AVVERTENZE

Ogni Assunzione e Presunzione alle Mie parole e' solo Mio. Il mio unico intento e' quello di Condividere pace, amore ed onore. Ogni altra interpretazione a quanto qui espresso, e' puramente personale e mai rispecchia le mie pacifiche volontà. Chiunque usa le qui presenti informazioni, lo fa' sotto la sua totale ed illimitata responsabilità.

giovedì 30 luglio 2015

Il Nome: Vivere 62 anni senza documenti?

L'impossibile che diviene realtà.

Ha vissuto senza documenti d’identità per decenni: Pietro è il nuovo Mattia Pascal


Più di sessant’anni di vita senza che lo Stato sapesse chi era e dove abitava, sconosciuto a tutte le istituzioni, senza una carta d’identità, un codice fiscale, una tessera sanitaria o un conto in banca che attestasse la sua esistenza. La storia di Pietro, 62 anni, raccontata dall’edizione di Genova di Repubblica, sembra uscita da un romanzo, un novello Mattia Pascal scomparso per decenni. La sua vicenda è venuta alla luce dopo una visita in ospedale: Pietro non stava bene e si era recato al Pronto Soccorso, ma senza un documento di identità, non poteva accedere alle cure e agli esami.

Così ha iniziato una lunga trafila per risalire alle sue origini e avere un’identità riconosciuta dallo Stato. Pietro si è prima rivolto all’Anagrafe di Genova perché aveva bisogno di un documento che confermasse la sua residenza: arrivato nel capoluogo ligure a 18 anni, ha sempre vissuto in affitto pagando in contanti, anche perché ha lavorato sempre e solo in nero. La sua richiesta però è stata respinta perché non risultava registrato in nessun comune italiano, neanche nell’Indice Anagrafico Nazionale.

Agli impiegati racconta la sua storia. Dice di essere nato a Reggio Emilia nel 1953, di non aver mai conosciuto il padre, che la madre non poteva accudirlo e lo aveva affidato a un collegio, senza però registrare la sua nascita. L’unico documento è il certificato di nascita che, senza registrazione, non ha alcun valore. All’epoca, la madre aveva detto di vivere a Reggio Calabria, ma negli uffici calabresi non ci sono documenti che lo attestino: la risposta del comune però non arriva in Emilia e tutto si perde in un limbo.

La vita di Pietro è continuata, al collegio nessuno ha pensato di dargli un documento ufficiale: a 18 anni il trasferimento a Genova dove ha continuato a vivere in un anonimato assoluto, fino a oggi.
Ora, il Comune ligure ha sistemato la faccenda: ha attestato che fosse lui Piero, lo ha confermato tra le persone con cui ha vissuto in questi anni e, finalmente, gli ha dato quella carta d’identità che riconosce la sua esistenza anche per lo Stato Italiano.

Fonte: http://www.nanopress.it/cronaca/2015/07/30/ha-vissuto-senza-documenti-didentita-per-decenni-pietro-e-il-nuovo-mattia-pascal/66747/

Libertà

Le Mie Guide

Ogni assunzione e presunzione alle qui presenti parole e' solo mia, dove il mio unico intento e' di comunicare con amore ed onore i fatti, rispettando il libero arbitrio altrui senza mai oltrepassarlo. Qualsiasi altra interpretazione personale mai rispecchia le mie pacifiche ed onorevoli volontà.

01) Tutto sul Nome Legale
02) Tutto sull'Assunzione e Presunzione
03) Tutto sulle Parole
04) Tutto sulla Sovranità
05) Tutto sull'Azione
06) Tutto sulle Citazioni
07) Tutto sul Diritto / Diritti
08) Tutto sulla Frutta
09) Tutto dalla Rete
10) Tutto sui Contratti
11) Tutto sulla Terra Piatta
12) Manuale Anarchico
13) Tutto sul Linguaggio
14) Tutto Sull' Alimentazione
15) Tutto Sulla Bicicletta
16) Tutti i Miei Video

Questa pagina verrà di tanto in tanto aggiornata

Chi decide di usare tali nozioni, lo fa' sotto la sua totale ed illimitata responsabilità.

Alessandro

mercoledì 29 luglio 2015

Ancora con i rimedi Legali?

Quando vedi che ogni minimo principio di Uguaglianza dinanzi alla Legge, pardon normative, come possiamo parlare di Diritti? Come possiamo parlare di legale e illegale?

Basta guarda allo schifo in parlamento con le immunità e salvacondotti. A chi pensa di usare le "armi" del sistema contro il Sistema, e' fuori strada..

Ecco di cosa parlo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/29/azzollini-il-senato-salva-lesponente-di-ncd-respinto-la-richiesta-di-arresto/1916261/

Libertà

Questo Blog

In Questo Blog, parliamo di noi, la più bella storia mai raccontata, parliamo dell'Artista che siamo. 

martedì 28 luglio 2015

Sorpresa! W la Frutta



La frutta è al primo posto nella lista della spesa degli italiani. Per la prima volta sorpassa la carne. La novità viene accolta come una rivoluzione epocale, che avrà effetti positivi anche sulla creazione di nuovi posti di lavoro.

E' così che gli italiani preferiscono portare in tavola frutta e verdura in abbondanza invece della carne, che fino a poco tempo fa era la prima voce del budget alimentare delle famiglie. Sono i dati che emergono dall'ultima analisi condotta dalla Coldiretti a confermare che gli italiani stanno cambiando le loro abitudini alimentari e il modo di fare la spesa.

L'analisi si basa sui dati Istat relativi agli ultimi quindici anni ed è stata divulgata in occasione della Giornata dell'Ortofrutta presso il padiglione di Coldiretti presente all'Expo. Gli italiani dedicano all'acquisto di frutta e verdura il 23% del proprio budget per la spesa destinata all'alimentazione.

Ogni mese le famiglie italiane spendono 99,5 euro per comprare frutta e verdura, contro i 97 euro della carne, che con un'incidenza del 22% sul totale della spesa perde per la prima volta il primato.

Non si tratta soltanto di una svolta legata al miglioramento delle abitudini alimentari e all'acquisto di frutta e verdura fresca e di stagione, ma anche della possibilità che grazie al maggior interesse per l'ortofrutta nascano nuovi posti di lavoro.

Ecco allora che, se siete appassionati di frutta, potreste diventare degli speciali sommelier che insegnano quale sia il tipo di frutta migliore da abbinare al pasto, oppure potreste trasformarvi in un personal trainer dell'orto che insegna come coltivarlo grazie al fai-da-te. Senza dimenticare il personal trainer della spesa, che insegna come ottimizzare gli acquisti di frutta e verdura, per risparmiare e ridurre gli sprechi.

"E' in atto a livello globale una tendenza al riconoscimento del valore alimentare della frutta e verdura alla quale dobbiamo saper dare una risposta concreta", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "l'Italia ha il primato europeo nella produzione che genera un fatturato di 13 miliardi con 236.240 aziende che producono frutta, 121.521 che producono ortaggi, 79.589 patate e 35.426 legumi secchi".

coldiretti frutta

La Coldiretti ricorda che i sommelier della frutta sono molto richiesti nelle scuole e che iniziano ad essere presenti anche negli agriturismi. Insomma, gli italiani comprano un po' meno carne e preferiscono acquistare frutta e verdura. Ma sono anche sempre più impegnati a coltivarla nel proprio orto, quando ne hanno la possibilità.

Resta però un problema molto importante per quanto riguarda la frutta: i prezzi elevati. Dal campo alla tavola i prezzi della frutta moltiplicano fino al 500%, secondo i dati messi a disposizione dalla Coldiretti: dalle pesche pagate al produttore 0,30 euro e rivendute al consumatore a 1,80 euro alle susine, per le quali l'agricoltore si vede corrispondere 0,40 euro per poi ritrovarle sui banchi dei supermercati a 1,40 euro, dai meloni che da 0,40 euro schizzano a 1,40 euro al chilo, all'uva da tavola che si trova in vendita a 2,50 euro rispetto agli 80 centesimi dati a chi la coltiva, che non riesce più a coprire neppure i costi di produzione.

"E' in atto una vera speculazione che sottopaga la frutta al di sotto dei costi di produzione agli agricoltori e non permette a molti cittadini di garantirsi il consumo di un prodotto indispensabile per la salute in questa stagione. Nella forbice dei prezzi dal campo alla tavola c'è margine da recuperare per garantire un reddito sufficiente agli agricoltori e acquisti convenienti per tutti i cittadini"- ha sottolineato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo.

Una vera rivoluzione è in atto grazie al progetto Scendipianta di Fai (Firmato dagli Agricoltori Italiani), che accorcia la filiera riducendo gli attuali 4-5 passaggi dal produttore alla vendita, per premiare di più chi produce bene e per fornire un prodotto «più buono» al commercio al dettaglio che può offrire maggiore qualità al consumatore.

