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mercoledì 28 ottobre 2015

Marcia su Roma: Come sono andati i Fatti??


Sfatiamo un falso mito che i fascisti con la forza presero il governo il 22 ottobre 1922, è un FALSO, il giorno prima Mussolini aveva la conferma dal Re Vittorio Emanuele III per formare il nuovo governo.

COME è ANDATA VERAMENTE: LA STORIA:

Il mattino del 28 ottobre le tre colonne avrebbero dovuto marciare sulla capitale per obbligare Facta a rassegnare le dimissioni, consentendo a Mussolini di prendere il potere con un governo dominato dai fascisti. Ma gli ordini erano categorici: evitare gli scontri con l'esercito regolare; le camicie nere avrebbero dovuto dimostrare tutta la loro simpatia e il loro rispetto verso tutte le truppe regolari che avessero incontrato. 

Mussolini era sicuro che la minaccia di una guerra civile avrebbe provocato una crisi di governo, consentendo al re di costituire un nuovo esecutivo a forte partecipazione fascista, compresi almeno sei ministri in camicia nera. La riunione all'albergo Vesuvio di Napoli si concluse senza particolari cerimonie: solamente poche strette di mano e qualche parola d'incoraggiamento pronunciata da Mussolini. Si convocarono i capi regionali per consegnare loro gli ordini della mobilitazione segreta. L'Italia fu divisa in due zone, ciascuna agli ordini di un comandante di provate capacità militari. Ogni comandante ebbe venticinquemila lire e il saluto «Arrivederci a Roma».

Facta convocò una riunione del consiglio dei ministri, la maggior parte dei quali si oppose alle sue dimissioni; soprattutto Taddei, ministro della Guerra, che disse che l'esercito era del tutto pronto ad affrontare qualunque assalto fascista. Soleri, ministro dell'Interno, garantì al governo che la polizia era pronta ad arrestare i capi fascisti in tutto il paese. Invece di rassegnare le dimissioni, i ministri rimisero i loro dicasteri a disposizione di Facta, suggerendogli di fare tutto il possibile per resistere alla minaccia fascista. Facta telegrafò a Vittorio Emanuele di ritornare al più presto nella capitale. Alle otto di sera del 27, scendendo dal treno a Roma, il re era di pessimo umore. Mostrò la sua irritazione e l'impazienza ai ministri di Facta venuti ad accoglierlo, rimproverandoli per aver permesso un tale deterioramento della situazione.

A quel punto Vittorio Emanuele ribadì che Roma doveva essere difesa a tutti i costi. Nessun fascista in armi sarebbe dovuto entrare nella capitale.Rinfrancato dalla fermezza del re, il governo sembrò deciso a resistere ai fascisti. Si piazzarono reticolati di filo spinato e postazioni di mitragliatrici nei punti strategici della città, si mise l'artiglieria pesante in postazione alle porte e in corrispondenza dei ponti sul Tevere, cavalleria e autocarri armati di mitragliatrici stazionavano intorno al palazzo reale e al ministero dell'Interno. I prefetti ebbero l'ordine di tenersi pronti ad arrestare i capi fascisti.

A Milano Mussolini stabilì il quartier generale dell'insurrezione nei suoi uffici del Popolo d'Italia, dove aveva accumulato la carta da giornale per le edizioni speciali. Altre bobine di carta da giornale erano accatastate tutt'intorno all'edificio, formando barricate per la guardia armata formata da squadristi.Un centinaio di chilometri a nord di Roma, nella città di Perugia, il quadrumvirato di Balbo, De Bono, De Vecchi e Michele Bianchi aveva stabilito il proprio quartier generale all'albergo Brufani, un edificio di mattoni rossi ornato di colonne situato nella piazza principale vicino alla prefettura. A mezzanotte del 27 il quadrumvirato emanò gli ordini per la mobilitazione generale della milizia fascista.

Il re era ormai deciso a non rischiare né il trono né la guerra civile. Ripeté a Facta che sarebbe stato impossibile impedire l'occupazione di Roma senza ricorrere alla guerra civile, e che molte province erano già cadute in mani fasciste.Con uno storico dietrofront, il re rifiutò di firmare il decreto di stato d'assedio che Facta aveva preparato. Alle 11 il governo al completo rassegnò le dimissioni. Alle 11.30 un comunicato ufficiale annunciò che lo stato d'assedio era stato revocato. Alla notizia della revoca, i fascisti di Roma cominciarono a raccogliersi davanti al palazzo del Quirinale per applaudire il re. Le camicie nere si spostavano stipate sugli autocarri sotto la pioggia sottile e ordinavano agli abitanti della città di issare il tricolore su tutti gli edifici. Le camicie nere e le camicie azzurre dei nazionalisti correvano per le strade aggrappate alle automobili aperte pigiando il clacson, mentre distaccamenti di fascisti giungevano a passo di marcia con il braccio teso nell'antico saluto romano, cantando Giovinezza! Si formò una folla di gente che osservava e commentava.

