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mercoledì 2 marzo 2016

Il diritto e la supercazzola della legale rappresentanza.



1. Premessa.
2. La supercazzola della dichiarazione di legale rappresentanza.
3. A cosa serve la supercazzola della legale rappresentanza. E le sue applicazioni pratiche.
4. Alcuni casi pratici.
5. Conclusioni.


1. Premessa.

Poco prima che mi laureassi, un giorno me ne stavo in biblioteca col professore della mia tesi che, guardando a lungo la fila di libri sugli scaffali, mi disse: “Vedi questi? Il 90% è merda. Roba scritta da gente che non capisce un cazzo, e libri di cui non ci si capisce un cazzo”. Il più grande amministrativista mai esistito, Massimo Severo Giannini, diceva che oltre la metà dei testi di diritto amministrativo sono scritti da persone che il diritto amministrativo non lo conoscono per niente.

Uno dei più grandi civilisti italiani, Rodolfo Sacco, dedicava nel suo libro “Il contratto” un intero paragrafo al “linguaggio dei giuristi” denunciando, in estrema sintesi, il linguaggio incomprensibile dei testi giuridici e anche delle sentenze; stessa denuncia fatta da uno più grandi civilisti, Gorla, il quale scriveva che i giuristi hanno fatto con le loro astruse argomentazioni, del diritto, un selva selvaggia.

In effetti il diritto è già materia abbastanza complicata di per sé; ma a renderlo davvero più complicato sono due fenomeni, denunciati da sempre dai migliori giuristi, anche se in modo più elegante di come sto facendo io: l’impreparazione degli addetti ai lavori da una parte, e l’astrusità del linguaggio dall’altra, spesso voluta ad arte per mascherare le reali motivazioni delle decisioni più importanti.

Delle vere e proprie supercazzole insomma.

Il giurista, così, viene abituato fin dall’università a imparare a memoria concetti che spesso non capisce. Imparano a memoria vere e proprie frasi prive di senso, ma se provi a chiedere spiegazioni in parole più semplici non te le sanno dare, per il semplice motivo che oltre a ciò che hanno imparato a memoria non riescono a dire altro. Ecco che così i giuristi, Cassazione compresa, inventano principi generali a go go, e utilizzando tali supercazzole riescono a fare quello che neanche un mago sarebbe in grado di fare.

Ad esempio… Bisogna condannare la Franzoni giustificando il suo gesto come atto di follia? Nonostante la Franzoni sia sana di mente e risulti persona normale con vita equilibrata, per il giudice non c’è problema: si inventa lo “stato crepuscolare orientato”, malattia mentale che è inesistente per il DSM (cioè la bibbia mondiale della psichiatria) e che nessuno conosce, ma che tanto nessuno smentirà mai, non essendo il giurista in genere preparato né in diritto né tantomeno in psichiatria.

Bisogna decidere se Andreotti è colpevole o innocente del reato di associazione mafiosa, reato gravissimo che prevede molti anni di galera? La soluzione è semplice e molto pilatesca: non è né l’uno né l’altro, perché il reato è prescritto; cioè secondo i giudici Andreotti era mafioso fino ai primi anni ’80, poi non lo è stato più, quindi è colpevole ma non va in galera. Semplice come il gioco delle tre carte. Ecco come poi su alcuni giornali si può scrivere “Andreotti è stato dichiarato mafioso”, e su altri si può affermare l’esatto contrario, avendo ragione tutti e due. Giuridicamente qualunque cosa si dica è (quasi) ineccepibile.

Se un morto di fame ruba un televisore da un supermercato per rivenderlo, è un ladro e rischia anni di galera; se poi questo morto di fame ammazza qualcuno è un assassino. Ma se a rubare è un ricco e potente signore, allora quello diventa cleptomane; secondo la giurisprudenza la cleptomania è un vizio totale di mente (totale, non parziale, badate bene) e quindi va assolto. Se poi questo ricco e potente signore uccide qualcuno e magari è professore universitario, non è un assassino; no, è un malato di mente, e quindi va assolto e può pure continuare a insegnare all’università.