La spesa per frutta e verdura non avviene solo al supermercato ma anche ai mercati rionali, direttamente presso le aziende agricole o al mercato contadino, senza dimenticare il ruolo dei Gruppi d'Acquisto Solidale (GAS) nel supporto all'acquisto di prodotti di provenienza locale e da agricoltura biologica. Anche voi rientrate tra gli italiani che comprano meno carne (o non al comprano affatto) e che preferiscono frutta e verdura?

Marta Albè


Fonte: http://www.greenme.it/mangiare/vegetariano-a-vegano/17237-italiani-frutta-supera-carne

Libertà

Integralismo da Roberta!

Roberta colpisce Ancora..


Libertà

Pensiero

"...Se siamo drogati e dipendenti dal cibo, dove e' la Libertà?..."

Libertà

lunedì 27 luglio 2015

Trasmissione radio Domani Sera

http://www.blogtalkradio.com/justusradionetwork/2015/07/28/la-frode-del-nome-legale-e-come-uscire-dalla-matrix

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Libertà

Separatisti? Ribelli?

Purtroppo, dobbiamo assistere all'ennesimo massacro perpetrato dai governanti turchi verso i Curdi. La cosa più vergognosa e' la complicità dei media. Provate a trovare la notizia, e ditemi in che pagina e' messa.

Vogliamo poi parlare  del Linguaggio usato dai Telegiornali? Separatisti curdi, Ribelli Curdi. Attenzione, per me chi muove una mano su altri e' sempre un violento terrorista, nessuna violenza giustifica altra violenza.

Cari media, giornalisti, supposti governanti, piloti di aerei, militari, e lecca culo vari, sappiate che siete complici di questi crimini, che prima o poi, l'universo bilancerà...


Libertà

giovedì 23 luglio 2015

Vai Roberta!

Ancora Lei Roberta!

Libeetà

Pensiero

"...Se Lavori per gli Uomini di Sistema, sei un Corsaro, se sei Anarchico, sei un Pirata..."

Libertà

Italia Stato Belligerante?

Da Quanto tempo dico che L'Italia e' ancora belligerante?

ITALIA STATO NEMICO DELL’ONU?

Germania, Italia, Giappone e la clausula degli “STATI NEMICI” dello Statuto delle Nazioni Unite.
Un ostacolo alla pace in Asia ed Europa

Lo Statuto delle Nazioni Unite designa ancora l’Italia, la Germania e il Giappone come stati nemici delle Nazioni Unite. In termini legali, ciò significa che qualsiasi Stato membro delle Nazioni Unite può lanciare un’offensiva militare “preventiva” contro queste nazioni, senza una dichiarazione di guerra. Raramente discusso, si può sostenere che questo status di “stato nemico” sia oggi uno dei maggiori ostacoli ad una pace duratura in Europa ed in Asia.

Dalla fine della seconda Guerra Mondiale nessuno stato tra i G-4, che sono Cina, Gran Bretagna, Stati Uniti e USSR/Russia, ha preso dei provvedimenti per abolire la clausola dello “Stato nemico” dallo Statuto delle Nazioni Unite.

Lo Statuto delle Nazioni Unite designa ancora l’Italia, il Giappone, e la Germania come stati nemici alle Nazioni Unite. Questo fatto è di solito omesso dal discorso politico pubblico; ovvero, sia nelle nazioni del G-4 che in Italia, Giappone e Germania. Le implicazioni e la mancanza di sovranità (cioè lo jus ad bellum) sono, molto verosimilmente, uno dei maggiori ostacoli al raggiungimento di una pace duratura in Asia ed in Europa. Qualche esempio dovrebbe ampiamente dimostrarne il perché.
Italia – Germania e Gladio

Sia le Brigate Rosse italiane che la Rote Armee Fraktion (RAF) tedesca erano infiltrati rispettivamente dai servizi segreti italiani e della Germania Occidentale, già prima di essere formalmente costituite. In Germania, i servizi segreti interni di Berlino (Landesamt für Verfassungsschutz Berlin  – LfV Berlin), così come i servizi segreti interni federali (Bundesamt für Verfassungschutz – BfV) avevano infiltrato quest’ultimo perché fosse una sinistra militarizzata dall’inizio della protesta studentesca di sinistra a metà degli anni ’60. Per citare un esempio; un agente del LfV-Berlin, Peter Urbach, è stato il primo a fornire armi ed esplosivi a quella che successivamente sarebbe diventata il gruppo militante 2. Juni e la RAF.
Per quanto riguarda le Brigate Rosse italiane, la situazione era simile. Quando i tedeschi di sinistra andarono in Italia per aiutare a procurare armi per la sinistra in Grecia che era pronta ad attaccare la dittatura militare, diventò ovvio che la polizia ed i servizi segreti italiani che avevano legami con il network Gladio erano ben informati e coinvolti. (Dichiarazioni di ex membri del movimento tedesco 2. Juni e della RAF).

Alcuni critici della resistenza armata vorrebbero interpretare questo come se la sinistra militante avesse lavorato per conto dei servizi segreti fin dall’inizio. Falso. Ciò che è vero, tuttavia, è che la sinistra militante era infiltrata sin dal primo giorno, e che alcuni attacchi sono stati istigati, altri li si ė lasciati accadere, con i servizi segreti che impedivano le indagini di polizia. Altri attacchi, come l’assassinio di Von Herrenhausen e di Rohwedder, sono stati presumibilmente portati a termine dai servizi segreti NATO, accusandone la RAF o, nel caso di Von Herrenhausen, la RAF e parti del Libanese Hezbollah, che ė risaputo essere pesantemente infiltrato dal Mossad israeliano.
Oggi, ci sono seri e fondati dubbi se i networks di Gladio fossero coinvolti nell’assassinio del Direttore della Deutsche Bank Alfred von Herrenhausen e di  Treuhand Rohwedder. Von Herrenhausen aveva fatto pressioni per una politica più benevola nei confronti delle così dette nazioni del terzo mondo, e per una moratoria parziale del debito. Rohwedder, dopo la riunificazione della Germania (matrimonio riparatore), ha investigato energicamente sulla presa di potere di stampo mafioso sulle società della Germania dell’Est da parte di soggetti stranieri.

E questo è quanto per l’informazione che, lentamente, diventa parte del pubblico discorso. Ciò che viene omesso, tuttavia, è che i servizi segreti interni ed esteri dell’Italia e della Germania, agli alti livelli e parzialmente in forma di “fazioni con questi servizi”, sono ancora pesantemente controllati da Washington e Londra.

La CIA e il MI6 hanno un ruolo, ma la spinta maggiore viene dal Pentagono, dalle interfacce JSOC-CIA e JSOC/NATO. In Italia il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro nel 1978, da parte di una cellula infiltrata delle Brigate Rosse, ha impedito la formazione di un Governo Italiano con la partecipazione del Partito Comunista italiano. E questo ė quanto, per quanto riguarda la “sovranità “dell’Italia.

Ci si potrebbe chiedere se un Governo italiano o tedesco non potrebbe agire in modo autonomo e, per così dire, “far pulizia” all’interno dei propri servizi segreti. La risposta è un no chiaro; non finché entrambi gli stati restano descritti come stati nemici delle Nazioni Unite. La situazione dei Governi tedeschi ė ulteriormente complicata dal fatto che la Germania non ha ancora un trattato di pace, e che Washington e Londra fanno tutto ciò che è in loro potere per mantenere lo status quo.
Nessun Governo tedesco post Seconda Guerra Mondiale ha osato toccare questa “patata bollente”, coalizioni rosso-verdi incluse. Anche la sinistra (Die Linke) evita il più possibile la questione. I Governi tedeschi, in termini generali, hanno usato due strategie. 1) Fare pressioni per un posto permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per forzare la mano dei G-4. 2) Affermare il potere tedesco all’interno dell’Unione Europea; pesantemente a scapito dell’economia tedesca, nella forma di bailouts, ecc…

Quale rilevanza oggi?
Considerando la situazione in Ucraina e le tensioni tra la Russia e la NATO /EU, non si può sottovalutare il fatto che né un governo italiano né uno tedesco può mantenere una politica estera sovrana. Circa il 50% dei tedeschi non percepiscono la Germania come solidamente o permanentemente stabilizzata nella NATO, e circa il 50% vorrebbe che la Germania mantenesse una posizione neutrale, come ponte tra l’Est e l’Ovest, equidistante e con pari buone relazioni rispettivamente con Mosca e con Washington. Nessun governo tedesco sarebbe in grado di rispecchiare tale opinione pubblica nella sua politica.

Relazioni Giappone – USA/Russia/Cina 
Essendo designato come Stato nemico delle Nazioni Unite, anche il Giappone deve “ballare sui carboni ardenti”. C’è un crescente consenso pubblico contro le basi americane in Giappone, ma nessun Governo giapponese potrebbe esprimere questa tendenza in politiche tangibili, senza rischiare serie ripercussioni. Ogni alto funzionario giapponese che toccasse questo punto, commetterebbe hara kiri politico. Ma non è solo l’America a tenere il Giappone in questo limbo politico dell’essere descritto come stato nemico.

