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mercoledì 13 novembre 2013

Ancora sulla responsabilità civile dei giudici

Ave Fratello Caro

B, colpisce ancora..

BREVI CENNI SULLA RIPARAZIONE PER INGIUSTA DETENZIONE
 la riparazione pecuniaria per ingiusta detenzione è stata introdotta dal nuovo codice di procedura penale approvato con D.P.R. 22 settembre 1988, n. 447, ed è regolamentata dagli artt.314 e 315, dello stesso codice.
Il capo ottavo del libro quarto del Cpp, infatti, è testualmente intitolato alla “Riparazione per l’ingiusta detenzione”, con un’articolata disciplina dell’istituto, sia sotto i profili sostanziali, sia sotto quelli procedurali, sebbene, è opportuno evidenziarlo, il capo non si occupi dell’ingiusta carcerazione in senso ampio, ma solo dei provvedimenti cautelari restrittivi della libertà personale.
In materia rilevanti novità sono state apportate dalla legge 16 dicembre 1999, n. 479, cosiddetta “Legge Carotti”, il cui articolo 15 ha apportato modifiche all’art.315 del codice di procedura penale.
In particolare, è aumentato il limite massimo di risarcimento per aver patito un’ingiusta permanenza in carcere,passando da cento milioni di lire ad un miliardo, ed è altresì aumentato il termine ultimo per proporre, a pena di inammissibilità, domanda di riparazione: da 18 a 24 mesi.
Ma vediamo adesso in concreto chi ha diritto alla riparazione per ingiusta detenzione:

  • Chi è stato sottoposto a custodia cautelare e, successivamente, è stato prosciolto, con sentenza irrevocabile, perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, se non ha dato causa o non ha concorso a darvi causa per dolo o per colpa grave;

  • Chi è stato sottoposto a custodia cautelare e, successivamente, è stato prosciolto per qualsiasi causa quando con decisione irrevocabile risulti accertato che il provvedimento di custodia cautelare è stato emesso o mantenuto senza che sussistessero le condizioni di applicabilità previste dagli artt.273 e 280 del codice di procedura penale;

  • Chi è stato condannato e nel corso del processo sia stato sottoposto a custodia cautelare quando, con decisione irrevocabile, risulti accertato che il provvedimento di custodia cautelare è stato emesso o mantenuto senza che sussistessero le condizioni di applicabilità previste dagli artt.273 e 280 del codice di procedura penale;


  • Chi è stato sottoposto a custodia cautelare e, successivamente, a suo favore sia stato pronunciato un provvedimento di archiviazione o una sentenza di non luogo a procedere;


  • Chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, per la detenzione subita a causa di arresto in flagranza o di fermo di indiziato di delitto, entro gli stessi limiti stabiliti per la custodia cautelare;


  • Chi è stato prosciolto per qualsiasi causa o al condannato che nel corso del processo sia stato sottoposto ad arresto in flagranza o a fermo di indiziato di delitto quando, con decisione irrevocabile, siano risultate insussistenti le condizioni per la convalida;
Con Amore
colui che è

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