Si vuole abolire il reato di attentato agli organi costituzionali che il Codice Rocco puniva, giustamente, con l’ergastolo? Non c’è problema. Lo si trasforma in reato di opinione, e si cambiano completamente le pene, e tutti i pecoroni della dottrina italiani, magistrati, professori, ecc., senza timore di cadere nel ridicolo, sostengono che questo è un reato di opinione. Il colpo di stato, insomma, diventa un reato di opinione, più o meno come il vilipendio alla bandiera (che infatti fu oggetto della riforma dei reati di opinione insieme al reato di colpo di stato).

Il giurista, dovendo imparare a convivere fin dai primi anni di università con queste assurdità, alla fine le trova normali e quindi snocciola questi principi con naturalezza: “E’ la giurisprudenza prevalente”, rispondono; bisogna leggere il Codice in una prospettiva “costituzionalmente orientata”, dicono altri, arrivando persino a dire che il reato di associazione mafiosa (il 416 bis) viola il principio di colpevolezza, e quindi occorre abolirlo. Che poi il principio di colpevolezza non esista nella Costituzione e sia stato inventato solo negli anni ’80, non se ne cura nessuno; qualche giurista senza timore di apparire ridicolo, sostiene che il 416 bis viola il principio di colpevolezza e quindi non è “costituzionalmente orientato”. E se uno risponde che tale giurisprudenza è una follia, loro replicano sereni che la Cassazione ha solo applicato la legge e nessuno può dargli torto.

D’altronde non è solo la Cassazione ad inventare vere e proprie assurdità. Esistono interi istituti giuridici completamente inventati (cioè inesistenti nella legge), e che sono considerati veri e propri capisaldi del diritto.Oltre al principio di colpevolezza, che abbiamo citato adesso, la più clamorosa invenzione giuridica è quella dell’interesse legittimo; si tratta di un istituto che è il caposaldo del diritto amministrativo, senza il quale non esisterebbe forse neanche una materia denominata “diritto amministrativo”, che è considerato un pilastro del nostro sistema giuridico, ma che, semplicemente, non esiste.

E’ un istituto inventato dalla giurisprudenza alla fine dell’800 per tutelare il cittadino di fronte allo strapotere dell’amministrazione, contro cui non esisteva alcuna legge, ma che non è mai stato codificato in una legge ad hoc; sennonché, in tempi recenti, nessuno si ricorda più come è nato; e nessuno capisce che, essendo nato nell’800, oggi è completamente inutile perché il sistema giuridico è completamente diverso; l’istituto continua ad esistere nonostante la sua inutilità ed è addirittura considerato la linea di confine tra il diritto amministrativo e il diritto civile, sul quale si basa addirittura il riparto di giurisdizione tra giudici amministrativi e giudici civili, grazie al quale si discute spesso per decenni, con alterne vicende giurisprudenziali: una vera e propria supercazzola giuridica basata sul nulla, che costa al cittadino anni di tempo e milioni di euro ogni anno per far funzionare la macchina della giustizia che ruota attorno ad esso. Il “nudda maschiato cu niente”, direbbero in Sicilia.

Ormai, dopo decenni di insegnamento del diritto, sorrido di fronte a queste assurdità e le prendo come un’occasione per capire sempre di più il sistema in cui viviamo.


2. La supercazzola della dichiarazione di legale rappresentanza.

Una delle supercazzole più fantastiche in cui mi sia imbattuto è la recente trovata del mondo complottista, relativa alla sovranità individuale. Questa della sovranità è il parto di una mente geniale, perché riesce a prendere in giro contemporaneamente non solo i giuristi, ma anche i complottisti.

La storia inizia qualche anno fa, quando qualcuno si inventò la trovata della sovranità individuale e un certo Santos Bonacci la diffuse dall’Australia. Secondo questa bizzarra teoria, ognuno poteva rivendicare la propria sovranità individuale, svincolandosi dalle leggi dello Stato, dichiarandosi cittadino sovrano, inviando una raccomandata al prefetto, una al tribunale (che poi non si è mai capito cosa fosse questo tribunale, perché il tribunale si compone di tribunale civile, penale, procura, gip, cancelleria, e uffici vari, quindi inviare una lettera generica al tribunale equivale a farsela cestinare senza che neanche venga letta) e un’altra non ricordo a chi, e ciò bastava per essere “sovrani di se stessi”. Scrissi a suo tempo cosa pensavo di questa trovata, quindi non mi ripeterò.