Le relazioni tra Giappone e Cina per quanto riguarda le contese isole Sekaku / Diaoyu sono fortemente tendenziose, a causa del tentativo del Giappone di imporre la sua sovranità, anche se, talvolta con riluttanza, deve far giochi di geopolitica e usare gli Stati Uniti contro la Cina. La clausola dello stato nemico influisce anche sulle relazioni tra Giappone e Russia. Le contese isole South Kuril (così come le chiamerebbero i russi) sono una questione influenzata dallo status legale del Giappone come nemico delle Nazioni Unite e dalla mancanza di un trattato di pace Giappone-Russia. I Governi giapponesi, a volte controvoglia, devono giocare la carta degli Stati Uniti contro la Russia.
Le relazioni Russia-Giappone potrebbero verosimilmente diventare molto più positive se la Russia prendesse l’iniziativa per livellare il campo di gioco firmando un trattato di pace.

Considerando le relazioni russo-giapponesi che si stanno sviluppando e considerando le strategie geopolitiche a lungo termine nella regione Asia-Pacifico, una dimostrazione di fiducia da parte di Russia e Cina nei confronti del Giappone come partner, libererebbe le mani del Giappone nei confronti delle relazioni Stati Uniti- Giappone, e sarebbe una mossa saggia che avrebbe ripercussioni positive in tutta la regione, incluse le Filippine, la Malesia, la Tailandia, la Corea ed il Vietnam.
Prendere l’iniziativa per rimuovere la clausola dello “stato nemico” ed influenza globale 
Prendendo in considerazione la complessità dei mercati globali attuali; prendendo in considerazione la complessità delle alleanze militari e delle interdipendenze tra le cosiddette linee nemiche, si potrebbe affermare che una qualsiasi delle nazioni del G-4 che prenda l’iniziativa per fare realmente pressioni per abolire la clausola di stato nemico dallo Statuto delle Nazioni Unite, guadagnerà un considerabile vantaggio politico e geopolitico. Riguardo alla Cina e alla Russia, un tale passo potrebbe, usando politiche di prova, anche portare a vanificare l’egemonia dell’asse Anglo- americano in Europa e del perno asiatico di Washington.

Un’iniziativa congiunta Cina-Russia creerebbe anche una fiducia maggiore in stati quali il Vietnam e la Corea del Sud e del Nord. Un’iniziativa russa creerebbe una comunicazione molto più autentica circa la situazione in Ucraina, circa il ruolo della NATO nei riguardi dell’Ucraina e il fatto che la Germania, ed implicitamente l’unione Europea, sono obbligate a “far la stessa cosa” e seguire gli ordini di Washington.

L’Amministrazione russa di Vladimir Putin si fa vanto di essere sostenitore di una community globale di Stati-nazione interdipendenti, ma sovrani. Prendere l’iniziativa circa l’abolizione della clausola dello stato nemico e del trattato di pace con il Giappone potrebbe, verosimilmente, essere il maggior investimento a lungo termine che assicuri che questa idea possa portare frutti, e mostrare che la posizione della Russia è sincera.

In Conclusione, ci si deve domandare perché nessuno dei G-4 ha ancora preso l’iniziativa
Ė un fattore dipendente dalla mancanza di fiducia tra le coalizioni della guerra fredda e della nuova guerra fredda? Oppure è una continuazione consapevole di Yalta, in cui i G-4 hanno suddiviso il mondo in egemonie, divise da cortine di ferro, di bambù e di banane? Se è così, il risultato invariabile sarà che un numero crescente di quegli Stati che sono stati sottomessi e forzati in queste egemonie, prima piuttosto che poi, insorgerà contro il G-4.

Altri, come l’Egitto, si renderanno conto che le Nazioni Unite hanno fallito tanto quanto la Società delle Nazioni nel proteggere gli stati più piccoli dai conflitti scatenati durante e dopo la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. La tendenza a riformare le Nazioni Unite o ad abolirle del tutto sta diventando sempre più prevalente. Un altro risultato invariabile della continuazione di Yalta sarà che la serie apparentemente senza fine di conflitti a bassa intensità che è stata alimentata dalle scosse di assestamento di Yalta continuerà, mentre i G-4 si stabilizzeranno, assieme alla loro base di potere, usando le popolazioni dell’ Europa, dell’Asia, dell’Africa e del Medio Oriente come carne da macello ed ostaggi.

CRISTOF LEHMANN

Fonte: http://www.iconicon.it/blog/2015/07/italia-stato-nemico-dellonu/

Libertà

mercoledì 22 luglio 2015

Inutile cattiveria Umana a Milano?

Soliti giochi a favore degli amici?



22/7 MILANO: di notte come i ladri gli uomini del 'sindaco' Attila Pisapia sono entrati furtivamente nei cantieri per distruggere quei pochi polmoni di verde rimasti a Milano...alberi decennali che donavano ossigeno alla città e procuravano ombra nelle torride estate milanesi...esseri viventi uccisi da Pisapia per favorire il 'traffico' delle ditte di movimento terra quando in tutto il mondo si costruiscono intere metropolitane scavando senza spostare un albero


Libertà

Ancora sull' Iva

Da restituire l’IVA su accise di luce, gas, benzina, gasolio

Giudice di pace di Venezia: l’Iva sulle accise non va pagata; si tratta di una tassa sulla tassa.

Alla pompa di benzina e con la bolletta di luce e gas gli italiani pagano di più di quello che dovrebbero: questo perché, secondo un astuto e nascosto meccanismo tributario, lo Stato fa pagare, ai contribuenti, l’IVA non solo sul prodotto finito in sé, ma anche sull’accisa applicata al prodotto. Risultato: gli importi lievitano ingiustificatamente. Ma l’imposta sull’imposta è illegittima e quanto versato in più va restituito. A metterlo nero su bianco è il Giudice di Pace di Venezia con una recente sentenza.

La tassa sulla tassa è illegittima
La vicenda sorge dalla richiesta di restituzione, fatta da un consumatore veneziano, della quota di IVA pagata sulla bolletta di gas ed elettricità, IVA che viene calcolata, su tutto il territorio nazionale, anche sulle accise. Il giudice gli ha dato ragione, sancendo coraggiosamente il principio dell’illegittimità della doppia imposta che lo Stato pretende applicando l’IVA sulle accise.

Ricordiamo che l’accisa è un’imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo e, a differenza dell’IVA, non si calcola sul valore del prodotto, ma sulla quantità. A pagarla è il produttore che, però, la scarica sul consumatore finale, vero e proprio bersaglio – anche in questo caso – dell’imposizione fiscale.

Le accise più importanti che paghiamo in Italia sono quelle relative ai prodotti energetici (gas e metano) e all’energia elettrica (e, quindi, nella bolletta della luce), per finire agli alcolici e ai tabacchi. Ma l’accisa più nota, e anzi famigerata, è quella sulla benzina e sul gasolio in particolare, per quello che interessa gli autotrasportatori: una voce del costo che va a incidere, sul portafogli dell’automobilista, quasi più del valore stesso del prodotto.

La beffa, però, è che questo importo aumenta in modo progressivo proprio per via della doppia tassa, ossia per l’applicazione dell’IVA anche sulla accisa. Il che è un controsenso, perché se l’accisa è un’imposta, e quindi va a finire allo Stato, non si può attribuire ad essa un “valore aggiunto” (che, appunto, è il presupposto contributivo colpito dall’IVA). Insomma, non c’è alcuna “produzione” da tassare nell’applicazione dell’accisa e, pertanto, essa dovrebbe essere “IVA esente”.

Ma così non è. E dunque, secondo il Giudice di Pace di Venezia, il contribuente ha diritto a ottenere indietro le somme richiestegli dal produttore e, in definitiva, dall’erario.

Fonte: http://www.laleggepertutti.it/93840_da-restituire-liva-su-accise-di-luce-gas-benzina-gasolio

Libertà

martedì 21 luglio 2015

Pensiero: Selezione Naturale


Libertà

Sara vero?

Io, testimone del G8 vi racconto che i Black Bloc non esistono:sono agenti di polizia
Al G8 di Genova Polizia e black bloc hanno lavorato in simbiosi. Ero inviato «addetto alle botte» e sono stato testimone diretto dell’incoffessabile legame.

«Se vuoi mangiare devi fare la fila. Qui è tutto chiuso. I ristoranti aperti sono pochi. Vanno tutti lì a mangiare. Ti siedi solo se sei fortunato».

Assolata e desolata. Così si presentava Genova nel luglio 2001. Non era desolata a causa del caldo e delle vacanze. Era desolata per paura. Di lì a pochi giorni si sarebbe svolto il G8, il vertice internazionale che racchiude gli otto Stati più potenti economicamente dell’Occidente. Si sarebbe discusso di molti temi, e di globalizzazione. Ma soprattutto la città sarebbe stata teatro delle proteste anti globalizzazione. Di questo avevano paura i genovesi. Da settimane i giornali e le televisioni annunciavano la violenza dei manifestanti. Si era arrivati a scrivere che i dimostranti avrebbero lanciato sacche di sangue infetto alle forze dell’ordine. Per questo i genovesi avevano paura e la città appariva desolata.