A Milano Mussolini pubblicò un comunicato in edizione straordinaria del Popolo d'Italia, nel quale dichiarava che la maggior parte dell'Italia centrale e settentrionale era nelle mani dei fascisti, che avevano occupato le prefetture e le stazioni. Alle 16 il rappresentante monarchico di Mussolini, De Vecchi, si recò dal re. Increspando le labbra, il sovrano chiese al quadrumviro fascista se avrebbe accettato una soluzione Salandra con quattro ministeri per i fascisti. Quando Federzoni riuscì a comunicare telefonicamente con Milano, Mussolini spiegò che non aveva alcun senso mobilitare decine di migliaia di camicie nere solo per formare un governo Salandra. Il re, che aveva letto il testo delle intercettazioni compiute dai censori sulle conversazioni telefoniche tra Mussolini e le sue coorti, sapeva come stavano realmente le cose e incaricò il generale Cittadini di inviare il seguente telegramma: « Sua Maestà il re Vittorio Emanuele III vi prega di venire immediatamente a Roma. Egli intende offrirvi l'incarico di formare un nuovo governo».

Mussolini aveva le valigie già pronte.Il Duce del Fascismo si diresse all'imponente stazione Centrale di Milano indossando un cappotto grigio nuovo, con ghette e bombetta grigie. Era la sera del 29 ottobre e pioveva ancora. Gli strilloni vendevano le edizioni straordinarie dei giornali con titoli a tutta pagina che annunciavano la caduta di Facta. Mussolini stringeva sotto braccio un libro sulla vittoria italiana a Vittorio Veneto nella Grande Guerra: intendeva donarlo al re. Migliaia di persone si erano raccolte nella stazione e negli immediati dintorni. Qualcuno lanciò dei fiori e gli ammiratori si sporsero dalle carrozze degli altri treni per guardare e applaudire Mussolini che si dirigeva verso l'espresso per Roma. Il fratello di Mussolini, Arnaldo, guidò una moltitudine di fascísti milanesi verso il vagone letto mentre Mussolini rispondeva ai saluti delle camicie nere in servizio sul treno e diceva al capo stazione: «Voglio partire in perfetto orario. Da oggi in poi tutto deve funzionare come un orologio».

Il mattino del 30 il treno entrò a Civitavecchia. Centinaia di persone intonarono Giovinezza! I gerarchi fascisti, allineati lungo il marciapiede, urlarono: «Per Benito Mussolini, eia eia, alalà!», un saluto ripreso dai legionari fiumani di D'Annunzio, che il poeta diceva fosse stato il saluto dei seguaci di Enea al loro capo.Sulla campagna si stendeva una nebbia sottile e fredda. Mussolini si cambiò nello scompartimento, indossando abiti presi a prestito: i pantaloni neri con le bande e la giacca a coda di rondine richiesti dal protocollo, che egli indossò sopra la camicia nera e le ghette bianche trattate con talco. Alle 10.30 il treno entrò nella vecchia stazione romana di Termini, dove lo attendeva una limousine reale. Nel palazzo del Quirinale il piccolo re in alta uniforme, completa di sciabola, era in attesa di salutare il nuovo primo ministro. Giunto alla presenza del sovrano, Mussolini si inchinò e strinse la mano regale: « Porto a V. M. l’Italia di Vittorio Veneto, riconsacrata dalle nuove vittorie. Vostra Maestà voglia perdonarmi se mi presento indossando ancora la camicia nera della battaglia che fortunatamente non c'è stata. Io sono un suddito fedele di Vostra Maestà».In quello stesso pomeriggio Mussolini formò il suo governo. Alle 19.30 portò l'elenco dei ministri al re.

Sarà l'inizio del Regime Fascista. Ecco qui sotto la lista dei ministri che costituirono il primo governo Mussolini nel 1922. Esso è composto da quattordici ministri e sedici ministeri, avendo Mussolini tenuto per sè, oltre alla presidenza del Consiglio, anche gli Esteri e gli Interni. Ecco, nell'ordine, la lista dei ministri quale Mussolini l'ha presentata per l'approvazione al Re:

Presidenza del Consiglio Benito Mussolini EsteriBenito Mussolini Interni Benito Mussolini GiustiziaAldo Oviglio Guerra Armando Diaz MarinaP aolo Thaon de Revel Finanze Alberto De Stefani Tesoro Vincenzo Tangorra Colonie Luigi Federzoni Istruzione Giovanni Gentile Lavori PubbliciGabriello  Carnazza Agricoltura Giuseppe D'Arzago De Capitani Industria e CommercioTeofilo Rossi Lavoro e Previdenza Sociale Stefano Cavazzoni PosteG iovanni Colonna di Cesarò Terre liberate Giovanni Giurati

Nella Camera che doveva essere chiamata a votare la fiducia a Mussolini, i socialisti erano il gruppo più forte con 122 deputati, seguiti dai popolari che ne contavano 107. Venivano poi i fascisti (32 deputati, più tre affiliati del Gruppo misto), i nazionalisti (11), i liberaldemocratici (Salandra con 21 deputati), i democratici (Giolitti e Facta con 41 deputati), i demonazionali (Nitti, con 26 deputati), i democratico-sociali (41) il Gruppo Agrario (23), i socialisti riformisti (26), i comunisti (16), e, infine, il Gruppo misto che contava 32 deputati.

Fonte : https://www.facebook.com/notes/benito-mussolini-le-verit%C3%A0-nascoste/28-ottore-1922-marcia-su-roma-fu-una-marcia-pacifica-dei-fascisti-acclamati-dal-/683197315023762

Libertà

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