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lunedì 28 settembre 2015

Carpotecnia alimentare: dal profitto all’eco-profitto

di Andrea Conti


Gli ultimi Report dell’ONU prevedono che entro il 2050 i raccolti di grano subiranno pesanti cali e le riserve alimentari globali non riusciranno a sfamare una popolazione mondiale in costante crescita. I rischi dei cambiamenti climatici sono chiari: temperature in aumento, carestie, siccità e catastrofi naturali saranno sempre più numerose.


Il primo passo per affrontare l’emergenza climatica è ridurre le emissioni di gas serra: è necessario sostenere politiche globali legate al cambiamento climatico e alla sostenibilità ambientale e alimentare.

Oltre il 50% di tutti i gas serra nasce dall’industria zootecnica, superando di gran lunga le industrie e le automobili. (Fonte: WWI)

L’ONU ha già espresso attraverso lo studio del 2010 “Assessing environmental of Impacts of consumption products and materials” l’esigenza di un piano di conversione graduale verso sistemi di produzione ecosostenibili a minore spreco di risorse idriche e territoriali a minimo impatto ambientale.

La FAO prevede incrementi entro il 2020 sulla vendita di carne e latte del 55%. I costi delle proteine animali sono molto più alti rispetto a quelli delle proteine vegetali: per produrre 1 kg di manzo occorrono 16 kg di proteine vegetali.

Questo dato si riflette su un maggior spreco di risorse, un aumento della produzione di CO2 e sui costi di mantenimento spesso coperti esclusivamente grazie agli incentivi statali.

Una soluzione immediata: l’eco-conversione carpotecnica


I grafici evidenziano l’impatto ambientale dei diversi alimenti che indica chiaramente il maggior impatto dell’industria zootecnica, il minore impatto dell’industria agrotecnica (semi, verdure) e il MINIMO IMPATTO AMBIENTALE dell’industria carpotecnica (tecnologia applicata al frutto).


Le ben meno convenienti industrie zootecniche e agrotecniche potrebbero essere eco-convertite tramite incentivi fiscali in industrie CARPOTECNICHE.

Il vantaggio sarà in primo luogo per le aziende che attueranno tale ecoconversione che avranno costi produttivi più bassi e minimo impatto ambientale (territoriale, idrico e di gas serra).



Produttività e resa massimali con la carpotecnia

Alexander von Humboldt, botanico tedesco, evidenziò nei primi anni del XX secolo che nella stessa superficie di terreno che produce 15 kg di frumento, si possono produrre 1850 kg di banana.(Fonte: pag 257 “Miti e realtà dell’alimentazione umana” A. D’Elia). Avete capito bene: 15 kg contro 1850 kg!

Le industrie che dovessero convertire la loro produzione con la carpotecnia ne gioverebbero infinitamente per produttività; l’umanità ne gioverebbe in salute dicendo finalmente addio al tossiemico cibo per galline, carnivori, capre e scoiattoli, pur senza rinunciare all’aspetto godereccio del gusto a tavola.

Cosa è la carpotecnia?

La carpotecnia è la tecnica di lavorazione del frutto e può determinare la produzione di una pressochè infinità gamma di prodotti culinari surrogati dei tradizionali, superiori per gusto e qualità. Tutto ciò garantendo un minimo impatto ambientale (territoriale, idrico, emissioni serra, ecc) e un minimo costo di produzione.

Si possono quindi ottenere farina di zucca, farina di pomodoro, farina di cetriolo, farina di zucchina, farina di melanzana, farina di peperone, farina di frutta dolce/ortaggio.

E’ possibile combinarle in infiniti modi, con diverse sgramature e tipologie per riprodurre tutti gli alimenti tradizionali.

Ma la frutta tropicale cresce solo ai tropici?

Chiudo con un’altra notizia che potrebbe rappresentare il futuro dell’alimentazione umana: esistono cupole geodetiche, strutture semisferiche composte da alluminio, acciaio, vetro, legno e plexiglass (B. Fuller ne è stato il principale divulgatore) in grado di ricreare un clima tropicale anche in Nord Europa.

Esse ci permetterebbero di coltivare vegetali e frutta tropicale con produzione continuativa durante tutto l’anno a prescindere dalla latitudine, per via dell’assenza del freddo invernale, traumatico per molte piante.



Qui mi rivolgo al ministero dell’Agricoltura, al ministero dell’Ambiente e tutti i tecnici della FAO e dell’ONU: potremmo introdurre detrazioni fiscali per tutte le aziende che intraprenderanno l’eco-conversione dell’industria alimentare da zootecnica, o agrotecnica alla carpotecnia.



Abbiamo tutte le potenzialità di cambiare il corso degli eventi: è sufficiente applicare nuove tecnologie eco-sostenibili vantaggiose economicamente per tutte le aziende che collaboreranno!


Surrogati di prodotti alimentari zootecnici/agrotecnici

Con la conversione alimentare carpotecnica potremo riproporre tutti i piatti “tradizionali” e tutti i sapori della cucina dei nostri nonni nelle nostre tavole: spaghetti, lasagne, wurstel, polpette, “patate”, hamburger, cous cous, pizza, timballo, strozzapreti, tiramisù, biscotti, pane…. tutto col cibo più biocompatibile con l’uomo, a minimo impatto ambientale e massimo rendimento aziendale.

Fonte: http://edizionisicollanaexoterica.blogspot.it/2015/09/carpotecnia-alimentare-dal-profitto.html

Libertà

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