Allora lavoravo per l’agenzia di stampa Ap.Biscom (oggi TMNews). Facevo parte della nutrita squadra inviata a Genova per coprire l’evento. «Dovrai occuparti delle botte, degli scontri», mi dissero.

Ero contento della missione assegnatami. Come tutti i vertici internazionali, anche questo si annunciava come l’ennesima noiosa sequela di strette di mano, di party, conferenze stampa e frasi di rito. L’azione, il divertimento per un giornalista curioso, stavano altrove, per le strade. Né io né nessun altro dei cronisti giunti nel capoluogo ligure avrebbe mai immaginato che quei giorni si sarebbero trasformati in un’ordalia di violenza incontrollata, in terrore puro, in incubi che mi avrebbero perseguitato negli anni a venire.

Arrivai a Genova una settimana prima l’inizio del Vertice. Dovevo prendere confidenza con le strade di Genova e raccontare la trasformazione fisica della città in vista del G8. Nei momenti liberi andavo a seguire le conferenze del Genoa Social Forum, sempre molto interessanti e affollate di curiosi di ogni ceto, provenienza ed età.

I giorni passavano e il momento di inizio del vertice si stava avvicinando. Nel frattempo cercavo di capire dove ci sarebbero stati gli scontri, chi vi sarebbe stato coinvolto e di quale entità sarebbero stati. Cercavo di prepararmi al meglio al mio lavoro. Parlavo con poliziotti, finanzieri, manifestanti. Partecipavo a riunioni (a volte con risultati disastrosi), assistevo a comizi. Genova stava velocemente cambiando e io altrettanto rapidamente dovevo comprendere, prevenire, altrimenti non sarei riuscito a raccontare la realtà. Di informazioni ne stavo raccogliendo molte, ma non abbastanza. Mi mancava il quadro d’insieme. Mi mancavano alcuni particolari decisivi. Chi avrebbe dato il via agli scontri? Dove sarebbe accaduto? Come si stavano realmente preparando le forze dell’ordine? Le tute nere e le tute bianche si erano organizzate?

Forse la questione era concentrata in due domande: manifestanti (o parte di loro) si erano segretamente accordati con le forze dell’ordine? Esisteva qualche piano segreto progettato da alcunchi? Al momento erano domande senza risposta. In seguito avrei trovato le risposte e avrei scoperto che entrambe erano affermative.

«Se vuoi mangiare devi fare la fila. Qui è tutto chiuso. I ristoranti aperti sono pochi. Vanno tutti lì a mangiare. Ti siedi solo se sei fortunato». Erano giorni che mi sentivo ripetere dai miei colleghi la stessa cosa. Andavo a cenare sempre nello stesso ristorante a via XX settembre. Ci andavo perché era comodo. Ma soprattutto, ci andavo perché era frequentato da poliziotti e finanzieri. Ci andavo perché era un ottimo luogo per raccogliere informazioni.

Una sera un poliziotto mi mostrò una foto del Maschio Angioino di Napoli. «Ci sei mai stato? Sì, eh. Bello. Napoli è una città bellissima. Io vivo nella parte bassa del Vomero».

«Lei era presente agli scontri di marzo?».

«Certo che c’ero. La vuoi sapere una cosa? I no global sono delle bestie. Degli animali. Napoli è così bella. Un giorno arrivano gli animali e la mettono sotto sopra. Bestie! Sapessi quante botte sono volate quel giorno. Eh, ma noi gliene abbiamo date di santa ragione, sai. Bum! Bum! Bum! – il braccio destro che menava fendenti all’aria imitando le manganellate – Ne abbiamo stesi tanti quel giorno. Ne ho stesi tanti! Bestie sono! Non vedo l’ora che venga venerdì per farli a pezzi. La pensano tutti come me. Le vogliamo massacrare quelle merde. Non usciranno vive da Genova!».

«Sta parlando sul serio? Non le sembra di esagerare?».

«Tu c’eri a Napoli? No? E allora che ne sai. Che ne sai cos’è successo. Sono bestie. E come bestie verranno trattate. Sono quattro mesi che aspettiamo questo momento».

La sera successiva al ristorante incontrai lo stesso poliziotto. Mi riconobbe subito. Mi sorrise e mi mostrò la foto del Maschio Angioino. Non disse nulla. Non ce n’era bisogno.

Finito di cenare mi avvicinai al tavolo dove stava seduto. Mi presentò i suoi colleghi. Sembrava che non importasse a nessuno che ero un giornalista. Sapevano che avrei potuto scrivere quello che mi stavano raccontando, eppure non avevano remore nel chiacchierare.

«Ragazzi, questo vuole sapere dove ci saranno le botte e quante botte ci saranno! Che dite? Glielo diciamo?».

«Di botte ce ne saranno tante. Puoi star certo. Pensi che noi staremo fermi a proteggere la Zona Rossa mentre quelle bestie scorrazzeranno liberamente per Genova? Chi pensa questo è un imbecille oppure vive sulla Luna». E giù risate.

I due poliziotti, aggiunti al terzo napoletano del giorno prima erano stati chiari. Mi attendeva un super lavoro nelle due giornate di manifestazioni. Mancavano però sempre le informazioni decisive: chi, dove, quando e come. E così continuavo a frequentare sera dopo sera quel ristorante nella speranza di avere almeno una risposta alle mie domande.

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Poliziotti davanti all’entrata di una caserma. Alcuni di loro, al posto della divisa, indossano abiti da manifestanti. Sono tante le prove fotografiche, filmate e testimoniali che dimostrano come tra i black bloc e i manifestanti più facinorosi ci fossero molti agenti delle forze dell’ordine, sia italiani, sia stranieri.


Giovedì sera tra i tavoli c’era più calma del solito. Molti dei poliziotti e dei finanzieri che avevo visto e conosciuto nei giorni precedenti avevano disertato la cena. «Sono rimasti alla mensa del quartier generale – mi dissero – domani è il grande giorno».

Ero deluso. In una settimana non ero riuscito a scoprire nulla di significativo. Avevo anche partecipato il giorno prima a una riunione operativa dei Pink.

Si svolgeva in un tendone di Piazzale Kennedy, a due passi dal mare. Sotto la tenda c’erano un centinaio di persone. Insieme a me c’erano alcuni giornalisti. Ma prima che iniziasse la riunione, uno dei dirigenti disse: «Tutti i giornalisti fuori dalle palle! Questa è un’assemblea di dimostranti. Dobbiamo decidere cose importanti. Quindi, fuori!».

Uscirono tutti. Io rimasi. Ovviamente col mio badge infilato nel giubbotto da fotografo multitasca che portavo in quei giorni. Parlavano di strategie, di come avvicinarsi alla Zona Rossa. Io ascoltavo e riferivo via cellulare alla mia redazione. Non stavo la spia, stavo facendo il mio lavoro.

Alcuni di loro, però, non la pensavano allo stesso modo. «Ehi! Questo qui è uno sbirro! Parla al cellulare e racconta quello che diciamo», urla un tipo.

«Non sono una spia. Sono un giornalista». Feci vedere il badge.

«E allora fuori! I giornalisti non ce li vogliamo qui!».

I Pink erano l’ala più innocua dell’estremismo no global. C’erano i Black, le tute nere, i violenti per antonomasia. C’erano gli White, le tute bianche, che usavano la violenza solo per autodifesa. E poi c’erano i Pink, o tute rosa. Il nome già spiega tutto. Alcune centinaia di persone (uomini e donne) tutti rigorosamente vestiti di rosa, con tanto di tutù (sempre uomini e donne) che sfilavano ballando e improvvisando numeri da circo. C’era chi faceva il giocoliere con le clavette, chi circolava su di una bici monoruota, chi camminava sui trampoli. In altre parole, innocui.

Eppure quel pomeriggio non sembravano così pacifici. Mi stavano cacciando dalla tenda a furia di spinte, pugni e calci.

«I ciclisti no global! I ciclisti no global!». Tutti, presi da un fervore di grande eccitazione scattarono fuori dalla tenda. Si erano improvvisamente dimenticati di me!

black

Grazie alla loro divisa nera al volto coperto, i black bloc riescono ad agire
indisturbati, senza correre il rischio di essere riconosciuti.
Per questo motivo è facile a un estraneo al movimento anticapitalista infiltrarsi
per fare casino o per compiere azioni negative di fronte alle telecamere e alle
macchine fotografiche.
Azioni, queste ultime, che hanno l’unico scopo di mettere in cattiva luce la pacifica
protesta di piazza.


Sul piazzale arrivarono un centinaio di ciclisti con bandierine colorate attaccate al retro del sellino. Cominciarono a girare in tondo tra gli applausi dei Pink e di altri curiosi. La baldoria non durò più di venti minuti.

Non appena i ciclisti si furono allontanati una piccola folla si radunò intorno a un tavolo di legno con delle panche intorno. Qualcosa di molto simile ai tavolacci tipici delle birrerie o delle baite.