Probabilmente la stessa mente che ha partorito la teoria della sovranità, ne ha però perfezionato la portata e attualmente è stato inventato un suo miglioramento che, per fantasia e finezza giuridica, rasenta la perfezione: la dichiarazione di legale rappresentanza e la dichiarazione di esistenza in vita. In pratica si tratta di scaricare un modello preconfezionato dal sito che si occupa di questa invenzione geniale (Popolo Unico), e poi andarlo a protocollare al Comune.

Ne vediamo un esempio nella foto caricata su questo post. Il soggetto si dichiara “anima vivente e sovrana, figlio di Dio nato libero, non disperso in mare... testimonianza vivente in corpo fisico... ecc.”
Con questo documento, uno diventa “legale rappresentante di se stesso” (sic!) e quindi si svincolerebbe dalla sovranità statale, dichiarando di essere un individuo in carne ed ossa e non una finzione giuridica, e di essere amministratore di se stesso e legale rappresentante di se stesso.

Tale idea è stata copiata da un istituto inglese, il trust (in effetti nel sito Popolo Unico c’è proprio il riferimento preciso a questo istituto), con cui effettivamente uno può separare i propri beni costituendoli in un patrimonio separato, detto appunto “Trust”, e diventando amministratore dei suoi beni; dal 1992 poi è possibile avvalersi di questo istituto anche in Italia, ma l’atto va fatto dal notaio, su beni determinati, e certamente non permette di sfuggire al fisco, ad Equitalia, e a tutte le altre imposizioni statali. Insomma il trust è un istituto effettivamente esistente, ma è applicabile ai grandi capitali e alle grandi imprese, non certo al cittadino nullatenente e soprattutto non certo con una semplice dichiarazione protocollata al Comune di residenza. Alcuni poi hanno completato il quadro con ulteriori idiozie, come il passaporto sovrano.

L’idea che sta alla base della dichiarazione di legale rappresentanza è in parte corretta, e in parte affascinante. E’ corretta dove dice che ogni individuo nasce libero, e deve essere trattato come un essere umano, e non come una merce di scambio, come effettivamente avviene. Molto bella e corretta dal punto di vista giuridico è l’idea che il sistema giuridico debba essere un’espressione del popolo, e che quando queste leggi diventano ingiuste e barbare il cittadino abbia il diritto di ribellarsi; purtroppo però questa idea è solo un’utopia e non viene mai applicata nella realtà. In effetti è la Costituzione stessa che dice che la sovranità appartiene al popolo. Ma sappiamo perfettamente che tale sovranità non esiste, nella realtà.

Come ho già spiegato in un precedente articolo, cui rimando, il diritto si basa su di un atto di forza, ed è imposto dall’alto e in modo autoritario. Se si potesse scegliere di svincolarsi dalle leggi statali, la maggior parte dei giuristi lo farebbe domani stesso, io per primo. Ma il problema è che questo non è possibile, perché la legge è, di fatto, un’imposizione del più forte sul più debole, ed è così da sempre, e sempre sarà, e pretendere di contrastare il potere a colpi di carte bollate è come pretendere di fermare una tigre inferocita a suon di rutti.

L’unica arma che si può utilizzare contro il potere è quella dell’autoconsapevolezza e della conoscenza del sistema, per non cadere nelle sue trappole; utilizzare le carte bollate e la burocrazia significa invece rafforzare quel potere che si dice di combattere, per il semplice motivo che gli si dà un’arma in più con cui combatterci (cioè TSO e forza pubblica).


3. A cosa serve la supercazzola della legale rappresentanza. E le sue applicazioni pratiche.

Chi ha inventato la storia della dichiarazione di legale rappresentanza non è un pazzo o un cretino. E’ in realtà una mente sopraffina, che il diritto lo conosce, e probabilmente conosce anche le implicazioni pratiche future di questo scherzetto. Prima di tutto il sito è ben scritto (e non farneticante come le dichiarazioni di Santos Bonacci, le cui esternazioni erano perlopiù incomprensibili); ottima poi è la grafica, la posizione delle immagini, e la forma italiana.

