che-rimettano-le-torture-io-saro-il-boia-l-audio-choc-dell-agente-penitenziario-1.265476?ref=HEF_RULLO

Alessandro