Mi avvicinai con circospezione. Quando vidi che avevano steso sul tavolo una pianta di Genova con al centro la Zona Rossa e molti segni e simboli sparsi qua e là mi tuffai in mezzo ai Pink che discutevano e segnavano con le dita punti sparsi sulla mappa.

«Che cos’è?», chiesi a uno di loro.

«La mappa della Zona Rossa. Li vedi quei punti segnalati. Quelli sono i punti nei quali è previsto un assembramento da parte di qualche gruppo. Le croci segnate in rosa siamo noi».

Il tipo, né alcun altro intorno al tavolo, si era reso conto che stava parlando con lo stesso giornalista che avevano tentato di cacciare in malo modo solo venti minuti prima.

«Ci avvicineremo alla Zona Rossa qui, qui e qui».

«E i black?».

«I black fanno come gli pare a loro. Nessuno conosce i loro piani. Loro stanno nei campeggi, sulle colline, in montagna. Speriamo solo che non rovinino tutto».

Quello che avrebbero fatto i Pink era interessante. Ma la mia attenzione era concentrata su altro. Non stavo ricavando le informazioni giuste. Per di più, dopo cinque minuti di spiegazioni cartina alla mano uno di loro, un inglese, mi riconobbe: «Ma è lo stesso giornalista di prima! Che cosa ci fai qui! Vattene!». E di nuovo calci, pugni e spinte.

Incontrai il gruppo dei Pink al completo il giorno dopo, alla manifestazione dei migranti. Quindicimila persone che sfilavano per far sapere ai grandi della terra che i flussi migratori dal Sud del mondo non dovevano rappresentare un problema. Potevano essere una grande risorsa.

Mi trovavo sul ciglio della strada. I Pink stavano sfilando pieni di energia. Riuscivano a infondere buonumore ed entusiasmo ai genovesi che assistevano alla dimostrazione. L’inglese che mi aveva cacciato la seconda volta mi riconobbe. «Ehi! Ciao! Come stai? Hai visto che bello? Ragazzi, guardate chi c’è!». E giù grandi saluti, sorrisi e baci lanciati con le mani. Questi erano i Pink.

A parte qualche acciacco e qualche informazione decorativa, mi ritrovavo allo stesso punto di prima. Era come la notte prima degli esami. Non sapevo che cosa mi sarebbe aspettato il giorno dopo. E se volevo fare bene il mio lavoro non potevo permettermelo.

Ero in procinto di lasciare il ristorante quando mi si avvicinò un poliziotto. Non saprei dire quale grado avesse. Lo conoscevo di vista. Ma evidentemente lui sapeva chi ero e perché fossi lì.

«Sei tu quello che vuole sapere degli scontri di domani?».

«Certo! Mi sa dire qualcosa?».

«Vuoi veramente sapere dove inizierà il macello?».

Non desideravo altro da giorni.

«Allora, stammi a sentire…».

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Ce l’avevo fatta. Avevo l’informazione giusta. Tutta da verificare, ovviamente. Ma almeno avevo qualcosa da verificare.

Ero contento. Ed al tempo stesso avevo paura. Quello che avevo saputo lasciava trasparire un accordo tra Black Bloc e forze dell’ordine. Una sorta di spartizione del territorio e delle competenze. Iniziai a pensare che la giornata di venerdì sarebbe stata molto peggio di quanto avessi previsto.

Passai buona parte della mattina del venerdì a circolare per la Zona Rossa. Volevo vedere come si vive in una città appena colpita da una bomba N, quella che uccide le persone e non distrugge le cose. Così si presentava l’interno della Zona Rossa quel giorno. Silenzio, strade vuote, immobilità dell’aria. Come in un film.

Verso le 11 mi avvicinai verso il luogo di appuntamento indicatomi dal poliziotto. Scesi da via XX Settembre in direzione di viale delle Brigate Partigiane, un larghissimo stradone che collega la stazione di Brignole al mare.

La strada era completamente intasata da cellulari di polizia e carabinieri. Tutti messi ordinatamente uno accanto all’altro su tre file. Una vera e propria muraglia di lamiere. Mi resi conto che i manifestanti che venivano da Levante (le tute bianche) solo per raggiungere la Zona Rossa avrebbero dovuto scardinare quel muro. Impossibile!

La cosa ancora più strana, però, era che i cellulari e gli autoblindo erano concentrati in particolare in una traversa di viale delle Brigate Partigiane: via corso Buenos Aires. La cosa assurdamente più strana era che quella strada era esattamente la strada che dovevo percorre per recarmi all’appuntamento. A metà di corso Buenos Aires c’era l’angolo dove, secondo il poliziotto sarebbero iniziati gli scontri. E la polizia era pronta ad intervenire.

Ore 12. Angolo corso Buenos Aires e Piazza Paolo da Novi. Ero arrivato sul posto con una decina di minuti d’anticipo. Giusto il tempo per rendermi conto che in piazza c’era un sit in dei Cobas della Scuola. Circa cinquemila persone, in gran parte di età media tra i trenta e i cinquant’anni, in gran parte dall’aspetto pacifico e innocuo, totalmente in parte del tutto ignari di quello che sarebbe accaduto di lì a poco.

Dunque, ore 12. Con precisione svizzera un gruppo di persone con cappucci e passamontagna, interamente vestite di nero, si avvicinò con aria spavalda all’angolo dell’appuntamento. Del tutto incuranti della presenza di centinaia di poliziotti a pochi metri di distanza i nero vestiti cominciarono a distruggere la banca che si trovava nel suddetto angolo.

«Fatti trovare a mezzogiorno all’angolo tra corso Buenos Aires e piazza Paolo da Novi. Arriveranno dei Black Bloc e distruggeranno la banca. Due-tre minuti al massimo. È quello il segnale dell’inizio del macello». Il poliziotto la sera prima non sarebbe potuto essere più esplicito.

Ore 12 (esatto), all’angolo tra corso Buenos Aires e piazza Paolo da Novi (esatto), un gruppo di Black Bloc (esatto) distruggerà una banca in due-tre minuti (esatto). Sarà l’inizio del macello.

Era un minuto che i neri stavano distruggendo la vetrina della banca. La polizia a pochi metri restava immobile. Due minuti. La polizia sempre immobile. Tre minuti! I Black bloc avevano con grande maestria il loro lavoro sotto gli sguardi allibiti e le proteste dei Cobas. La polizia sempre a pochi metri e sempre immobile.

Cominciavo a pensare di aver avuto un’informazione sbagliata, almeno in parte. I nero vestiti persero qualche altro minuto a divellere alcuni marciapiedi della piazza per accumulare sampietrini da lanciare. Sempre nulla. La polizia a guardare.

Ore 12.10, i Black Bloc si ritirarono con grande rapidità, lasciando la piazza in mano ai Cobas (come prima), ma anche con una certa quantità di macerie, segno del loro passaggio. Era solo in quel momento, solo quando il posto era sgombero dai neri, che la polizia, tra urla e botti per lo sparo di lacrimogeni, decideva di attaccare. Non di inseguire i Black, ma di attaccare gli inermi ed innocenti Cobas della Scuola.

Il poliziotto aveva detto il vero. Si era accesa la miccia che avrebbe fatto esplodere Genova. Il “macello” era iniziato.

Fonte : http://www.mafia-capitale.it/index.php/2015/07/21/io-testimone-del-g8-vi-racconto-che-i-black-bloc-non-esistonosono-agenti-di-polizia/

Libertà

Senza Parole....

Assolti da stupro di gruppo, giudici: “Fu momento di debolezza della ragazza”

La Corte d'Appello di Firenze ha scagionato sei imputati dall'accusa di aver violentato una 23enne dopo una festa, vicino alla Fortezza da Basso. I fatti risalgono al 2008. Nelle motivazioni si legge: "La vicenda è incresciosa, ma penalmente non censurabile. La giovane era presente a se stessa anche se probabilmente ubriaca, l'iniziativa di gruppo comunque non fu ostacolata". Difensore: "Giudizi morali"

Un rapporto sessuale con sei ragazzi. Poi la denuncia per violenza sessuale e la condanna in primo grado: quattro anni e mezzo di carcere. Secondo i giudici, i ventenni abusarono delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della giovane che forse era ubriaca. In secondo grado, tutto ribaltato. Assoluzione. Perché per la Corte d’Appello la vicenda è “incresciosa”, “non encomiabile per nessuno”, ma “penalmente non censurabile“. In sostanza – ragionano i giudici nelle quattro pagine di motivazioni – la ragazza con la denuncia voleva “rimuovere” quello che considerava un suo “discutibile momento di debolezza e fragilità”.

La vicenda “incresciosa” è accaduta a Firenze nel 2008. In un’auto parcheggiata fuori dalla Fortezza da Basso, dove una ragazza ebbe un rapporto sessuale di gruppo al termine di una festa. Gli imputati, tutti italiani, avevano fra i 20 e i 25 anni. La ragazza 23. I giudici d’Appello adesso scrivono che il suo comportamento fa “supporre che, se anche non sobria” fosse comunque “presente a se stessa“. Inoltre “molte sono le contraddizioni” nel suo racconto: la sua versione è ritenuta “vacillante” e smentita “clamorosamente” dai riscontri.