Chi l’ha preparato dimostra inoltre di conoscere molto bene il diritto, ha utilizzato delle leggi e degli articoli effettivamente esistenti (non come nel caso della dichiarazione di sovranità, dove si invocava un inesistente diritto marittimo e delle inesistenti bolle papali che sarebbero valide ancora oggi) anche se le ha assemblate con metodo, perchè nel complesso la cosa ha una certa credibilità e a prima vista può sembrare convincente; si tratta infatti di un assemblaggio fatto talmente bene che occorre essere un giurista per accorgersi dell’inganno, mentre il cittadino normale, leggendo il sito, ha la sensazione che grosso modo la questione sia posta in modo plausibile.

Si cita ad esempio la Dichiarazione dei diritti dell’uomo (una dichiarazoine generica, che non serve a nulla in realtà), se ne citano gli articoli e poi si citano alcuni articoli del Codice Penale da sventagliare davanti al malcapitato pubblico ufficiale che si rifiutasse di protocollare al Comune la dichiarazione.

Chi ha avuto questa pensata, quindi, è esperto non solo di diritto, ma anche di psicologia. Perché ha ben capito cosa succederà sia in chi legge, sia nei funzionari che riceveranno questi atti:

1)  chi legge il tutto senza conoscere il diritto ha la sensazione che le cose dette siano in qualche modo sensate, e quindi tenderà a credere a quello che legge; e la riprova di ciò è l’elevato numero di persone che crede a questa trovata ed è cascato nella trappola;

2)  l’impreparazione dei funzionari giuridici farà sì che saranno impreparati a rispondere a coloro che si presenteranno con queste dichiarazioni, e saranno anche intimiditi dalle minacce penali non troppo velate che verranno loro fatte
.

Le  conseguenze saranno le seguenti.

In primo luogo questa trovata geniale creerà un bel casino in amministrazioni varie. Ci saranno intasamenti e ritardi di cause in tribunale. Già ci sono le prime notizie di genitori che hanno registrato i loro bambini sovrani e i primi tafferugli in qualche tribunale. E già mi giunge notizia di alcuni giudici che, spaesati di fronte alle dichiarazioni della parte in causa che si appellava a diritti marittimi, bolle papali, dichiarazioni di sovranità, ecc., hanno sospeso l’udienza rimandando il processo.

In secondo luogo chi ha ideato questa teoria si fa beffe di tutti; del sistema giuridico, che è in effetti di per sé ridicolo e senza senso, tanto è vero che anche una supercazzola viene presa da alcuni per buona; ma si fa beffe anche dei complottisti, molti dei quali credono a questa panzana e ci sono cascati in pieno, dimostrando la follia non solo del sistema, ma anche di chi lo combatte, che spesso non è inferiore all’altra.

In terzo luogo, si getteranno alcune delle premesse per il futuro controllo del web, con la scusa che sul web girano le bufale più assurde, e che quindi per questioni di ordine pubblico si potranno chiudere siti pericolosi.

Infine, creeranno un bello scompiglio all’interno dello stesso mondo complottista. Molti di quelli che mi seguono, ad esempio, abbandoneranno inevitabilmente il mio sito e inizieranno a litigare tra loro perché delusi da questa mia presa di posizione a favore del sistema, che non riconosce le immense potenzialità di questa geniale dichiarazione della legale rappresentanza. Più volte, per aver detto queste cose sulla sovranità, sono stato tacciato di essermi venduto al sistema.

Di recente in una trasmissione radio mi è capitato di discutere con una persona a cui sono stati sottratti legalmente i figli e pretendeva di combattere legalmente tramite l’istituto della sovranità; ai miei tentativi di spiegarle che in tal modo imbocca direttamente la strada del TSO e provocherà un danno ai suoi figli perché potrebbe inasprire il comportamento di giudici e assistenti sociali, la persona in questione non ha voluto ascoltare dicendo che lei “sentiva” che quella della sovranità era una cosa giusta; e poi ha aggiunto “io sono una intuitiva e le cose le sento”. E se “sente” che la teoria della sovranità è corretta, come si può contrastare una così robusta argomentazione giuridica?

