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martedì 26 agosto 2014

Da un Nostro Fratello

Salve Fratello Caro

Parole San te sante Giancarlo.

Una persona, alcuni giorni orsono, mi ha posto una domanda: “ma se fai un incidente, anche solo per fatalità, come fai?” Ora vi giro la domanda, alla quale probabilmente rispondereste che, in quel caso, sarebbe doveroso rimborsare l’eventuale vittima. 

Ora vi chiedo, posto il principio che è doveroso evitare gli incidenti, se per pura fatalità, appunto, vi cade un fulmine addosso, a chi chiedete il rimborso dei danni? All’ENEL? A Dio? 

Se la fatalità è appunto tale, non puoi farci niente! Se ti cade una roccia in testa mentre fai una scalata o ti arriva un’onda anomala mentre fai il bagno a chi chiedi i danni? Alla montagna? Al mare? O all’istruttore di arrampicata? Forse al bagnino? 

La fatalità è fatalità sempre, non si può fare un processo alle intenzioni. Quello che voglio sottolineare è che dobbiamo cambiare modo di vedere la realtà, che non deve essere per forza quella che conosciamo. Monetizzare ogni aspetto della nostra vita è un concetto che va rivisto e corretto. Come si può quantificare una vita? 

Questa non ha prezzo, non c’è cifra che possa ripagarla, perciò nessuna assicurazione è in grado di poterlo fare, si tratta solo di un palliativo che rende le nostre vite schiave del denaro e del sistema. La preoccupazione dovrebbe essere quella di non fare il danno a monte, se poi capita non ci si può fare niente e nessuna cifra è sufficiente quale rimborso del danno. Piuttosto il fatto di sapere che si ha un’assicurazione “autorizza” in un certo qual modo, a essere, sovente, troppo superficiali nella guida “…tanto c’è l’assicurazione!”

Ricordiamoci che le cure sono un diritto/dovere e che non necessitano per forza del denaro per essere ricevute/prestate. Giorni fa qualcuno mi ha inoltre fatto presente che i nostri discorsi sono filosofici, ma chi dà, per certo, che la filosofia non sia quella che viviamo ogni giorno, sotto mentite spoglie, e la realtà sia un’altra? 

Ci hanno sempre fatto credere che ci sono persone buone e altre cattive e che quindi servono terze che vigilano. Ma queste terze, ossia i vigilanti, a quale delle due categorie appartengono? Probabilmente ci sono entrambe. Io sinceramente ho visto far più danni che altro da questi personaggi al servizio del sistema. 

Tra l’altro le selezioni tendono ad assumere quelli meno prestanti, perché più “malleabili”. Non dimentichiamoci che tutte le Forze di Polizia italiane sono state create dalla Casa Savoia e che i reali hanno sempre curato i propri interessi e non quelli del Popolo, da allora nulla è cambiato. 

Ci fanno credere che i tutori dell’ordine sono necessari, ma le persone non nascono buone o cattive, nascono tutte uguali, poi nel corso della vita, proprio a causa del sistema corrotto, prendono una o l’altra strada, diversamente, se non ci fossero le condizioni, volute e programmate dal sistema, non esisterebbero i disonesti, non ci sarebbe lo spazio per loro, ne i presupposti. 

Quindi è il sistema che fa in modo che esistano i ladri e di conseguenza le guardie, perché il popolo deve essere diviso e loro devono sfruttare, a loro vantaggio, tale divisione. Infiliamoci nella testa, una volta per tutte, il fatto, oramai indubitabile, che vi è una casta, composta da persone altolocate, poche, che da secoli gestisce, schiavizzandola, l’intera umanità. 

Se poi vogliamo ancora credere alle favole, beh allora accomodiamoci, magari davanti alla TV, tanto per subire ancora ulteriori condizionamenti.


In Pace ed Onore
colui che è

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