Riferendosi al rapporto, la Corte parla di una “iniziativa di gruppo comunque non ostacolata”. I giudici ritengono poi che i ragazzi possano aver “mal interpretato” la disponibilità della ragazza, me che poi non vi sia stata “alcuna cesura apprezzabile tra il precedente consenso e il presunto dissenso della ragazza, che era poi rimasta ‘in balia’ del gruppo”.

Il difensore della 23enne, l’avvocato Lisa Parrini, bolla quella della Corte come “una motivazione densa di giudizi morali“. Il legale fa riferimento anche alla definizione “vita non lineare” data dai giudici a quella della ragazza, solo perché, spiega Parrini, “ha avuto due rapporti occasionali, un rapporto di convivenza e uno omosessuale”.

“In una motivazione di sole quattro pagine – conclude l’avvocato – si sostiene che con il suo comportamento ha dato modo ai ragazzi di pensare che fosse consenziente”. In un passaggio i giudici definiscono la ragazza “un soggetto fragile, ma al tempo stesso creativo, disinibito, in grado di gestire la propria (bi)sessualità, di avere rapporti fisici occasionali di cui nel contempo non era convinta”.


“Siamo indignate ed esterrefatte dalla lettura delle motivazioni della sentenza di assoluzione dei sei imputati per lo stupro della Fortezza. I giudici devono aver confuso i fogli con quelli di una sentenza emessa nell’Ottocento, perché stentiamo a credere che nel 2015 sia anche solo pensabile che la responsabilità di uno stupro ricada su chi lo subisce”. Lo affermano le parlamentari toscane di Sinistra Ecologia e Libertà, l’onorevole Marisa Nicchi e la senatrice Alessia Petraglia.

Fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/17/assolti-da-stupro-di-gruppo-giudici-fu-momento-di-debolezza-della-ragazza/1885295/


Libertà

lunedì 20 luglio 2015

Su Equitalia



Libertà

Geniale!



Libertà

Strano...

Gli agenti della polizia penitenziaria hanno trovato il corpo senza vita qualche minuto prima delle 23

Si e' impiccato con un lenzuolo nel reparto di isolamento del carcere Regina Coeli Ludovico Caiazza, il 32enne di origine napoletana, ritenuto il killer del gioiellere romano ucciso durante una rapina mercoledì scorso. La procura di Roma aprira' questa mattina un'inchiesta per fare luce sulla morte. Il 32enne era stato fermato sabato all'altezza della stazione di Latina perche' ritenuto responsabile dell'omicidio di Giancarlo Nocchia, il gioielliere ucciso nel suo negozio di via dei Gracchi il pomeriggio del 15 luglio scorso dopo una rapina.

Gli agenti della polizia penitenziaria che dovevano sottoporre il detenuto a un controllo ogni quindici minuti hanno trovato il corpo senza vita qualche minuto prima delle 23.Inutili i soccorsi. Caiazza era in isolamento, solo in cella, nel settimo reparto di Regina Coeli dove si trova la sezione 'nuovi giunti'. Caiazza, che era da solo in cella senza essere tenuto sotto stretta sorveglianza, era in attesa di essere interrogato dal gip per la convalida dell'arresto.

Fonte: http://www.latinapress.it/latina/15359-gioielliere-ucciso-a-roma-si-uccide-in-carcere-il-killer-arrestato-a-latina

Libertà

sabato 18 luglio 2015

I.V.A. sulle accise..

Bollette, la sentenza: “l'Iva pagata sulle accise va rimborsata”

L'Iva sulla bolletta di gas ed elettricità non va calcolata anche sulle accise come avviene attualmente: quanto pagato in più dai consumatori va restituito. Lo ha stabilito un giudice di pace di Venezia, imponendo ad Enel di rimborsare un utente. Un precedente che potrebbe condurre ad un danno miliardario per l'erario.


L'Iva sulla bolletta di gas ed elettricità non va calcolata anche sulle accise come avviene attualmente: quanto pagato in più dai consumatori va restituito. Lo ha stabilito un giudice di pace di Venezia che per questo ha ingiunto ad Enel di rimborsare poco più di 100 euro all'utente che aveva fatto ricorso. Una decisione che crea un precedente importante: se tutti i clienti domestici facessero ricorso - e i giudici di pace condividessero l'interpretazione data nel capoluogo veneto - le entrate per l'erario potrebbero diminuire di circa un paio di miliardi di euro.

Tra i principi che hanno dato ragione al consumatore che sarà rimborsato, quello stabilito dalla Cassazione, in seduta 3671/97, secondo il quale, salvo deroga esplicita, un'imposta non costituisce mai base imponibile per un'altra. Per l'Iva indebitamente pagata su 8 fatture per la fornitura di gas e 12 per l'elettricità, Enel ora dovrà pagare al ricorrente 103,78 euro, più interessi e spese.

Il decreto ingiuntivo è infatti passato in giudicato, visto che Enel non ha fatto opposizione, “presumo per disorganizzazione”, ipotizza parlando con QualEnergia.it l'avvocato Enrico Cornelio, che ha curato la pratica per conto del ricorrente, mentre Enel, interpellata, non commenta.

"A contestare l'Iva sull'accisa dovrebbero essere le società energetiche - sottolinea Cornelio - e in quel caso la questione sarebbe competenza delle Commissioni tributarie. Però evidentemente non hanno interesse a farlo, anche perché possono riversarla sui consumatori finali. Nel momento in cui la controversia è tra chi emette la fattura e chi la riceve, si instaura un diritto civilistico al rimborso, per cui è competente il giudice ordinario, in questo caso il giudice di pace, dato l'importo limitato".

La direttiva europea sull'Iva, così come recepita nell'ordinamento italiano, avvallerebbe il fatto che l'Iva sia calcolata anche sulle accise. La decisione del giudice di pace di Venezia si colloca invece sulla scia di quanto stabilito da varie sentenze sull'Iva sulla Tassa dei rifiuti, una battaglia vinta dai consumatori, visto che la nuova TaRi non prevede più il pagamento dell'Imposta sul valore aggiunto.

Cosa succederà adesso? “La decisione su questo ricorso vale come precedente – ci spiega l'avvocato - sia per il giudice di pace che per gli altri tribunali ordinari, che potranno emettere sentenze basandosi sull'interpretazione data in questo ricorso, se la condivideranno”.

Gli utenti commerciali, che possono scaricare l'Iva pagata, non hanno interesse a ricorrere. Diversa la questione per i clienti domestici. Se tutti i circa 21 milioni di utenti domestici italiani ricorressero e fosse loro garantito un rimborso paragonabile a quello che Enel deve pagare all'utente veneziano, per l'erario sarebbe un danno da oltre 2 miliardi di euro.

Secondo la stima di Federconsumatori, per una famiglia media, con un consumo di 1.400 metri cubi di gas, se l’Iva non venisse applicata su tali imposte, si avrebbe un minor esborso tra i 50 e i 75 euro annui sulla bolletta.

Certo, affinché ciò accada gli utenti dovrebbero imbarcarsi in un ricorso per avere cifre relativamente basse (nel caso citato il procedimento è durato 5 mesi, anche se ha avuto spese relativamente contenute, il cliente ha pagato il solo anticipo delle marche da bollo).

La possibilità di grossi rimborsi complessivi crescerebbe se i consumatori potessero fare ricorso alla class action. Perché ciò accada però deve prima essere approvato in maniera definitiva il testo che estende la possibilità di un'azione di classe dal codice dei consumatori al codice di procedura civile, testo uscito dalla Camera il 3 giugno e attualmente all'esame del Senato.

“Questa questione potrebbe essere il banco di prova per la nuova class action”, commenta Mauro Zanini di Federconsumatori, associazione che da sempre si batte affinché non si debba pagare l'Iva sulle accise. “Dobbiamo ancora consultarci con i nostri legali sulla la strategia da seguire dopo questa sentenza – ci spiega – ma di sicuro l'ingiunzione del giudice di pace di Venezia ci spinge a rilanciare con forza la nostra campagna.”

E sul fronte benzina e gasolio? Anche lì si paga l’Iva anche sulle accise, che sono tra l’altro particolarmente pesanti in proporzione. “In quel caso è più difficile rivalersi sul venditore – spiega l’avvocato Cornelio – perché a differenza del gas e della luce non si ha una fattura da produrre per dimostrare quanto si è comprato e da chi”.

Fonte : http://www.qualenergia.it/articoli/20150707-bollette-la-sentenza-iva-pagata-su-accise-va-rimborsata

Libertà

Il Nome: Facciamo qualche domanda.

Sappiamo tutto sul NOME LEGALE, e la FRODE dietro esso legato. Mettiamo che ci sbagliamo, ed hanno ragione LORO, chiudiamo il gioco facendo qualche DOMANDA:

"Perché mai dovrei fare quello che dici?"

"Dove e' scritto che Io, in quando Essere Vivente devo fare quello che dici?"