Mi dispiace dirlo, ma chi ha ideato questa teoria, purtroppo, anche se un po’ sadico e con delle tendenze pure vagamente criminali, è comunque geniale (mi ricorda Galeazzo Gargiulo, un tizio che imperversava sul web prendendo per il culo decine di complottisti, me compreso, e attirandoli a se stesso semplicemente con delle supercazzole e degli scherzi senza senso, arrivando a fondare un gruppo Facebook con decine di iscritti che si fondava su frasi senza senso) e penso che un giorno il tutto potrebbe essere raccontato come una delle bufale più divertenti della storia, pari a quella dello sbarco dei marziani effettuato da Orson Welles. Divertiamoci un po’, quindi, rimanendo a vedere gli sviluppi di questa invenzione, dedicata a molti giuristi che, devo dire, se la meritano pure.


 4. Alcuni casi pratici.

Su “Il Centro” quotidiano locale del Centro Italia, esce la notizia che è stata iscritta all’anagrafe una “bambina sovrana”, che ha preteso di essere iscritta con lettere minuscole e non maiuscole, che nasce senza debito pubblico (che significa? Nulla, ma la frase fa effetto, non c’è che dire; il debito pubblico non diminuisce di certo perché questa tipa è stata iscritta all’anagrafe in lettere minuscole).
Si legge sul giornale: “La piccola da ieri è sovrana, appartiene a se stessa e deve sottostare alle leggi del diritto internazionale e non a quelle dello Stato italiano.”

E’ falso, ovviamente; nessuno che nasca sul suolo italiano non è soggetto alle leggi italiane, a meno che non si trasferisca all’estero, ma così scrive il giornale, che prosegue: i genitori “non hanno permesso che la loro bambina potesse perdere la sua identità umana per diventare una finzione giuridica”.Cosa significa questa frase? Nulla, è una supercazzola, perché l’essere umano, come abbiamo detto, è tale indipendentemente da leggi, codici e stati, ma siccome il diritto di supercazzole è pieno, nessuno se ne accorge.

Una vittoria delle teorie di Popolo Unico, dicono alcuni dei sostenitori. In realtà non è affatto così. Non c’è alcuna vittoria, perché non è stato ottenuto alcun risultato pratico. Per fortuna qualche giorno dopo lo stesso quotidiano pubblica la dichiarazione dell’ufficiale del Comune, sorprendentemente equilibrata e anche giuridicamente corretta: “Abbiamo accolto le richieste della famiglia perché non sono illegali, sono solo farneticanti”, risponde il funzionario. Nessuna vittoria, insomma. Questi qui sono solo matti e accontentarli non costa nulla; questa è in sostanza la dichiarazione del sindaco.

Un altro caso citato dai sostenitori del Popolo Unico come vittoria delle loro teorie, lo si ricava da un video in cui, durante un’udienza, il giudice, sottoposto al fuoco di fila di concetti quali “diritto naturale, diritto marittimo, sovranità individuale, non riconosco il vostro tribunale, ecc.”, sospende l’udienza e la rimanda di qualche mese. Grande vittoria delle loro teorie, secondo i sostenitori di questa tesi; in realtà non è esattamente così.

Conoscendo le procedure posso affermare che il giudice, anziché chiamare i carabinieri e provocare un caos che avrebbe paralizzato le altre udienze per ore, ha preferito utilizzare l’escamotage di rimandare l’udienza sperando che, in tal modo, la cosa si risolvesse da sé, o perlomeno che capisse come comportarsi, rimanendo semplicemente spiazzato da questo atteggiamento. E il tipo che ha adottato questa anomala “difesa processuale” è stato fortunato, perché la faccenda poteva finire con un suo TSO e una denuncia penale. Peraltro non ci è dato conoscere cosa è successo alle udienze successive, ma ritengo assai improbabile che sia stata accolta la linea di difesa del sovranista.

Un mio caro amico, invece, anche lui sostenitore di questa tesi, mi ha detto che una volta è stato fermato dai carabinieri, i quali, dopo aver preso atto che non voleva consegnare i documenti e aver letto loro la dichiarazione di legale rappresentanza regolarmente protocollata dal suo Comune, nonché la sua dichiarazione di essere un “essere umano in carne e ossa libero e sovrano e non una finzione giuridica”, lo hanno lasciato andare. “Vedi”, mi dice lui, “è la prova che questa cosa è legale”.

