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martedì 15 marzo 2016

Testoni

Bisogna essere infantili per riuscire in questo sistema sociale. Guardiamoci intorno, cosa vediamo?Difficilmente ci imbattiamo in persone con delle idee proprie e un pensiero critico e indipendente, ma semmai in attesa di indicazioni da parte di un qualche individuo a cui affidare la propria libertà, la propria scelta (il mercato, i superiori delle istituzioni per cui lavorano, ecc.)

Credo che questo sia un punto cruciale. Qui vanno avanti i bambini e i sempliciotti, e d’altronde sono loro i più propensi ad accettare la qualunque, ad obbedire. Il tipo umano per eccellenza di questa nostra epoca post-capitalistica e neoliberista non è l’alienato, l’ignorante, ecc. (certo, è anche questo) ma è fondamentale si comprenda bene che si tratta innanzitutto di una personalità con una scarsa autonomia intellettuale, con una sostanziale puerilità, banalità, povertà, piattezza di fondo. Per avere un esempio efficace, che ci restituisca velocemente l’idea di questo particolare profilo psicologico possiamo pensare alla figura letteraria e orwelliana del prolet.

E i bambini sono per caso capaci di organizzarsi senza una figura a loro superiore che li guidi? Sono forse in grado di capire se stanno subendo o no un torto da un adulto (s’intende in questo caso un individuo maturo culturalmente), come una violenza? Ovviamente no. Sono in grado di escogitare una rivoluzione (anche pacifica), al di là della dimensione del “tu devi” imposto dall’alto? No. Si sentono facilmente in colpa, non hanno idea di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, o ne hanno una percezione appunto elementare e insufficiente.

Il bambino è pongo malleabilissimo, puoi influenzarlo come meglio ti pare e ti serve, e prova molto facilmente sentimenti come la paura , che si sa essere da sempre strumentum regni per eccellenza. Poi, il bambino si entusiasma, si incanta troppo facilmente di fronte a qualsiasi cosa gli viene proposta (opubblicizzata), senza il minimo motivo, senza prima valutare criticamente la natura di quella cosa, se quella data cosa inoltre sia o meno prioritaria da un punto di vista morale, utile o dannosa.

Il bambino impara le tabelline, e stop. Questo potrebbe al limite andar bene fino alla scuola media; il problema grave è che oggi il sistema ci vuole sempre eterni bambini, e riesce a “formare” individui tali proprio tramite un impianto “educativo” (da: “zitto e ascolta la lezione, fa il tuo compitino”). Succede pertanto che si finisce per essere perfino stimolati a non sviluppare il nostro io, a non farlo mai sbocciare come per natura farebbe, e quindi a rimanere bimbi anche all’università, ovviamente in preparazione a un mondo del lavoro che richiede proprio esattamente persone programmate e programmabili, plasmabili e imbecilli, mansionari schiavi, anziché teste pensanti, stabili e, per usare termini cari alla logica (a sua volta bambinesca) del paternalismo autoritario, “cocciuti”, “teste dure”, “testoni”.

Ma chi è lo stupido? L’asino o il cavallo? È ovvio che l’imbecille crede che sia l’asino, solo sulla base del fatto che quest’ultimo sia più restio a farsi comandare, domare.

Oggi lo sappiamo tutti che l’asino è più intelligente del cavallo.

Ancora, i bambini tendono a essere sempre allegri. I bambini ridono facilmente ai funerali. Proprio come chi oggi festeggia spensierato e incoscientemente sulla tomba del mondo, drinkando allegro.


Fonte: https://caldosullevette.wordpress.com/2016/03/14/testoni/

Alessandro

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