"Sono Libero Io?"

"Vuoi Negarmi il Diritto alla Vita?"


Libertà

venerdì 17 luglio 2015

Saranno..



Libertà

Jihad?

Senti Paolo ad 1:23:00  circa, per capire cosa e' la Jihad.


Libertà

Gli Abitanti del Nord ci Invidiano?


Cari greci, i grigi Stati del Nord vi stanno uccidendo di austerity perché invidiano la Grande Bellezza del Sud Europa

LA PROVOCAZIONE - I Paesi settentrionali dell'Ue, che hanno radici culturali in una visione del mondo rigorosa e disciplinata nata con il luteranesimo e il calvinismo, considerano Grecia, Spagna, Italia e Portogallo come scolari inaffidabili e inadeguati a gestire la cosa pubblica. E con le loro brume, i grandi silenzi e le lunghe notti invernali sono invidiosi della qualità della vita dei popoli meridionali. Ma quando al Nord c’erano ancora tribù primitive, ad Atene Aristotele metteva in guardia i cittadini dall’insolenza dei demagoghi, e anche questo la dice lunga sulla gente del Meridione, sulla loro capacità di capire come la democrazia e il suo esercizio non siano categorici

Sappiano gli amici greci, che quella dei virtuosi tedeschi, degli intransigenti finlandesi, dei parsimoniosi olandesi e di tutti quei paesi nordici che accusano Atene di avere vissuto al di sopra dei loro mezzi, di aver dissipato i cospicui aiuti finanziari e di non pagare le tasse, è solo invidia. Atavica invidia, intrisa di pregiudizi che hanno radici culturali nel luteranesimo, nel calvinismo, in una visione del mondo rigorosa, disciplinata, ordinata persino quando è disordinata. E’ il grande Nord che disprezza il piccolo Sud. Il Nord che teme la disgregazione e predica la compattezza a senso unico, e a suo esclusivo vantaggio. Il Nord che invidia la bellezza del Sud, il Nord spesso deprimente dei “plats pays”, delle brume, delle lunghe notti invernali, dei grandi silenzi e della grande noia. Dove tutto è perfetto, persino i boschi e le foreste sono trattate come isole pedonali. Ma che noia! Per questo, quando torme selvagge di tifosi del Grande Nord approdano al Sud, spaccano tutto quello che trovano ebbri di spavalda autostima, come fecero i lanzichenecchi e i barbari invasori, a cospetto della Grande Bellezza!

La Grecia, e pure la Spagna, l’Italia, il Portogallo e una buona parte della Francia – quella meridionale, guarda caso la più interessante e bella – sono viste come scolari troppo vivaci e indisciplinati, magari intelligenti, talvolta geniali, però anche inaffidabili, capaci di dissipare quello che sono riusciti a realizzare, più spesso inadeguati a gestire la cosa pubblica, a mantenere la coesione sociale, a controllarne le derive populiste, a minacciare gli equilibri economici: senti da che pulpito arriva la predica!

L’invidia è una brutta malattia. Fa dire cattiverie che aumentano la confusione. Una frase ripetuta a ritmi martellanti è questa: “Atene è responsabile di quel che le sta succedendo”. Chi sostiene questa tesi dice che bisogna smettere di dare la colpa all’Europa, poiché la Grecia sta affondando sotto il peso del suo regime oligarchico e col rifiuto di pagare le imposte, con la connivenza delle autorità. A supporto dell’accusa ci sono i numeri, il vangelo del Nord. Li rubo all’economista Christian Saint-Etienne, titolare della cattedra di economia al Conservatorio nazionale francese delle arti e dei mestieri: “La Grecia si è messa largamente tutta da sola nella sua situazione attuale, perché il paese ha beneficiato di 200 miliardi di Euro di fondi strutturali dall’inizio del suo ingresso nell’Unione europea e non ha saputo sviluppare un’economia competitiva. Lo Stato è strutturalmente debole e l’evasione fiscale considerevole. Dopo la crisi del 2009-2010, la Grecia ha beneficiato di una cancellazione del debito di 105 miliardi di Euro dalle banche nel 2012 e di una riduzione degli interessi che porta l’aiuto accordato al paese a circa 175 miliardi di Euro. Se si aggiungono i 200 miliardi di trasferimenti strutturali, la Grecia ha già ottenuto un aiuto dall’Ue di 375 miliardi di Euro, superiore al doppio del suo prodotto interno lordo attuale!”. Aggiunge che senza questi aiuti il debito reale sarebbe di 495 miliardi. Che brucia 20-25 miliardi di contanti all’anno. Insomma, un “pozzo senza fondo”.

Questi numeri hanno imposto la messa sotto tutela del popolo greco. Come gli otto piani precedenti, il nuovo piano d’austerità – altra parola che il Nord vuole imporre al Sud come regola di vita – aggraverà la recessione e il deficit pubblico, è l’opinione di Thomas Coutrot, economista e membro del consiglio economico di Attac (Association pour la taxation des transactions financières et pour l’action citoyenne), che ha sottoscritto il manifesto degli economisti atterriti, per i quali il paradigma neoliberista – altra professione di fede del Nord – è sempre in auge, nonostante i suoi ripetuti ed evidenti fallimenti: “L’Europa è prigioniera della trappola che si è costruita”. Già. Ma quale Europa l’ha approntata? Certo, non la Grecia.

L’amico Philippe Brunel, giornalista e scrittore di ciclismo, propone – e io condivido – un irriverente, ma poi non tanto, paragone tra lo sport delle due ruote (sto seguendo il Tour de France, ndr) e il caso Grecia. E’ una questione più che economica, esistenziale. Dice Philippe che il ciclismo continua ad essere uno sport popolare, democratico: corrono insieme poveri e ricchi – d’ingaggi, si intende – rispettando le stesse regole. Può succedere così che un povero s’imponga davanti a un ricco. E tuttavia, di recente, vi sono squadre di grande budget che storcono il naso quando si vedono costrette nelle più importanti corse a tappe (la trojka Tour, Giro, Vuelta) a gareggiare con formazioni modeste e con corridori spesso sconosciuti e pagati ben poco, rispetto alle gradi star della bicicletta. Ma questo è proprio il bello del ciclismo, aggiunge Brunel, “il piccolo può immaginare che in un qualche momento della corsa può accedere alla vetta e vincere, quello che nella vita è in realtà assai più difficile”.

Con la Grecia per un certo tempo è stato lo stesso. Hanno detto ai greci che erano i benvenuti, che si correva tutti insieme e, quando si è varata la moneta unica, gli hanno ribadito che andava bene così, fingendo di non sapere quali fossero le reali condizioni finanziarie ed economiche del Paese. I greci hanno sempre saputo d’essere la gente piccola dell’Ue, e che il confronto con la gente ricca non poteva essere quello del denaro, della potenza economica o del potenziale produttivo. I greci sognavano d’essere accettati per quello che erano. Adesso invece gli dicono che se vogliono restare devono dimenticare tutto: tagliare stipendi e pensioni, indebitarsi a vita, rinunciare a pezzi importanti, vitali della loro sovranità. Cioè il vero prezzo del sogno europeo. Peggio. Con la Grecia si è applicato cinicamente un celebre principio maoista: educarne uno per educarne cento. La lezione alla Grecia da parte dei maestri del Nord è la lezione a quell’Europa del Sud che non rispetta scrupolosamente le regole, che si ostina a privilegiare altri valori, soprattutto a quell’Europa che non crede nella politica dell’austerità.


Un fantasma si aggira di nuovo per l’Europa, ed è quello dell’europeo che non vuole farsi schiacciare dall’ipocrisia di chi predica bene e razzola male, nel giardino degli altri. L’invidia è cattiva consigliera, quando nelle selve oscure del Nord c’erano tribù di cultura primitiva, ad Atene i greci potevano ascoltare Aristotele mettere in guardia i cittadini dall’insolenza dei demagoghi, e anche questo la dice lunga sulla gente del Sud, sulla loro capacità di capire come la democrazia e il suo esercizio non siano categorici. Il confine tra dignità e fierezza è assai sottile, dovrebbero saperlo i compatrioti di frau Merkel, “nessun ente supremo a salvarci verrà/non Dio, non Kaiser, non tribuno/Se vogliamo libertà dalla nostra miseria/ottenerla dovrem da noi, soli” si ascolta nella versione tedesca dell’Internazionale.

Fonte : http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/16/cari-greci-i-grigi-stati-del-nord-vi-stanno-uccidendo-di-austerity-perche-invidiano-la-grande-bellezza-del-sud-europa/1877471/

Libertà

giovedì 16 luglio 2015

Pensiero: òneri

"...Nessuno di noi impone òneri agli uomini di stato, allora come mai lasciamo loro imporci osceni òneri? Tutti i contratti devono esser negoziati, e, se tale strumento e' eliminato, il contratto e' nullo..."

Libertà

Considerazione

"...Vedo chiaramente una sorta di velo in cielo. Cosa Vogliono coprire?..."