In realtà è successo che il mio amico ha trovato carabinieri comprensivi, e che forse non avevano neanche voglia di portarlo in caserma ritardando l’orario in cui dovevano smontare dal lavoro e quindi, ritenendolo innocuo, lo hanno lasciato andare.


5. Conclusioni.

In buona sostanza, possiamo concludere che questa trovata della legale rappresentanza di se stesso, della sovranità, e della dichiarazione di esistenza in vita, sono delle bufale, o meglio, delle supercazzole senza senso.

Quello che va chiarito è che sono supercazzole senza senso anche molte sentenze dei vari tribunali, molte leggi, e molte decisioni delle Corti anche superiori, nazionali e internazionali.La differenza è questa: che le supercazzole dei tribunali devono essere applicate con la forza, le supercazzole dei cittadini portano al TSO, a denunce, e ad altre conseguenze non del tutto piacevoli o, nel migliore dei casi, non servono a nulla.

In realtà non c’è modo per sfuggire all’applicazione della legge, perché questa si applica in relazione al territorio in cui si abita; chi nasce in territorio italiano, quindi, è soggetto alle leggi italiane, e farne scrivere il nome in lettere minuscole o maiuscole non serve assolutamente a nulla, come non cambia alcunché il dichiararsi legale rappresentante di se stesso.

Per sfuggire ad Equitalia, alle multe, e alle altre vessazioni provenienti dallo Stato, l’unica via possibile è quella di prendere la residenza in uno stato estero o di non registrarsi affatto all’anagrafe; in quest’ultimo caso effettivamente si sfuggirebbe ad Equitalia o ad altre conseguenze negative, ma non si potrebbe però accedere alla sanità o all’istruzione, non si potrebbe prendere un aereo o una nave, né fare qualsiasi operazione per la quale è richiesto un documento di identità.

Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2016/03/il-diritto-e-la-supercazzola-della.html

Alessandro

4 commenti:

  1. Bravo alessandro di gaia (in minuscolo...)! Hai fatto un bel brodo, dove viene negato tutto, addirittura anche il diritto naturale... Non concordo nemmeno io con la LR e sopratutto con il diritto positivo, ma l'affermazione che chi è nato in un paese è obbligato rispettare le leggi di quel paese è un po' troppo ("non c’è modo per sfuggire all’applicazione della legge, perché questa si applica in relazione al territorio in cui si abita; chi nasce in territorio italiano, quindi, è soggetto alle leggi italiane")...Scusa, ma che ti hanno fatto questi che ti sei girato a 180 gradi?... Guarda che esiste il modo di sfuggire all'applicazione della "legge" statale (corporativa) e sta arrivando in pochissimo tempo anche in Italia, quindi non sarà bisogno di abbandonare questo paese!

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    1. Guarda che certe cose mica le devi spiegare a me. Qui, solo informazione. Anche a me l'articolo lascia molto perplesso, per un semplice fatto: dove sono i riferimenti giuridici che la L.R. e' una supercazzola?

      Le leggi dello stato, come e' citato, sono solo norme giuridiche, che guarda caso si applicano ai consociati, ne ho scritto in merito.

      Quelli di popolo unico, a me tirano solo merda addosso e nemmeno poca, e pensa che io a quelli che mi chiedono delle L.R. dico sempre che se sentono che e' la loro strada, la seguissero e parlassero con loro.

      Per piacere, nessuna morale, soprattutto a me, che ci metto sempre la faccia

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    2. Se non è una piena condivisione del contenuto di questo articolo, allora la mia stima per quello che sei e scrivi nel tuo blog (che tra l'altro lo seguo fin dall'inizio) rimane inalterato. Grazie per la precisazione, allora siamo in sintonia!

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    3. Come ben vedi, ho anche postato, ovviamente, la risposta di Valeria Gentile, che incoraggio a continuare sul suo ottimo lavoro. Vedi, oramai, nulla do' per assunto e presunto, le parole, senza prove, sono solo tempo perso..

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