Libertà

Miti Vegani

La cosa che mi fa' più sorridere, e' vedere una sorta di lista di atleti mondiali, e quindi professionisti, che mangiano con il loro sport, che sono vegani.

E' una grossa presa in giro. Evitiamo di fare i creduloni. Tutti gli atleti mondiali e meno, usano sostante per aumentare le prestazioni fisiche, e chi dice il contrario, gli chiedo di vivere un anno con me, e farmi vedere..

Su apriamo gli occhi! Balla più colossale e' quello di sentire certi atleti di dire che sono vegani. Magari e' vero, e se lo fanno, lo fanno a fine carriera.

Parliamoci chiaro, quando mangiavo carne, e derivati animali, avevo molta più forza di ora. Ed ora ho un tipo di forza che allora mi sognavo, senza parlare di come mi sento oggi, connesso con il Tutto.

I miei pensieri ,aspirazioni, sono diversi, più elevati, cosa  che a quei tempi mi sognavo.

Libertà

mercoledì 15 luglio 2015

La strada dell'Uomo

Come mai tutti questi evoluzionisti, si fermano sempre e solo all'era della pietra nella quale L'uomo era uno spazzino (raccoglitore - cacciatore)? E prima? Come mai lo tralasciano sempre?

Sembra che prima nulla ci fosse per noi. Tutti che si dimenticano la Natura dell'animale specie Uomo. Come se fossimo un Essere che deve cibarsi di cadaveri, sia animali che vegetali per vivere.

Oramai e' chiaro a tutti che, guardando alla nostra struttura fisica, la nostra Natura ed il Nostro posto nel Mondo. Siamo animali, e come loro abbiamo il nostro cibo specie-specifico, ed il nostro ambiente selettivo.

Purtroppo, fintanto che', tutte le misurazioni e studi sono e saranno fatti in questo Ambiente innaturale per noi, ovvero in cattività, tutti i parametri sono e saranno falsati.

Libertà

20 Ragioni per aspettarsi un Evento devastante negli Stati Uniti prima del 1° ottobre 2015

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20 Ragioni per aspettarsi un Evento devastante negli Stati Uniti prima del 1° ottobre 2015

Kurt Haskell, 27 Giugno 2015
  1. La California rimarrà senz’acqua entro il prossimo anno. Non vi è alcun piano per fronteggiare questo e ciò dimostra che il governo non si preoccupa per nulla della costa occidentale. È una plausibile indicazione che il paese possa essere distrutto in un imminente futuro.
  1. La Federal Reserve sta decentrando le operazioni da New York a Chicago a causa di una possibile catastrofe naturale. Perché adesso? Ciò implica che la costa orientale non sia sicura, ma forse lo è Chicago.
  1. Il NORAD ha spostato i suoi movimenti operativi nel bunker di montagna a Cheyenne Mountain. Una dichiarazione al riguardo ha precisato che altri organismi governativi e il personale relativo saranno trasferiti là. Perché ora? Per quale tipo di evento un bunker di montagna potrebbe fornire una protezione maggiore?
  1. La spesa pubblica degli Stati Uniti è talmente fuori controllo che ha bloccato il cronometro del debito nazionale a marzo. I deficit non hanno valore se si è a conoscenza che la nazione sarà colpita da un evento devastante prima che il debito colpisca l’economia. Il suo rimborso sarebbe discutibile.
  1. Ci sono tensioni in tutto il mondo per l’avvio di una Terza Guerra Mondiale tra Stati Uniti, Russia e Cina. Tale conflitto sarebbe probabilmente nucleare e tragico per l’America che potrebbe essere alla ricerca di un capro espiatorio a motivo del suo incombente collasso economico.
  1. Un “default” greco potrebbe accadere in qualsiasi momento. Tale ammanco, causato dai derivati per un ammontare di migliaia di miliardi, provocherebbe un crollo quasi sicuro del sistema bancario occidentale.
Greece-economic-collapse+567+col+contr
  1. Papa Francesco, nel mese di settembre, sarà presente in entrambe le Camere al Congresso, così come alle Nazioni Unite. Nessun Papa lo ha mai fatto prima. Evidentemente si dovrà discutere di un argomento assai importante.
  1. L’economia americana è un castello di carte sull’orlo dello sprofondamento e il dollaro USA potrebbe perdere il suo status di riserva in qualsiasi momento. Allorché dovesse accadere, la divisa perderebbe sino al 90% del suo valore.
  1. Il co-fondatore di Google, Vincent Cerf, ha recentemente suggerito a tutti di stampare una copia cartacea di ogni cosa al di fuori di Internet. È preoccupato che la rete possa andare persa definitivamente. Perché, e che cosa potrebbe causare questo?
  1. La Cina ha recentemente completato il suo sistema SWIFT (significato QUI) per i trasferimenti bancari internazionali che sarà operativo in settembre. L’unico metodo attuale si trova negli Stati Uniti. È forse particolarmente interessata la Cina al fatto che la rete SWIFT statunitense non possa essere operativa a partire da settembre?
  1. Il discorso di Obama del 20 maggio 2015 è stato molto strano. In quell’occasione, egli ha detto che i cambiamenti climatici sono una grave minaccia per la sicurezza globale e devono essere affrontati immediatamente. Non ha parlato di riscaldamento planetario. A quale evento climatico si riferiva dunque, presentandolo come pericolo immediato per l’intera umanità?
  1. Il 13 maggio 2014, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius dichiarò: “Abbiamo 500 giorni per il caos climatico”. Questo periodo si concluderà con l’ultima settimana di settembre 2015. Il termine che lui usò – “caos climatico”- risulta molto singolare e non sembra alludere al riscaldamento del pianeta.
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È anche molto insolito che abbia additato un tempo specifico di 500 giorni: ciò sembrerebbe indicare un accadimento atmosferico che può essere specificamente calcolato. Di solito, una valutazione riguardante un certo lasso di tempo verrebbe espressa in mesi o anni.
  1. Nell’aprile 2015, gli Anziani Inuit che vivono nella regione artica hanno riferito che il sole aveva cambiato la sua orbita. La loro ubicazione si trova in un punto chiave per visualizzare i movimenti solari. Hanno anche precisato che la mutazione non è avvenuta a motivo del riscaldamento globale. Questa è la prova certa di un’effettiva migrazione dei poli che è in fase di svolgimento.
  1. La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha indicato che i poli della Terra si stanno spostando più velocemente che mai, a tempo di record. Questo organismo ha dei dossier che risalgono al 1590. Quale ne è la causa, un possibile grande corpo magnetico che influisce sulla Terra?
  1. Diverse fonti segnalano un enorme incremento, in quantità e in rilevanza di recenti terremoti e vulcani. Ciò testifica chiaramente una drastica trasformazione nella meteorologia terrestre. (Leggere anche QUI; ndt).
  1. Ci sono molte testimonianze che avvisano di una forte impennata, nelle dimensioni e nella frequenza, delle famigerate scie chimiche. Si deduce da questo l’urgente necessità di modificare il clima per qualche motivo sconosciuto.
  1. Padre Malachi Martin, un ex professore ed insider del Vaticano, rilasciò un’intervista interessante nel 1999 riguardante la ragione per cui il Clero fosse detentore di un telescopio in Arizona.
Nell’incontro, dichiarò che si stava osservando l’avvicinamento di un immenso globo spaziale che avrebbe ucciso molti milioni di persone.
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Mentre a suo dire, la linea temporale dell’evento si sarebbe potuta esaurire entro 510 anni, non abbiamo alcun motivo per dubitare della sua spiegazione sullo scopo di possedere un’attrezzatura del genere.
  1. Ci sono, attualmente, parecchie foto e video inequivocabili di due “Soli” ripresi nei cieli di tutto il mondo. Non esiste altra interpretazione su questo, se non che un grande astro simile al nostro possa essere entrato nel sistema solare.
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  1. Il 20 dicembre 1993, il Washington Post pubblicò un articolo indicante che un grande “Corpo Celeste” era stato scoperto. Inoltre, il giornale continuò a spiegare che esso stava calamitando le orbite di Urano e Nettuno causando loro rotazioni alterate. Da allora, c’è stato un completo blackout mediatico su questo argomento.
  1. L’esercitazione militare Jade Helm (Vedere QUI; ndt) sarà operativa nel Sud-Ovest degli Stati Uniti dal 15 luglio al 15 settembre. Il volume della preparazione che avrà luogo è molto più grande e non coerente con un esercizio di addestramento di 60 giorni.
Inoltre, i preliminari sono stati visti in tutta l’America e non solo nei Paesi designati. Immagini curiose di elicotteri e camion medici dell’ONU ne sono stati testimoni. Numerosi negozi Walmart (Leggere QUI; ndt) sono in fase di ristrutturazione per questo “addestramento”.

Tutti questi fattori mostrano che Jade Helm è molto più di un esercizio di formazione militare temporaneo e limitato ad alcuni stati.

È molto più probabile che sia un allenamento ad un’eventuale catastrofe reale che non si concluderà affatto nel mese di settembre.

Traduzione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it

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